Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

L’ultimo lettore

La lanterna di Anna Karenina non è la lampada di Diogene benché entrambi cerchino un senso. Ciò che fa la differenza non è semplicemente la luminosità/oscurità ma la direzione in cui i segni orientano la ricerca. Anna è una delle tipologie di lettori – tra personaggi reali ed immaginari – che si raccontano nelle pagine di questo libro. Uno dei tanti modi possibili di leggere (senza essere filosofi), di possedere una connaturata e indispensabile lentezza, di essere “fuori tempo”.

D’altronde l’ultimo lettore – per eccellenza don Chisciotte, lettore persino «dei fogli stracciati che ci sono in strada» – è sempre inattuale, sostiene l’autore. Perché è colui che “arriva tardi”. Cerca e trova nelle pagine scritte un senso sul quale costruire la propria vita. Intravede tra le righe nuove connessioni e coglie significati nei luoghi inediti prodotti dal suo lèggere. Mentre la letteratura sospende l’esperienza ricomponendola altrove, in altro luogo ed altro tempo, in un diverso racconto, necessario alla comprensione dei nessi sottesi alla logica del reale.

“Chi legge è segnato”, anche dall’insoddisfatta aspirazione a vivere ciò che legge, ma soprattutto dalla convinzione che la vita dipenda dal suo calco letterario tanto da essere miraggio e ricordo, mentre la vita “vera” scorre nelle pagine di un libro che quel ricordo riproduce insieme a tutto ciò che si è perso.

Il lettore è pazzo, sia quando decida di vivere in un mondo parallelo sia quando immagini che quel mondo irrompa nella realtà. Bene che vada è semplicemente incline alla melanconia, malattia del grande lettore legata allo sguardo abitato dalla contemplazione e dall’eccesso di senso.

È idealmente insonne, visionario quanto basta a leggere per sapere come vivere, perché un romanzo cerca sì i temi nella realtà ma trova un modo per leggere nei sogni.

È – il lettore – soprattutto in letteratura, sempre figura al limite. Un lettore estremo. Un’immagine in cui si condensano l’inquietante, l’insolito e il familiare.

Il lettore è isolato dal reale. Mentre legge la vita non si ferma, bensì si separa da lui e nello spazio che si apre tra la parola e la vita Borges colloca il suo lettore (Pierre Menard, Hermann Soergel o il bibliotecario del Libro di sabbia) impigliato in una rete di segni e smarrito nella fluidità di una biblioteca che seduce a colpi di citazioni e rimandi infiniti. Perché tutto è stato già scritto e si può solo rileggere; ciò che fa la differenza è la libertà nell’uso dei testi dettato dalla propria necessità e dal proprio interesse, e la capacità di decifrare – come nel caso dello straordinario Auguste Dupin – ciò che sfugge al controllo.

Il lettore produce finzione che va ad aggiungersi a quella costruita da chi ha scritto: c’è tutto un universo creato dalla lettura che serve (anche) a proteggere dall’ostilità del mondo, e le pagine sul Che che legge appollaiato su un albero – a questo proposito – sono incantevoli. Sarà per questo che alla lettura calza a pennello l’abito di arte della distanza, della prospettiva e dello spazio, tutta giocata sulle dinamiche del vedere e decifrare ravvicinati incarnate nella celebre immagine di Borges, colui che ha trascorso la propria vita leggendo, bruciando gli occhi alla luce della lampada.

La luce della lanterna di Anna è la metafora della luce del lettore, dell’isolamento del lettore nell’oscurità. La realtà sta dalla parte della lampada: la lampada, la luce, la finestra, il finestrino. L’irreale e il fantastico stanno, invece, dalla parte del libro: le lettere minute, i segni impressi e il loro effetto abbacinante.


Ricardo Piglia
L’ultimo lettore
Feltrinelli, Milano 2007

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7 commenti su “L’ultimo lettore

  1. mymedium
    8 aprile 2008

    Questo è proprio un libro che voglio leggere!
    Grazie mille cara Stefania 🙂

  2. Montgolfier
    8 aprile 2008

    Il lettore produce finzione che va ad aggiungersi a quella costruita da chi ha scritto

    credo sempre di più in questo; che ci siano tante versioni diverse d’un libro tante quante sono le persone che lo leggono, ovvero che il libro stia in mezzo tra chi scrive e chi legge

  3. Stefania Mola
    9 aprile 2008

    Simona,
    credo sia davvero nelle tue corde. Non ho rivelato altri nomi (di lettori, reali e “letterari”), ci sono ulteriori sorprese interessanti in queste pagine… 😀

    Stefano,
    come diceva anche Conrad: che si scrive solo metà libro. Dell’altra metà deve occuparsene il lettore. Ed è così che accade: che alla fine quel libro diventa ciò che vi leggi tu, tu che leggi la prima metà e ne scrivi il resto. [Che responsabilità…] 😯

  4. sabatino3
    12 ottobre 2008

    Cara Stefania, sono un grande ammiratore di Borges, e vorrei complimentarmi con te per come e cosa scrivi spesso. Vorrei che tu visitassi il mio blog su wordpress, sabatino3 , dove ho pubblicato una diecina di racconti, affinche’ tu mi possa dare un giudizio (vedi anche su GOOGLE: sabatino3 e sabatino4 LO SCRITTORE MALEDETTO)
    Ti ammiro molto, Sabatino Di Filippo

  5. Stefania Mola
    13 ottobre 2008

    Grazie di cuore, Sabatino, per la generosità delle tue parole.
    Dammi tempo domani (data l’ora) e vengo a trovarti sul tuo blog.

    p.s. Considero Borges un Maestro, e lo può capire solo chi lo ama.

    Grazie ancora, e a presto.

  6. sabatino3
    15 ottobre 2008

    Grazie per avermi risposto. Con il tuo spessore di sensibilita’ mi sento meno solo.
    Con un carissimo pensiero, Sabatino Di Filippo

  7. Stefania Mola
    26 ottobre 2008

    Gentile Sabatino,
    sono ancora in debito con te. Ma il tempo è tiranno e mi costringe ad una prolungata assenza contro la mia volontà. Appena possibile. Grazie per la pazienza.

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