Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Una specie di rivoluzionario (Omaggio a Roberto Longhi)

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La collezione di Roberto Longhi
Dal Duecento a Caravaggio a Morandi

Alba, Fondazione Ferrero

14 ottobre 2007 – 10 febbraio 2008

«La réalité à exprimer résidait, je le comprenais maintenant, non dans l’apparence du sujet, mais dans le degré de pénétration de cette impression à une profondeur où cette apparence importait peu, comme le symbolisaient ce bruit de cuiller sur une assiette, cette raideur empesée de la serviette qui m’avaient été plus précieux pour mon renouvellement spirituel que tant de conversations humanitaires, patriotiques, internationalistes.

Il passo, scritto da Proust subito dopo la grande guerra (Le Temps retrouvé, II, 30), è sempre la più esatta introduzione alla pittura di Morandi. Che soltanto scavando dentro e attraverso la forma, e stratificando le “ricordanze” tonali, si possa riescire alla luce del sentimento più integro e puro; ecco infatti la lezione intima di Morandi e il chiarimento immediato della sua riduzione del soggetto che gira al minimo; l’abolizione, in ogni caso, del soggetto invadente che parte in quarta e si divora l’opera e l’osservatore. Oggetti inutili, paesaggi inameni, fiori di stagione, sono pretesti più che sufficienti per esprimersi “in forma”; e non si esprime, si sa bene, che il sentimento.

Ed è vero che anche l’impressionismo e il postimpressionismo già prevalevano in nature morte, fiori, paesi, ma il piano era ancora di occasioni favorevoli, di “motivi” sollecitanti, mentre in Morandi è soltanto di simboli necessari, di vocaboli sufficienti ad evitare le secche dell’astrattismo assoluto. Tanto vero che, sullo stesso pretesto materiale, egli ha potuto rendere timbri sentimentali diversi e sempre diversamente inclinare la sua severa elegia luminosa. […]

Oggi che la palla della pittura italiana è sospesa sulle magre dita della più giovane generazione, senza che si veda se andrà a cadere nel cesto di cenci colorati di un più che frettoloso romanticismo o in quello della più “centristica” nullità mentale e morale, il maestrevole percorso di Morandi potrà servire di lezione ai migliori, proprio per l’umana sostanza; come stimolo a ricercare ancora e sempre dentro di sé, non fuori di sé».


Alla sua morte, nel 1970, Roberto Longhi lascia per volontà testamentaria “per vantaggio delle giovani generazioni” la collezione d’arte, la fototeca e la biblioteca custodita nella villa di via Fortini dove oggi ha sede la Fondazione che porta il suo nome.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 ottobre 2007 da in Giorgio Morandi, Marcel Proust, Roberto Longhi con tag , .

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