Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Cieli

Young Girl having fun flying a multicoloured kite in the English countryside. Silhouette«Quando venne l’autunno di quel penultimo anno di quella seconda guerra, comperai della carta da pacchi azzurra, fili, rocchetti di filo grezzo, colla, e per tutta la domenica, sul pavimento, mentre la zingara andava a prendere la birra, incollai e composi un aquilone, tesi i fili perimetrali affinché l’aquilone salisse con precisione su ai cieli, e poi facemmo rapidamente una lunga coda, a corda, la zingara, come le avevo insegnato, legava colombelle di carta, e così ci recammo insieme a Okrouhlìk, e quando lanciai l’aquilone ai cieli e allentai il filo e per un attimo lo tenni nelle dita e tirai, affinché l’aquilone si tendesse e restasse immobile nel cielo, e solo con la coda formasse a onda la lettera S, la zingara aveva il volto coperto dalle mani e sopra le dita c’erano quei suoi occhi spalancati meravigliati…

E poi stavamo seduti e io davo cavo, e feci reggere alla zingara l’aquilone in cielo, e la zingara gridava che l’aquilone l’avrebbe sollevata ai cieli, che sentiva di volare in su nel cielo, come la vergine Maria, la reggevo per le spalle, così, semmai, saremmo volati su insieme tutti e due, ma la zingara mi restituì il rocchetto del filo, e così stavamo seduti e la zingara aveva la testa appoggiata alla mia spalla, e io a un tratto decisi di mandare all’aquilone un bigliettino, e feci reggere alla zingara il filo, ma la zingara aveva di nuovo il terrore che l’aquilone la portasse ai cieli, e di non vedermi mai più, così piantai in terra un paletto sul quale era avvolto il filo grezzo, strappai dal mio blocco una paginetta, feci un taglietto, la inserii sul filo, e quando presi nuovamente nelle dita il rocchetto, la zingara gridò, tendeva le mani verso il bigliettino, il quale con un movimento a strappi saliva in alto lungo il filo, sentivo nelle dita come l’aquilone tirava, ogni colpo di vento lassù mi entrava attraverso le dita dentro tutto il corpo, e quando il bigliettino raggiunse la briglia dell’aquilone io sentii quel tocco e cominciai a tremare tutto, e a un tratto quell’aquilone era Dio e io ero il figlio di Dio, e quel filo era lo Spirito santo lungo il quale l’uomo entra in rapporto, in intimo contatto e in colloquio con Dio stesso. Così lanciammo ancora alcune volte l’aquilone ai cieli, la zingara s’era fatta coraggio e reggeva il filo e tremava tutta proprio come me, tremava come tremava anche l’aquilone sotto i colpi del vento, reggeva il filo col ditolino e gridava per l’entusiasmo…

Una volta a sera tornai a casa, la zingara non mi aspettava, accesi la luce, uscii e riuscii fino al mattino davanti alla casa, ma la zingara non venne, non venne neanche il giorno dopo, non venne mai più. La cercai, ma non la vidi mai più, la zingara bambinella piccolina, semplice come un legno non sgrossato, la zingara come respiro dello Spirito divino, la zingara che non voleva niente più che accendere la stufa con la legna che portava sulle spalle, quei pali e tavole pesanti dei cantieri di demolizione, legni grandi come una croce, davvero non voleva più che cucinare gulasch di patate con salame di cavallo, aggiungere carbone nella stufa e in autunno lanciare l’aquilone ai cieli.

Soltanto dopo venni a sapere che l’aveva presa la Gestapo con gli altri zingari e l’aveva portata in un lager dal quale non tornò più, la bruciarono da qualche parte a Majdanek o Osvetirn nei forni crematori. I cieli non sono umani eppure io quella volta ero ancora umano. Dopo la guerra, quando non venne, bruciai nel cortile l’aquilone con tutti i fili, la lunga coda la cui colombella aveva fatto la zingara piccolina il cui nome ho ormai dimenticato».


Per non dimenticare, oggi.

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9 commenti su “Cieli

  1. Montgolfier
    28 gennaio 2008

    (mi sembra giusto fare così; appoggiare altrui parole senza aggiungere; per cui mi limito a sottoscrivere, tra parentesi)

  2. Stefania Mola
    29 gennaio 2008

    (E tra parentesi aggiungo che questo breve stralcio è indimenticabile non solo per le immagini che riesce ad evocare, ma anche perché il libro da cui è tratto è stata – tra le mie letture – una delle più angoscianti degli ultimi tempi. Nonostante l’ovazione popolare. Ecco, in tanta angoscia e senso di oppressione, questa pagina della zingara e dell’aquilone, nonostante l’epilogo tragico, è uno dei passaggi più poetici e “sereni” della rumorosa solitudine di Hrabal)

  3. Marzia
    29 gennaio 2008

    Rientro e trovo l’aquilone…
    Rimango incantata davanti a quel trapezio sfacciatamente ambizioso che si libra, sai…
    Torno a mente fresca.
    😉

  4. Stefania Mola
    30 gennaio 2008

    T’aspetto, allora. 😀

  5. Marzia
    30 gennaio 2008

    Tenerezza mista a stupore per l’epilogo non atteso e all’amarezza per una verità, nota e riascoltata qui…

  6. Stefania Mola
    31 gennaio 2008

    Sono molto indecisa se dedicare al libro di Hrabal un post. È difficile. È amaro. È distante. Eppure dovrei, per l’amore nei confronti dei libri che percorre come una crepa l’intera storia.
    (La zingara, come una visione, chiude il racconto).

    [p.s. Scusa i segnali di fumo intermittenti. Sono – tanto per non cambiare – giorni difficili. Ho anche problemi con mio figlio piccolo; problemi di intemperanza scolastica. E molti sensi di colpa, perché le mancanze dei figli sono il segno di mancanze dei genitori, anche]. :-/

  7. Marzia
    31 gennaio 2008

    Dai, Stefania…dovresti sapere che i sensi di colpa ci seppelliscono vive..
    Non fare così…

  8. Marzia
    31 gennaio 2008

    Fossi in te un post glielo dedicherei..dal cuore e dall’intelletto, come sai fare tu.
    Baci

  9. Stefania Mola
    3 febbraio 2008

    Marzia,
    perdona ancora… le mie apparizioni a singhiozzo (ché poi ti fanno santa, dài!) 😀
    Ho serie difficoltà a mettere insieme un’ora di tempo senza interferenze e la lucidità (una senza l’altra non c’è mica problema… ;))) invece) per scrivere di cose che sto leggendo o le riflessioni nate da alcune letture. Le idee mi vengono mentre faccio tutt’altro (chessò, mentre faccio la spesa al mercato, mentre sono sulla bici o mentre sto stirando, insomma) e mai al momento “giusto”. In compenso ieri ho fatto altre compere alla Feltrinelli e il mio comodino sta godendo 😀

    Stasera mi dedico alla posta, se non mi collego in orario troppo disumano. :-*

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Questa voce è stata pubblicata il 27 gennaio 2008 da in Bohumil Hrabal con tag , .

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