Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

God save the Queen

I libri parlano di altre vite e di altri mondi sprigionandone l’irresistibile profumo. Quando il loro richiamo irrompe in un’esistenza irreprensibile e già paga d’ogni altra soddisfazione, ecco insorgere l’inquietudine e il sottile turbamento del non capire da dove venga la smania improvvisa di rispondere.

Che sia l’idea del puro piacere, ad allettare contrapponendosi al dovere? Ché la lettura non ama gli imperativi, non ossequia, è libera da ogni deferenza. Nel suo regno ogni lettore è tale, senza gerarchie, investito della gioia dell’anonimato e della normalità. Per una regina abbracciare una simile causa è probabilmente specchio di una necessità. E mezzo privilegiato per accedere ai sentimenti altrui e alla capacità di calarsi per la prima volta in panni che non le appartengono.

Maestà, corre voce tra gli scaffali che Lei sia in pericolo.

Non più del solito da ottant’anni a questa parte, We suppose. Un segno del destino, non vi è dubbio, ci ha condotti in un giorno qualunque ad imbatterci in quel contagioso marchingegno che è la biblioteca itinerante del distretto di Westminster. Non abbiamo mai avuto margini sufficientemente dignitosi per coltivare un hobby – ammesso e non concesso che il nostro rango ne preveda uno – men che meno la lettura di romanzi. Il nostro mandato non comprende predilezioni quali possono essere quelle istigate da un hobby. Siamo tenuti a manifestare interesse, non a provarlo. A chi si domandasse perché mai Sua Maestà abbia ceduto alle lusinghe di una biblioteca circolante e del suo prestito informale invece che servirsi di una delle tante biblioteche canoniche a sua disposizione rispondiamo che fa parte del gioco, della lusinga, della seduzione.

E Lei non crede che questa seduzione sia l’arma letale di cui si rumoreggia nelle retrovie? Maestà, Lei è “tutta d’un pezzo” da oltre cinquant’anni…

Inutile negare che i libri non inducano a compromessi, talora neppure di poco conto. Nella nostra anomala condizione, all’interno della quale la parola privacy evoca nel migliore dei casi una situazione moderatamente affollata, il ricorrere occasionale alla pietosa arte di piccole e opportune bugie si è rivelato un toccasana, permettendo di non mancare all’appuntamento quotidiano che i libri richiedono per dare i loro frutti. Tanto più che alle soglie degli ottant’anni avevamo da recuperare interi lustri di letture mancate, dunque di occasioni perdute.

Immaginabile l’appetito, non osando la sottoscritta pronunciare – attribuendola alla Sua graziosa Maestà – la parola “fame”…

Abbiamo scoperto che i libri sono come le ciliegie o, per restare in un immaginario più vicino al nostro rango, le porte delle nostre regali residenze: se ne apre timidamente una e se ne spalancano in successione. Una vertigine. Con effetti devastanti su tutto il nostro entourage. Cui avremmo volentieri dato la serata libera ogni sera se solo ne avessimo intuito per tempo i malumori e il desiderio di cospirazione. Sa che i nostri più fidati interlocutori si sono dati ad un disdicevole boicottaggio, ritenendo di doverci esonerare – in quanto regina – da sentimenti quali angoscia e compassione? Dapprima sopprimendo la tappa delle cucine reali dall’itinerario della biblioteca itinerante, in seguito procedendo all’esilio forzato del nostro fidatissimo ex sguattero sgraziato e rosso di pelo che con tanta passione ci aveva iniziato alle gioie della letteratura.

Non bastasse, per distoglierla da questo nuovo e imprevedibile piacere, la accusano di senilità galoppante nella sua forma più dirompente. Vuole replicare, Maestà, con il Suo inconfondibile aplomb?

