Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Il sonno degli innocenti

Mentre il talento suscita sempre nuovi e stimolanti confronti, continua a piacermi che il blog sia spesso un mezzo (quasi a colpo sicuro) per imbattermi in buona scrittura e ottimi inchiostri. Questa volta il sentiero che dai pixel si biforca verso la carta mi ha portata da Paolo Ferrucci e verso un genere che vado gradualmente riscoprendo. La sola perplessità riguarda il progetto della casa editrice: una collana i cui titoli sembrano libri scritti a quattro mani. Invece, dietro ogni titolo vi sono due autori (e non poche dissonanze) e, soprattutto, due racconti autonomi che spesso con il titolo di copertina non hanno molto a che vedere.

Così, dietro Lune nere e dopo O Gorica tu sei maledetta – a firma di Valerio Evangelisti – si arriva a Il sonno degli innocenti. Che ho letto d’un fiato, e quasi mi dispiace fare un torto all’autore che lo precede sulle cui pagine ho un po’ annaspato (io e la fantascienza pura abbiamo un feeling a singhiozzo). Ma se il talento esiste, tale predisposizione e capacità di far presa su chi legge non ha mai un peso univoco: il lettore “scrive” l’altra metà del libro, come mi pare suggerisse Conrad, ed io ho cercato di onorare la metà del racconto a mia disposizione.

Qualcuno per definirlo in sintesi potrebbe ricorrere alla parola allucinazione, ma credo abbia ragione l’autore, cui piace immaginarlo come surreale: le circostanze in cui la storia di uno strano omicidio e di un colpevole per sbaglio si sviluppa lo rendono tale, travalicando l’infinita rete di segni effimeri che qualificano la superficie e rivelando l’inconsistenza di ciò che sembra, soprattutto all’interno dei rapporti umani.

Le pagine sono scandite dalla successione di piccoli “quadri”, separati da una riga bianca, all’interno dei quali viene messa a fuoco una situazione. Non saprei dire in quale preciso momento ci lasciamo alle spalle la realtà per essere risucchiati nell’abisso surreale della storia, ma mi sorge il dubbio che quegli spazi celino una parziale risposta. Quel confine tace su quel che accade nel frattempo o è già accaduto, come se proprio lì precipitassero le cose uscite di scena e da lì fossero restituite le chiavi della risoluzione finale.

Mi è piaciuto il filo sottilmente ironico che lega le descrizioni e imbastisce il rapporto tra i personaggi. Un elemento spiazzante che la flemma sorniona dell’autore elargisce a piene mani soprattutto nei momenti più “drammatici” – quelli in cui l’evidenza viene negata con il suo stesso affermarsi – insistendo sull’ostentazione e lo status symbol, attardandosi sui titoli professionali e le griffes, esibendo la fragilità di riti e vezzi tipici di certi ambienti brillanti e “di successo”. Con il risultato che anche il lettore – oltre che il protagonista – perde il rapporto con la realtà e segue l’evoluzione assurda degli eventi sapendo di essere intenzionalmente disorientato. Con la consapevolezza di essere dentro ad uno di quei monstra generati dal sonno della ragione. Con l’impazienza di un risveglio che lo restituisca alla responsabilità delle proprie azioni, e solo di quelle.

Si è innocenti quando si sogna?


Valerio Evangelisti – Paolo Ferrucci
Lune nere
Aliberti, Reggio Emilia 2005

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Questa voce è stata pubblicata il 24 marzo 2007 da in Paolo Ferrucci con tag .

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