Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

L’odore dei libri

--Sanno fare anche questo, i libri. Richiamare alla memoria profumi svaporati e annidati chissà dove tra le pieghe della mente o del cuore, grazie al loro odore. Dire che l’odore dei libri sia un ricordo racconta di intersezioni perdute e poi riemerse, certo, ma all’opposto – anche – che i libri freschi di stampa non lo possiedono più, quasi che la carta, l’inchiostro, la colla abbiano smesso di appartenere alla loro storia e che – se ci sarà una storia – questa sarà tutta da scrivere nel rapporto esclusivo e “fisico” con il lettore.

Sarà per questo che i libri antichi, quelli vecchi e mortificati dalla nostra dimenticanza, quelli amati per una breve stagione e poi mai più riaperti benché riposti con cura in una biblioteca, al pari di quelli continuamente ripassati dal contatto irreversibile con la pelle e dalla traccia delebile della matita, sono intrisi in modo speciale dello spazio e del tempo che hanno attraversato.

Grazie a loro, questo spazio e questo tempo sopravvissuti ad una sorta di selezione naturale diventano la parte migliore di quella vita che ci è sfuggita dalle mani senza aver avuto la possibilità di trattenerne che qualche filo spezzato. Uno spazio e un tempo miracolosamente in bilico sull’orlo di un oblio temuto e scongiurato, pronti a farsi circostanza quasi inverosimile nella quale i libri assumono abitudini, sensi e sentimenti umani, animandosi – all’occorrenza – per rimproverarci della nostra pochezza e compensare la nostra distrazione.

Prefigurando persino scenari inimmaginabili, futuri senza libri nei quali il nome non ha più la cosa cui accompagnarsi. In cui il libro è oggetto irreperibile immaginato come un accumulo di fogli disseminati di segni incomprensibili, e il suo contenuto memoria visionaria tramandata oralmente di padre in figlio. Fino all’isola di Byblos, ultima spiaggia cui si giunge mossi unicamente dal desiderio e dalla quale non si riparte più.

Accade anche questo nelle diciotto fiabe di Mauro Giancaspro, in cui i libri raccontano di essere loro ad adottare gli umani (e non viceversa), di gioire, patire e coltivare la pazienza, di gradire l’attenzione del lettore come una carezza.

Libri che hanno l’odore dolciastro di certi confetti goduti in segretezza durante lunghe notti insonni passate ad assecondare la segreta passione dello scrivere altrimenti soffocata dalle ragioni familiari. Libri dai cui versi poetici possono materializzarsi i protagonisti di una storia triste e romantica, o libri stanchi che improvvisamente si sdraiano sugli scaffali guadagnando lo spazio di un posto lasciato vuoto.

Mentre sulle note dello Schiaccianoci gli oggetti di una cartoleria antiquaria si animano al pari dei giocattoli popolando la scena di calamai, compassi, matite ciarliere e pennini saltellanti pronti a pendere dalle lame di un vecchio tagliacarte d’ottone in vena di ricordi struggenti e senza più libri intonsi tra le cui pagine chiuse inebriarsi della fragranza di carte e inchiostri volando a bassa quota tra le righe della scrittura.

Soprattutto, libri carichi di ricordi d’infanzia, sognati, immaginati, non finiti, non abbastanza ascoltati. Perché ogni tanto non ricordiamo il finale delle fiabe di quei libri che sembrano senza odori, ed altre volte – al contrario – un odore o una fotografia bastano a riportarci indietro in quella casa in cui c’era sempre qualcuno che ci accompagnava verso il sonno con una storia, popolando i nostri sogni di meraviglie. Non di fantasmi, ché quelli nascono solo dalla carta che brucia, né basta ad esorcizzarli il conservare amorevolmente le ceneri di un’amicizia combusta: un barattolo per I promessi sposi, un altro per la Divina commedia o L’Orlando furioso, tutti dormono nel cimitero del libro di una storia intitolata Celsius 232, temperatura non meno fascinosa e devastante di quella in cui si muovono gli uomini-libro di Bradbury, lì dove l’odore dei libri è – davvero – solo un ricordo.

Esistono biblioteche altrettanto deliziose che esalano un odor di cantina, di muffa, di funghi, di muschio, di felci. Libri che odorano d’autunno, altri d’estate. Che profumano di gariga o di sottobosco. Deliziosi ma inquietanti profumi: troppo umidi o troppo secchi. […] C’è, soprattutto, quel discreto odor di polvere. I libri l’amano e la calamitano. Essa li avvolge e li velluta. Inutile darle la caccia.


Mauro Giancaspro
L’odore dei libri. Fiabe e racconti per bibliofili

Grimaldi & C. Editori, Napoli 2007

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10 commenti su “L’odore dei libri

  1. marzia
    18 dicembre 2007

    Un post olfattivo…
    🙂

  2. Stefania Mola
    18 dicembre 2007

    Sapessi… È proprio il libro che induce in tentazioni e ricordi. È fatto di una bella carta pesante, avoriata, ruvida, con i sedicesimi non perfettamente allineati nello spessore, come quando le pagine si sfogliavano col tagliacarte. Avrei voluto fare un post ricordando i libri giuridici di mia madre, e quelli di architettura di mio padre, ma sono stata sopraffatta da odori contrastanti, come tutti i sentimenti forti.
    🙄

  3. marzia
    19 dicembre 2007

    Ecco uno spaccato di vita odoroso di affetti, Stefania.
    Non credo di aver mai annusato i libri, sai..
    Ma gli altri sensi ( quasi tutti) si sono abbandonati al piacere del libro, questo sì!
    Notteeee

  4. Stefania Mola
    19 dicembre 2007

    Vedi com’è strano… Mettere il naso dentro il libro è sempre stata la prima cosa che ho fatto in vita mia, con libri nuovi e vecchi. Ieri spiegavo al mio più piccolo che, con un po’ di attenzione, sarebbe stato in grado di riconoscere l’odore delle pappe che sono schizzate più volte tra le pagine dei suoi librottini cartonati usati in età da seggiolone, e si sarebbe ricordato persino degli intrighi e dei sotterfugi usati da me che lo imboccavo per fargli trangugiare (dopo averlo stordito di parole) la sbobba terribile… 😀

  5. marzia
    19 dicembre 2007

    ahahahah mi piacciono queste confessioni in odor di libri. 😀
    Ripasso con calma a leggerti.
    Ora mi urge lasciarti il mio commosso grazie per quanto mi è pervenuto…
    Ti sto scrivendo…

  6. Stefania Mola
    21 dicembre 2007

    Appena fatto… 8)

  7. Patrizia
    21 dicembre 2007

    E quelle pagine dai bordi un po’ ingialliti che sanno leggermente di muffa?
    Molti Medusa di mia madre sono così: preziosissimi e unici.
    Un abbraccio. Patrizia

  8. Stefania Mola
    22 dicembre 2007

    I Medusa… me li ricordo. Anche tra i libri di mia madre. 🙂

  9. donatella damone
    29 ottobre 2012

    Ieri sono entrata in un negozio di elettronica convita di comprare un e-book…ci ho girato attorno mille volte…poi sono uscita.Non odorava di niente.

  10. Stefania Mola
    1 novembre 2012

    @donatella
    L’ebook non funzionerà finché non sarà un modo di leggere davvero nuovo e originale e finché continuerà a voler malamente imitare il libro (cartaceo). L’odore non basterà. 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 17 dicembre 2007 da in Mauro Giancaspro con tag , .

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