Uuuh, quante storie per aver occasionalmente rimandato qualche impegno formale, aver imparato a leggere e salutare contemporaneamente, aver manifestato talora insofferenza nell’adempimento dei doveri. Oppure si tratta dell’aver infranto le regole della nostra leggendaria puntualità? O, peggio, del fatto che non riteniamo più prioritario il non indossare lo stesso abito prima che siano passati ben quindici giorni? Nel frattempo, in quindici giorni, lei sa quanti libri attraversano la nostra vita, e quanti altri – per cui valga la pena di inventarsi una buona scusa – ci attendono?

Ma poi, Maestà, dove vanno i libri che lei – lettrice così uncommon e potenzialmente sovversiva – ha amato?

I libri generano in noi l’impazienza di essere trasmessi. Inutile negare che abbiamo cercato in tutti i modi offerti dalla diplomazia di sondare l’indice di gradimento di certe letture presso i nostri interlocutori. Ahinoi, con risultati non propriamente esaltanti. Monsieur le President tergiversava maldestramente pur di non confessare le sue difficoltà con Genet. Siamo stati costretti a infliggere compiti a casa al Primo Ministro e a chiederne conto regolarmente nel corso degli incontri a cadenza settimanale. A occhio e croce diremmo che era più preparato l’autista…

Ebbene, Maestà, circolano ormai voci insistenti su un Suo cambiamento di rotta. Dalla lettura alla scrittura il passo sembrerebbe breve e naturale.

Leggere vuol dire sottrarsi, rendersi irreperibili. E non trovare così spesso interlocutori adatti alle nostre confidenze. È per questo che cominciammo a riempire i nostri taccuini, nella totale noncuranza di chi borbottava per questa ulteriore perdita di tempo che conduceva a inadempienze e falle in aggiunta nel noioso programma di quotidiane incombenze. Un giorno abbiamo scoperto la nostra afasia di fronte alla parola scritta e l’abbiamo percepita come una struggente metafora esistenziale. Scriviamo per avere voce, e trovare la nostra vita occupandoci di tutt’altro.

Qualcosa da aggiungere all’opera di Mr Bennett?

Vista la sorpresa dei lettori, riscrivere l’ultima riga, of course!

 


Alan Bennett
La sovrana lettrice
Adelphi, Milano 2007

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6 commenti su “God save the Queen

  1. marzia
    29 novembre 2007

    Caspita ma qua altro che pasticcini..occorre una leccornia divina!
    Mi leggo un pò della biografia di Bennet, molto incuriosita Stefania.:)
    However Bennet mi rievoca “Pride and prejudice” che sto rileggendo da quando ho rivisto l’ultima versione cinematografica..tieni presente?

  2. marzia
    29 novembre 2007

    Leggo grazie al web che “la biblioteca itinerante del distretto di Westminster” non è invenzione letteraria.
    Corbezzoli!
    😀

  3. colfavoredellenebbie
    29 novembre 2007

    Questo clone riesco ad aprirlo anch’io, senza fatica.
    Su Splinder è operazione faticosissima: mi dà sempre ‘errore’ e ‘operazione impossibile’, anche dieci volte di seguito.
    Ciao 🙂

  4. Stefania
    29 novembre 2007

    Ma come sono contenta!
    La vostra presenza qui dà un senso a quest’impresa da pazzi (il copia e incolla di un post alla volta con relativa normalizzazione dell’intero html). :-O

    Zena, non sapevo che anche tu avessi problemi con la mia pagina su Splinder, ed ora sono ancora più contenta di aver preso questa decisione. Marzia lo sa: è un’impresa da pazzi dedicata a voi che mi siete care/i, ché il viandante occasionale – nel caso – trova facilmente altri lidi ben più abbordabili. 😀

    Marzia, di Bennett avrai sentito certamente parlare a proposito di Nudi e crudi (lo lessi giuto all’indomani della visita dei ladri in casa…). Mentre una biblioteca itinerante sui generis (e poco british) è quella che viaggia sui cammelli: un perfetto libro contrappasso a quello di Bennett. :)))

  5. paola
    27 dicembre 2007

    vediamo che accade

  6. Stefania Mola
    28 dicembre 2007

    Oh! Accade anche questo… 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 29 novembre 2007 da in Alan Bennett con tag , , .

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