Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La parte muta

Rodin-maschera-di-CamilleQuelle che qui vi porto, di scrittura incantevole e poetica come solo in certe narrazioni d’amore e morte, sono pagine di materia densa su cui scorrono fotogrammi di vita pulsante, approdi che sembrano prossimi ma che in realtà stanno a margine di un viaggio fatto di indugi, ripensamenti, tentativi, cancellazioni, della lenta e faticosa emersione di una forma e della sua immagine.

Ogni opera d’arte è un brandello di vita che contiene in sé il tempo del fare e del cercare, del nutrimento e del sonno, di quel durante che non lascia tracce tra la materia delle origini e il suo nòcciolo ritrovato. E spesso – ai nostri occhi – è anche un brandello di immagine che ha smarrito il senso del racconto, una sorta di scrittura biblica cui solo la voce può restituire le vocali.

Un tema che s’intreccia con la riflessione sull’assenza, su quella «parte muta» che è l’inganno percettivo della sua impronta lasciata sulle pareti dell’antro materiale e memoriale in cui si è a lungo dimorato, sulla sospensione esitante di ciò che attraverso la forma ci aspettiamo sia dichiarato e visibile. E che invece si nasconde dietro la superficie, come in un organismo vivo le viscere, il sangue, le ossa e tutta l’insondabile quantità di umori e pulsazioni che alimentano i sensi.

Un’opera non è che il relitto di molte altre, ciò che resta del viaggio. Relitti «mangiati e sbeccati come avanzi di un pasto», frammenti capaci di evocare alla massima potenza ciò che è perduto o semplicemente non detto. Apparenza di distruzione, o incompiutezza che è sospensione di una visione lungo il bordo dell’assenza, o dentro il proposito di un ritorno mai avvenuto. Quando trova ciò che si stava cercando, il solo modo tra i tanti possibili, talora voltando le spalle alla materia sicuri di aver «colpito al cuore».

Con il cercare che riecheggia Michelangelo “per forza di levare” e tutta la poetica e la compiutezza del non finito: queste pagine prendono le mosse dalla potenza visionaria che immagina di riavvolgere il nastro del tempo e le cave di Carrara – materia erosa, sventrata, scavata da secoli di estrazioni – ritornare alla montagna di marmo che erano, con un viaggio a ritroso di tutte le sculture più famose della storia dell’arte ricollocate in quel grembo nel luogo esatto da cui erano venute e riposavano prima di emergere per sottrazione di materia “grondante intorno all’anima”. Un tumulo di corpi e di voci “liberate” nel corso del tempo da milioni di mani capaci di intravedere nella materia corpi ed anime fatti della materia medesima.

Cui giungere al prezzo di un’esplorazione avventurosa e implacabile, fatta di urgenza di impressioni, strade interrotte e abbandonate, abbozzi, appunti. Pensando a ciò che si cela sotto la pelle di un quadro o dietro il tratto nervoso di un disegno, ai differenti livelli di incompletezza contenuti in ciò che ci appare compiuto e non lo è, per il solo fatto di essere un fermo immagine, l’istante traboccante d’ansia incalzato dal non poter dire tutto, l’attimo instabile che rinviene una possibilità, prima della rinuncia al salto.

Quando non sia frutto dell’offesa del tempo, di un danno alla superficie pittorica o di una mutilazione della scultura che è come una ferita inferta al corpo. Lacuna che è valore aggiunto e seduzione di rovina, come è vero che «anche la nostra memoria, sia quella individuale che sociale, appare come un paesaggio all’indomani di una stagione di bombardamenti», perennemente assetato di oblìo e di ricordo, del «segno di un senso» cui dare dimora. Come un amore finito – quanto di più incompiuto esista – imperfezione sublime che protrae la nostalgia per l’assenza del corpo trattenuta da uno sguardo di impura tenerezza, evocato e frammentario, salvato da una misura di bava che si fa sutura e ricuce così – senza un lamento – «gli appezzamenti dell’amore».


Massimo Pulini
La parte muta. Incompiuto e frammento allo specchio dell’arte
Medusa, Milano 2006

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Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2007 da in Massimo Pulini con tag , , .

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