Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Divertimento

cortLa mucca che fieramente vi osserva dalla copertina appartiene ad una speciale costellazione bovina e rappresenta una sorta di sineddoche divertita. E voi siete al di qua di una tenda che ha un buco nella trama e fa da cornice ad un quadro che altrimenti vi sarebbe sfuggito sotto un’alluvione di parole.

Siete dentro Buenos Aires ma non potete saperlo, perché il Vivi come puoi gravita in una galassia benedetta dallo sguardo della dispersione dall’altra parte dello specchio.

E questo breve post è un plagio, del tutto temporaneo (a causa del mio essere “fuori sede” in questo momento), in attesa di raccontarvi di questo divertimento – che ho avuto la fortuna di godere in anteprima – da oggi in libreria per la gioia di tutti gli appassionati dei labirinti reali e mentali che si sottraggono con successo alla famigerata logica interna delle cose.

«Non vedi le mie mucche? Una plagia l’altra, sedici plagi in bianco e nero; il risultato, una stupenda cartolina in stile idiota. Un capolavoro».

———————°———————

«Verrà il giorno in cui gli avvenimenti realmente importanti saranno fissati con un linguaggio ormai libero da ogni restrizione formale, e senza che una prematura consegna alla pura espressione poetica restituisca incerto e inintelligibile l’istante perfetto, che si vuole solennizzare».

Mi correggo. Non posso raccontarvi questo libro. Io adoro quest’uomo e lui, Cortázar, come suo solito, ha fatto di tutto per disorientarmi. Basterebbe il titolo: «il titolo non è importante, ma un quadro surrealista ha bisogno di un titolo come spiegazione all’impulso che lo ha messo in moto». Potrei dirvi: c’è un gruppo di personaggi, amici, intellettuali, visionari che giocano a vivere, mucche pezzate in perfetta simmetria che sembrano un tema pittorico, fratelliesorelle che appaiono come un quadro allegorico dell’amor fraterno, un pittore, un poeta, una medium, un gatto dal nome improbabile, una città mutevole e illusoria che riesce a smarrire chi la attraversi, un quadro che nasconde un sogno ma anche una realtà, gomitoli pieni di nodi inestricabili, forbici incapaci di tagliare un filo, un tempo riempito instancabilmente di parole.

Riesco a malapena a scorgere nel Vivi come puoi – l’atelier che racchiude questo microcosmo ritagliato da ogni possibile sistema sociale in cui la Storia (quella con l’iniziale maiuscola) cessa di esistere – una somiglianza probabile con il Club del Serpente di Rayuela, e in Renato – il pittore che non sa che nel suo quadro/incubo sta dipingendo la verità delle cose, prima che il resto (l’incomprensibile) venga spazzato via – l’ombra dello stesso Cortázar, quando diceva di non sapere (proprio scrivendo i frammenti del Gioco del mondo) che in quel momento dalla sua penna stessero uscendo esattamente quel libro, inequivocabilmente quelle storie.

E l’inconfondibile cifra della citazione reiterata e continuamente ritessuta nello sguardo gettato sulle cose. Citazioni che sono un sostanzioso gruzzolo di frammenti, lingue diverse, allusioni più o meno scoperte, schegge dell’universo letterario e artistico che si incastrano tra una frase e la seguente senza preavviso, che confondono le voci incalzando il filo illogico dei giochi di parole. Perché noi tutti siamo il nostro vissuto, le pagine, i volti, gli incontri, le coincidenze di cui ci siamo nutriti.

È giusta la suggestione di chi ravvisi nel libro l’aspetto di un collage o di un mosaico. Aggiungerei: di un mosaico perfetto, atterrito dall’horror vacui. I personaggi muovono fiumi di parole spesso inutili, assurdi, in eccesso, come se avessero urgenza di riempire ogni possibile spazio vuoto tra loro e nel senso delle loro esistenze così smaccatamente fuori dal tempo e dalla storia. E non c’è amore – laddove i sentimenti e gli istinti sono semplicemente traslati e filtrati dall’arte e le cose importanti rimandate ad un incombente e tardivo domani – né desiderio o passione nei loro baci e nel loro distratto sfiorarsi che paga il prezzo altissimo dell’incomunicabilità e pure muove da un incessante cercarsi.

«Domani. Che imbecilli tutti quanti».


Julio Cortázar
Divertimento
Voland, Roma 2007

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Questa voce è stata pubblicata il 13 luglio 2007 da in Julio Cortázar con tag , .

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