Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Confiture

Un rimando di Remo al sito di Stampa Alternativa e ad alcune righe di Gramellini scritte nel 1992 mi offre inaspettatamente il filo a cui legare una segnalazione rimasta tra i miei appunti. Ovvero il ritorno di Corinne Maier, annunciato ieri sulle pagine del «Corsera» in un lungo articolo di Massimo Nava: sono arrivati oggi in libreria i compagni ideali delle «giovani promesse», dei «soliti stronzi» e dei «venerati maestri» “inventati” da Arbasino e celebrati da Edmondo Berselli. Mi piace segnalare questa coincidenza con i tempi e i dibattiti a proposito di contenuti e di modi – che il mondo dei blog conosce assai bene.

Mi piace non solo perché la Maier è persona intelligente – abbastanza da potersi permettere di remare contro e teorizzare la pigrizia come un’arte servendosi di malizia e provocazione coniugate ad un equilibrio invidiabile – ma soprattutto dotata di autoironia. Usata come uno «scarto inatteso», senza moralismi né piagnistei.

Ancora provocazioni, dunque, in questo Intellettualoidi di tutto il mondo unitevi! (traduzione italiana – non troppo indovinata, a mio avviso – di Intello Academy), compresa l’offerta finale di un lungo test teso a svelare l’intellettualoide nascosto in ogni lettore e a dare speranza a quanti vogliano frequentare con profitto i segreti del mestiere. E molta solidarietà da parte di chi – nell’era del marketing dell’intelligenza – resta a guardare. Poco importa se il bersaglio dichiarato siano gli intellettuali parigini della Rive Gauche (la «sponda dell’intelligenza» da cui ha predicato più di un cattivo maestro – o maître à penser che dir si voglia): al di qua delle Alpi il discorso calza ugualmente, e a pennello. Con una lunga stagione di saldi per l’intelligenza, contesa tanto dall’aspirazione ad essere “per tutte le stagioni” quanto dalla visibilità delle vetrine promozionali. Purché sia.

E così, quei “venerati maestri”, presenzialisti, narcisi, succubi delle mode e degli orticelli conchiusi, nonché privi di un’idea decente da lungo tempo, vengono strapazzati pagina dopo pagina. Ma almeno loro ce li hanno (gli intellettuali), sibila Giuseppe Scaraffia inserendosi con un box nell’intervista all’autrice che Paola Calvetti ha pubblicato sabato scorso su «IoDonna».

Mai momento fu più appropriato e ricco di coincidenze per un libretto divertente e divertito come questo. Perché poi, alla fine, quasi mai sono le etichette o le infinite biblioteche di casa a contare; mai quanto le pagine che ci si porta scritte dentro.

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