Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Donne [molto] pericolose

corcos«Gli uomini non vogliono essere toccati nel cervello da una donna, bensì altrove»
(Gottfried Benn)

Tempo fa, in occasione della sua uscita in lingua originale, “adottai” nel blog la copertina di questo libro insieme al suo titolo (che sentivo particolarmente vicino al mio pensiero e sensibilmente aperto ad un gran numero di interpretazioni). Ora che il suddetto libro è disponibile anche in italiano prendo nota di alcune perplessità: ho trovato – ad esempio – inutile e troppo autoreferenziale la breve prefazione di Daria Bignardi, e decisamente scorretta la sistemazione nella bandella destra dei suoi dati biografici, a precedere quelli dei due autori, Stefan Bollmann e Elke Heidenreich.

Ma mi godo soprattutto la straordinaria galleria di ritratti di lettrici che rendono queste pagine così dense e “parlanti”. Di una parola tutta affidata alle nostre personali considerazioni, giacché il tema presuppone ed esalta circostanze di intimità silenziosa e riflessiva tutta raccolta intorno ad una sostanziosa carrellata di dipinti.

Otto secoli di immagini e di donne che leggono o che intrattengono con la lettura e i suoi rituali un rapporto particolare, rivoluzionario ed esclusivo. Donne che non si annoiano mai, che hanno sempre una via di fuga e una prospettiva ribaltabile, capaci di cadere nella rete della parola scritta, dissotterrarla, preservarla quand’anche libri e anime fossero fatti a pezzi. Donne pericolose per chiunque tema che le domande rimettano in discussione le regole radicate. Perché queste donne possono disporre del proprio corpo qui e della loro mente altrove, in luoghi dove nessuno può seguirle. Possono stare da sole, coltivare la fantasia e l’autostima, dimenticare spazio e tempo, imparare a ricucire gli strappi della propria esistenza e a plasmare il proprio destino. Sciogliendo i vincoli di un ruolo per acquisire un’identità, avida e incontrollabile.

Tra le lettrici “di talento” vi è la fiera e monumentale santa Margherita di Hugo van der Goes, con un libro che è un’arma letale per il drago ai suoi piedi. Tra quelle “stregate” da un legame che sfugge al controllo altrui e regala uno spazio di impagabile libertà (inaccessibile a chi non ne detenga le chiavi) vi è la domestica di Pieter Janssens Elinga, dimentica dei suoi doveri e concentrata in prima istanza a soddisfare il suo bisogno di leggere. Tra le lettrici “consapevoli” troviamo invece l’esotica bellezza della Madame Adélaïde di Jean-Étienne Liotard, e tra quelle “sensibili” – aiutate dai libri a nutrire la propria vita emotiva e ad ampliare le proprie possibilità di percezione – la Francesca da Rimini di Anselm Feuerbach, colta sul limes instabile che separa il silenzio e la contemplazione dall’erompere della passione.

E ancora. Le lettrici “appassionate” alla ricerca di se stesse e quelle “solitarie” insieme alle loro piccole fughe e alle domande disseminate tra le pagine. Tra le prime non può mancare l’energica fanciulla di Vittorio Matteo Corcos, tra le seconde la ragazza di Peter Ilsted rifugiata tra i bisbigli sommessi delle parole, rincorsa dal fascio di luce che filtra dalla finestra e votata ad una sorta di nostalgia dell’angolo appartato.

Non mi convince la scelta dell’immagine di copertina con la giovane donna di Ramón Casas y Carbo, sfinita dalla fatica del ballo e abbandonata su un divano; non quanto quella dell’edizione tedesca, a mio avviso perfettamente coincidente con quanto evocato dal titolo. Una donna la cui consapevolezza (adombrata dallo sguardo, dalla posa, dal gesto) si nutre anche di quei libri che ha appena riposto e che le sono accanto – ma soprattutto dentro – tanto che pare di riuscire a sentire il rumore dei suoi pensieri. Libri che smentiscono il titolo del quadro, Sogni. Perché i libri possono nutrire i sogni ma nel contempo spalancano orizzonti al di là dello stato di innocenza, e ciò che passa per la testa tradisce aspettative, ruoli e regole. Un prezzo che vale la pena di pagare. In tal senso ha ragione chi sostiene che le donne che leggono sono pericolose: soprattutto per se stesse.

———————–

Last minute: avevo fatto una promessa che l’ora tarda del post ha ignorato. Dedicare questo post da lector in fabula ad una lettrice accanita. Rimedio ora.


Stefan Bollmann – Elke Heidenreich
Le donne che leggono sono pericolose
Rizzoli, Milano 2007

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Questa voce è stata pubblicata il 16 marzo 2007 da in Elke Heidenreich, Gottfried Benn, Stefan Bollmann con tag .

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