Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La magia delle cose

“Alla base dei miei progetti c’è sempre un’idea catturata in uno schizzo a pennarello”.
(Renzo Piano)

Il costruttore e progettista francese Villard de Honnecourt è celebre per averci lasciato la più nota e completa tra le collezioni di disegni architettonici medievali, una compilazione a fini didattici raccolta tra il 1220 e il 1235 circa ed oggi conservata nella Bibliothèque Nationale di Parigi (ms. fr. 19093).

L’”album” consiste in 33 fogli pergamenacei su cui sono schizzati con mano sorprendentemente “moderna” e professionale i particolari più disparati, relativi ad architetture, sculture, attrezzi, macchine e figurazioni di ogni tipo che avevano colpito l’autore nel corso dei tanti viaggi compiuti in Europa per lavoro. Gli appunti sono solitamente corredati da accurate spiegazioni in dialetto picardo (o anche semplici impressioni del momento), rivelando un’esperienza di osservazione e di riflessione tecnica – separata dall’esecuzione – acquisita “sul campo”: «Cis lio fu contrefais al vif» (“questo leone fu copiato dal vero”), annota Villard a margine di un leone schizzato in Germania durante la visita al serraglio di Federico II di Svevia.

È facile immaginare quanti taccuini come il suo – che resta uno strumento straordinario per comprendere in che modo venivano affrontati i problemi degli architetti nel XIII secolo, talora con aggiunte di altra mano che implicano l’uso del testo a fini pratici e privo di alcuni fogli, evidentemente tagliati da qualche costruttore che intendeva usarli sul luogo di lavoro – siano andati perduti nel corso del tempo, proprio per il loro essere strumento di lavoro quotidiano evidentemente destinato non ad essere conservato in una biblioteca bensì a perdersi, foglio dopo foglio, appunto volante e pensiero trattenuto in punta di penna per un soffio.

A tutto questo mi ha fatto pensare la storia di copertina della «Domenica di Repubblica» di ieri, dedicata a Renzo Piano e alle storie di tutti quegli appunti grafici che si trasformano in capolavori. Con un occhio particolare al Zentrum Paul Klee di Berna, che mi piace immaginare scaturito da uno scarabocchio ondoso abbozzato su un foglietto ripiegato in otto e cento volte sgualcito dentro una tasca insieme alle «domande che camminano in testa» e insieme ai luoghi, memore del mare dell’infanzia, dell’albero di Schöngrun e degli sterminati campi di grano sulle colline ondulate in cui Klee c’era già tutto, prima di avere una “casa” che si solleva appena dal suolo per non staccarsi dalle sue radici e non infrangere «la magia inspiegabile per cui le cose [i luoghi, le idee, le storie, le emozioni, i campi di grano, i colori, gli sguardi, le mani] si incontrano».

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Questa voce è stata pubblicata il 16 gennaio 2007 da in Renzo Piano, Villard de Honnecourt con tag , .

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