Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Thinking different

Blog che pensano e [mi] fanno pensare.
Sembra semplice eppure è circostanza che impone una riflessione sui termini stessi della questione. Intanto sono passati sei giorni e dovrei in qualche modo ringraziare Giulia che ha ritenuto di esprimermi la sua stima anche così.

Il disagio resta, nel prendere in consegna il testimone. Tocca chiedermi cosa significhi il pensare, a queste latitudini virtuali, e la sua capacità di “toccarmi” rinunciando a quanto de visu ho sempre ritenuto imprescindibile per l’instaurarsi di un’affinità: la gestualità, l’espressione, una voce con le sue tonalità emotive e il suo ritmare i pensieri fino a toccare le corde del cuore.

In un modo o nell’altro leggo solo blog che mi fanno pensare. Con intensità diversa, certo, con un “darsi” a volte agli antipodi tra loro ed anche con me. Ma quando qualcosa si muove dentro, capisco che il mio tempo è ben speso. Azzarderei: ben regalato.

Che i blog che mi fanno pensare siano blog che pensano non vi è dubbio, eppure – se scelta il gioco vuole che sia – per indicarne solo 5 devo procedere per esclusioni, difficili, che mi costano e che la mia indole non ama.

Queste le regole del “gioco”:

  1. Partecipare se si è stati nominati.
  2. Lasciare un link al post originario inglese
  3. Quindi inserire nel post il logo del Thinking blog award.
  4. Indicare i cinque blog che hanno la “capacità di farti pensare”.

Questi i cinque bloggers che mi permetto di indicare:

  1. JoMarch
  2. Piero
  3. Stefano
  4. Zena

In ordine rigorosamente alfabetico, ai quali idealmente aggiungo Giulia (che mi ha passato il testimone e che avrei “nominato” se non fosse stata lei a precedermi) e tutti coloro i quali grazie ad un blog “pensante” ho incontrato ricevendo il privilegio di averli come interlocutori oltre il blog. Sono nomi (non solo nomi) che hanno molto in comune (ed anche no), ma – per me – possiedono la cosa più importante: una ricchezza di pensieri che si offre con semplicità. Case accoglienti scaldate dalla loro presenza e dalla loro cura (i loro blog) che mi fanno pensare e che dei libri, delle citazioni, della cultura “vera” e profonda non conoscono l’uso intimidatorio che separa ed esclude.

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11 commenti su “Thinking different

  1. marzia
    10 gennaio 2008

    Stefania, io ti ho nominata per la stessa cosa giorni fa: speravo che passassi e creassi un post così..
    http://alchimie.splinder.com/post/15339956
    Evidentemente non mi ritieni degna di nota. quanto questa tua amica..
    Buona giornata.

  2. Stefania Mola
    10 gennaio 2008

    Ecco, lo sapevo che si sarebbe creato l’equivoco… Sono stata assente dal blog, in questi giorni, come testimonia l’assenza di post, e mi sono persa più di un passaggio: nello stesso giorno tu mi hai lasciato un commento qui e Giulia mi ha scritto privatamente. È passata una settimana prima di capire. E se un po’ mi conosci, saprai quanto può contare un giochino o una distrazione rispetto alla stima, testimoniata con i fatti.

    Sono appena passata da te, poco fa, prima di leggere questo tuo disappunto.

  3. marzia
    10 gennaio 2008

    Ora lo so per certo: non solo queste catene sono da scansare ( prassi che seguirò da oggi in poi in modo rigoroso) , ma questo mezzo è perfido: crea equivoci e sobilla.
    Vediamola così, Stefania. Un abbraccione

  4. Stefania Mola
    10 gennaio 2008

    Ecco. Questo mezzo costringe a dare sempre spiegazioni di troppo. 🙂
    Avevo ragione io che non ne volevo sapere… E su questo siamo perfettamente d’accordo. Spero anche sul resto, uff, che fatica! 😀

  5. Montgolfier
    10 gennaio 2008

    Ti ringrazio. Bella quella cosa dei blog come case, dove rifugiarsi ogni tanto.

    Ora mi toccherà…

  6. Stefania Mola
    10 gennaio 2008

    Come case, è così. Anche quando sono vuote, anche quando vengono abbandonate, le parole e i pensieri di chi le ha abitate continuano a produrre le stesse emozioni, esalano dai muri, scivolano nelle crepe, scricchiolano nelle assi mentre cammini, sono l’ombra che fugge contro lo stipite della finestra spalancata.
    Io mi rifugio volentieri anche nelle case disabitate, come facevo da bambina, in campagna. 😀

  7. colfavoredellenebbie
    11 gennaio 2008

    Grazie, cara Stefania.
    Sto trascurando la mia ‘casa’, ma il tempo sa anche tornare, così come scappa via 🙂

  8. Stefania Mola
    13 gennaio 2008

    Il tempo sa anche tornare, di punto in bianco mi porgi una perla così, e mi scuoti, nonostante la controra domenicale non perdoni e fossi in fase di stordimento post prandiale.
    Lo aspetto anch’io, il tuo, il mio. 🙂

  9. arimane
    15 gennaio 2008

    Ti sono grato, Stefania.
    Però non mi sento di venire meno a una scelta di rigore fatta all’inizio: mantenere il mio blog nell’ambito della narrazione, dell’invenzione, non parlare in prima persona nei post.
    Lo so, lo so, che così si tradisce la caratteristica “social” del blog, che lo distingue da altre forme di comunicazione. Ma, non ritenendo di avere nulla di meglio da dire che le mie storie, vorrei che in Prove di seduzione restassero solo quelle. Per il confronto bastano i commenti e le risposte.

  10. Stefania Mola
    15 gennaio 2008

    A me la tua coerenza sta bene così, davvero.
    Perché non toglie nulla – aggiunge, se possibile – alle ragioni per le quali ho pensato a te (a voi).
    🙂

  11. Pingback: Kataweb.it - Blog - montgolfier » Blog Archive » Pensare

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Questa voce è stata pubblicata il 10 gennaio 2008 da in Senza categoria con tag .

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