Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Tutti i nemici della letteratura (e della vita)

«La letteratura è nemica dell’assoluto. La letteratura ci ricorda che il mondo è così immenso e complicato, è abitato in maniera così intricata da innumerevoli anime, che la parola assoluto, per quanto possa funzionare come marca di una vodka, non ha alcun senso quando si tratta di affari umani.

La letteratura ci dice, e ci ripete in continuazione, che ogni persona è l’eroe della sua propria storia; che ciascuno è la figura centrale di un dramma epico, anche se i suoi giorni e le sue notti non appaiono per niente eccezionali a chiunque altro. Fugge le generalizzazioni, le teorie e i princìpi.

La letteratura, se è buona letteratura, ha un centro morale e, allo stesso tempo, ci ricorda che anche chi al mondo fa del male, lo fa seguendo ragioni che per lui hanno un significato. Gli assoluti sono area di competenza di politici, soldati, preti. Un libro che piaccia a un politico, a un soldato o a un prete probabilmente non è un buon libro. La letteratura non sostiene impegni stabiliti. Non crede nell’autorità. Si preoccupa più degli individui che delle forze che li governano.

La letteratura esiste per contraddire i dogmi, la vergogna, gli omicidi in nome di una causa, il senso di colpa, la tirannia, il consumismo, il patriottismo, l’avidità, la fraudolenza, la celebrità, il mercenarismo, le dispute territoriali, l’ignoranza, le false comodità, la tradizione gretta, la bassa animosità, la moda, l’illusione, la delusione, il diritto divino, gli intrallazzi, ciò che è messianico, falso, banale, miserrimo, la pochezza della vita umana, gli imperativi dei governi, la perdita di ogni speranza, e la santità delle istituzioni, insieme a molte altre cose. Sebbene la letteratura si interessi profondamente al bene e al male, non pretende di immaginare che l’uno sia facilmente distinguibile dall’altro. Testimonia che ciò che è bene per qualcuno è quasi sempre male per qualcun altro.

La letteratura afferma con insistenza che nessuno è troppo strano per essere capito. Offre ciò che nessuna altra forma può offrire, la sensazione di cosa significhi essere un’altra persona. Ci accompagna mentre viviamo le nostre vite; ci rende possibile vivere in un mondo più grande.

La letteratura crede nell’amore, ma per quanto riguarda l’amore non è sentimentale. L’amore dolce, quello semplice, è materia di canzoni pop e di certi film.
La letteratura crede che la vita sia sacra, troppo sacra per venire utilizzata come moneta corrente. Quello è affare da politici.
La letteratura può credere che le nazioni debbano difendersi, ma allo stesso tempo si rifiuta di sottovalutare l’orrore del sacrificio umano. Quello è affare da militari.
La letteratura rispetta le passioni, le convenzioni e le fedi, ma non l’omicidio. Quello è affare da fanatici.

La letteratura offre lealtà assoluta solo alla stessa umanità. Esiste per complicare il quadro. Esiste per fare domande sulla realtà. Sebbene rigetti soluzioni semplici, è per sua natura ottimista. Le persone disperate non scrivono libri. Le persone che scrivono libri credono, implicitamente, che valga la pena scrivere dell’umanità. Le persone che scrivono libri lo fanno seguendo l’assunto che, per quanto buio tutto possa apparire, ci sarà un futuro in cui i loro libri vivranno.
La letteratura dice, in definitiva, a chiunque abbia un senso dell’assoluto: Oh, stupidi umani! La vita è molto più di quanto possiate veramente capire. È per questo che la amiamo. È per questo che resiste».


[Se i nemici dei libri sono i medesimi degli uomini, quelli della letteratura lo sono della vita, anche se a leggerli sembrano decisamente troppi e non tutti convincenti. Michael Cunningham, lettore della vita attraverso la letteratura e viceversa, nella pagina della Cultura del «Corriere della Sera» del 23/6/2007, a proposito del conflitto tra letteratura e assoluto, anticipazione del testo che sarà letto qui stasera]

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Questa voce è stata pubblicata il 24 giugno 2007 da in Michael Cunningham con tag , .

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