Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Come se fosse [amore]

«Tutte le lettere d’amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
ridicole
».

Anche l’amore doveva avere un interesse secondario per Fernando Pessoa, soprattutto rispetto al suo progetto di scrittura e alla sua opera, coincidendo sorprendentemente con l’analogo atteggiamento di Kafka «organizzato soltanto in vista dello scrivere». E tuttavia ciò non gli evitò l’esperienza “del ridicolo e del sublime”, come si addice agli amori grandi.

Parrebbe ovvia, la scelta a sfavore dell’amore, se l’ovvietà bastasse a qualificare qualcuno vissuto come se fosse. Lui, le sue poesie, le sue parole. E invece non basta.

Scrive lettere come se fossero d’amore, come se fosse lui a scriverle, come se fosse convinto di qualcosa di cui non è affatto convinto e noi ci potessimo/dovessimo fidare. E intanto – d’accordo con Flaubert – insinua il dubbio che la vita possa essere accettabile solo se si riesca a schivarla. Delegando un altro a vivere e scrivere d’amore.

Così noi leggiamo un carteggio nutrito di piccole cose insulse, ossessionato dalla precisione delle lancette dell’orologio, terrorizzato da quella «provvisoria immagine di se stesso» che è la fotografia, scandito dall’erranza dei passi, dall’intrecciarsi dei percorsi, dalle soste al tavolino di un caffè e dall’accavallarsi dei luoghi, tanto da non essere lì dove si è ma già altrove, nel luogo in cui si sarà, in una Lisbona disegnata come una rete a maglie strettissime in cui più ci si muove e più ci si impiglia.

Mentre Pessoa ama di amore casto, abitudinario e nevrotico non Ophélia bensì il bimbo che lui è e che a noi lascia supporre che sia, scrivendo lettere che gravitano intorno a quel nucleo di finzione che lo rende «latitante da sé», divertito alla finestra, impegnato in qualche altrove a pensarsi e scriversi. Come se fosse.

Nessuno ama un altro, ama soltanto
ciò che di sé c’è in lui,
o che suppone
.


Fernando Pessoa
Lettere alla fidanzata
Adelphi, Milano 1988

Ofélia Queiroz
Mio caro Nininho – Da Ofélia a Fernando Pessoa (1920-1932)
Archinto, Milano 2003

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Questa voce è stata pubblicata il 15 febbraio 2007 da in Fernando Pessoa, Franz Kafka, Ofélia Queiroz, Roberto Vecchioni con tag , .

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