Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Patologie ex libris

10078358Sono i libri a dar forma all’esistenza confondendo le menti, a sottrarre ed aggiungere brani di identità lasciando che nelle pagine si identifichino i giorni del lettore e la sua biografia coincida con una infinita serie di citazioni. La follia di don Chisciotte è nata in biblioteca, e pure quella di Montaigne e di Winckelmann. E ancora continua a nascervi.

Dal piacere del testo e dell’oggetto proliferano scrittori assassini e libri che uccidono, libri mai nati eppure necessari e sognati, e libri barriera tra sé e il mondo, perché si realizzi il privilegio di un colloquio intimo ed esclusivo con interlocutori di ogni tempo e perché la coincidenza tra il bibliofilo e i luoghi dei suoi libri non lo renda vulnerabile, leggibile e percorribile come la biblioteca stessa, scoprendo dietro all’ossessione della morte una sostanziale paura di vivere.

E dunque biblioteche e loro custodi, universi e demiurghi, labirinti e trappole. Amori che escludono Amore per ricreare il primo mattino del mondo e la sua innocenza, laddove il lettore firma la resa incondizionata all’infinità della scrittura e soccombe, lasciando che i libri lo fagocitino rammentandogli la sua finitezza.

E distruzioni, come ricorda l’attrazione mortale tra il libro e il fuoco nonché il ciclico ricorrere alla complicità di quest’ultimo in una sorta di cupio dissolvi che non solo distrugga ma sottragga ad altri qualcosa che ci appartiene.

Bibliofollia. I diversi modi e le infinite circostanze, pescati a piene mani dalla letteratura sull’argomento, di rapportarsi con passione e furore all’oggetto libro. Follie, pulsioni, strategie e crimini intorno a pagine, dorsi e marocchini. Al limite del patologico e di margini labilissimi tra il puro e semplice possesso ed il culto, l’uso, la fame.

Bibliomania, bibliofilia, bibliofollia, declinazioni diverse di una stessa sindrome, male incurabile e irredimibile dominato dal piacere della ricerca, della scelta, dell’accumulo, recidivo e contagioso “perseverare diabolico” in un’erranza dentro la quale non si è solo malati di parole ma anche portatori insani, attraverso l’uso improprio dei sensi e l’attenzione quasi maniacale per una ritualità rigorosamente anarchica nei modi, nei tempi e nella libertà estrema di scegliere la qualità del proprio rapporto fisico con i libri.

Con un occhio particolare alla libricité, che fa del libro un amante e della cupiditas il filo rosso di un rapporto squisitamente passionale in cui tempi, modi e strumenti assumono un fortissimo valore simbolico. Il brivido del coltello d’avorio che trapassa le pagine non tagliate è una delle suggestioni più evidenti di un rapporto che si configura sottilmente sensuale e mentale nel contempo segnando l’equivalenza tra un libro intonso e il corpo vibrante di una vergine o di una prostituta. E la bibliofollia – forse – come forma di una specie d’amore, sebbene guastato da quella regressione narcisistica che fa del possesso la geografia stessa dell’io.


Alberto Castoldi
Bibliofollia
Bruno Mondadori, Milano 2006

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