Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Un piede fuori dalla realtà


Arnold Böcklin, Villa sul mare

Il Simbolismo
da Moreau a Gauguin a Klimt

Ferrara, Palazzo dei Diamanti

18 febbraio – 20 maggio  2007

La Nature est un temple où de vivants piliers/ Laissent parfois sortir de confuses paroles;/ L’homme y passe à travers des forets de symboles […], scriveva Baudelaire, molti secoli dopo Gregorio Magno e il suo assegnare all’espressione artistica il compito di demonstrare invisibilia per visibilia.

Il tema è intrigante, e nei suoi intrighi sono inciampate – incantate – la pittura, la musica, la letteratura. Neppure il cinema si è salvato. Non è cifra stilistica, il simbolo, bensì modo di essere e di sentire, attitudine ad avere sempre un piede dentro la vita e l’altro fuori, a rivelare per segni ciò che è incontestabilmente reale ma sfugge allo sguardo, al di qua o al di là della coscienza.

Perché il simbolo va oltre la coincidenza di due tessere di terracotta: lega insieme, ricostituisce il patto e nel contempo suggerisce qualcosa di diverso da sé, restando affezionato al doppio di cui conosce bene la prossimità all’essenza del divino, abitando quelle terre di mezzo dove convergono le acque reflue dei miti e delle fiabe che popolano lo spazio di visioni e di nostalgia delle forze istintuali.

Che è poi nostalgia di un tempo vagheggiato in cui la Natura consentiva di varcare la soglia del sacro attraverso gli alberi, e il sacro si intratteneva volentieri con gli uomini, e gli uomini non conoscevano quella civiltà che avrebbe soffocato lo spirito dionisiaco del mondo, e le donne erano strumento della madre Terra, presenza e visibilità di potenze sotterranee e misteriose, grembo oscuro attraversato dalla vita e dalla morte, dalla santità come dal peccato.

Il tema è intrigante, si diceva. Di più: seduce, come solo il richiamo irresistibile di un oltre sa fare.

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Un commento su “Un piede fuori dalla realtà

  1. lusuraschese
    30 dicembre 2008

    Ciao, a parte che Baudelaire è il mio scrittore preferito…
    Molto poco simbolico, tra l’altro, secondo me, a parte quella poesia per cui lo si vuole capo ed esponente del simbolismo.
    Ma si sa, i critici non ci azzeccano mai.
    Lo dice Baudelaire stesso nella poesia “I fari”: la più alta prova di dignità che possiamo offrire a Dio, come ringraziamento per averci creati è il testimone che si scambiano gli artisti di ogni epoca…
    I critici… lasciamo stare.
    Sono esclusi da questo rito segreto (“E’ la parola d’ordine di mille sentinelle…”).
    Mi si attribuisce uno sguardo sulle cose, tra gli altri anche simbolico…
    Ti invito a leggere le poesie sul mio blog, chissà, forse verrà fuori anche un piacevole (per me)commento da leggere.
    Distinti.

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