Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Olfatto e memoria

Imparai a vibrare per odori non connotati, né convenzionali, ché a dar retta al naso saremmo tutti aristocratici fuori luogo. Il catrame caldo delle strade appena rifatte, l’umidità secolare delle cripte, il peduncolo dei pomodori, lo stordimento dolce di incenso e spezie, la pietra cruda, la linfa degli alberi appena tagliati, il pane raffermo, la carta uso mano, i fiori recisi venduti accanto al muro dei cimiteri, il vinile, le lacche, gli smalti, le gomme nuove, il legno tiepido di sole e lucido di passaggi divennero fonte di voluttà.

Il naso fiuta appartenenza, non possesso, che a dirsi sembra sottigliezza pretestuosa ma invece rovescia il rapporto. Si può essere straziati dall’odore delle parole di un perfetto sconosciuto. E non liberarsene mai più.

«Dimenticato l’alfabeto dell’olfatto che ne faceva altrettanti vocaboli, d’un lessico prezioso, i profumi resteranno senza parola, inarticolati, illeggibili. […] Era appunto questo che io chiedevo alla precisa esperienza di Madame Odile: di dare un nome a una commozione dell’olfatto che non riuscivo né a dimenticare né a trattenere nella memoria senza che sbiadisse lentamente. Dovevo affrettarmi: anche i profumi della memoria evaporano: ogni nuovo aroma che mi veniva fatto annusare, mentre mi s’imponeva come diverso, irriducibilmente lontano da quello, rendeva con la sua prepotente presenza più vago il ricordo di quel profumo assente, lo riduceva a un’ombra. In questo andirivieni nella scala degli odori mi perdevo, non sapevo più discernere la direzione in cui inseguire il mio ricordo, sapevo solo che in un punto della gamma s’apriva un vuoto, una piega nascosta dove s’annidava quel profumo che era per me tutta una donna».


  • Un pensiero:

Così ogni cosa ha la sua parte e di respiro e di odori.
(Empedocle, Sulla natura)

«Perché è così che ti frega la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te li togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell’immagine, da quel suono, da quell’odore. Alla deriva».

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Questa voce è stata pubblicata il 23 febbraio 2007 da in Alessandro Baricco, Annick Le Guérer, Caravaggio, Empedocle, Italo Calvino, Patrick Süskind con tag .

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