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Correggio e l’antico

Correggio e l’antico

Roma, Galleria Borghese
22 maggio – 14 settembre 2008

Ed egli fu il primo che in Lombardia cominciasse cose della maniera moderna: per che si giudica, che se l’ingegno di Antonio fosse uscito di Lombardia e stato a Roma, avrebbe fatto miracoli, e dato delle fatiche a molti che nel suo tempo furon tenuti grandi. Conciosia che essendo tali le cose sue, senza aver egli visto delle cose antiche o delle buone moderne, necessariamente ne seguiva che se le avesse vedute, avrebbe infinitamente migliorato l’opere sue, e crescendo di bene in meglio, sarebbe venuto al sommo de’ gradi.

Si sbagliava, Vasari, a proposito di Antonio Allegri da Correggio, pittore “divino” e “sensuale” che dipingeva l’aria e la luce. Sbagliava insinuando che l’eventuale mancato confronto in loco – a Roma – con i modelli antichi potesse arrivare a precludere la loro assimilazione non consentendo ad un grande pittore di diventare artista sommo, ovvero di conquistare «nella regola una licentia che non essendo di regola, fusse ordinata nella regola» e «nelle misure […] una grazia che eccedesse la misura».

E sbagliava – probabilmente, in mancanza di prove certe – ad affermare che il pittore mai avesse compiuto quel viaggio. Eppure quelle prove, a partire dal 1518-19, sono nelle opere, nell’alterarsi improvviso dei rapporti, degli spazi, delle proporzioni. Parametri dimensionali attraversati dall’emozione e percorsi dai sensi; dell’antico non l’autorità, ma il vivo e il vero.

Da quando si affacciò, sulla fine del Seicento, il quesito stesso del viaggio romano, le parole più savie in argomento, e che ancora giova rileggere e far nostre, saranno sempre quelle scritte dal gran critico che fu il Mengs, verso il 1765: “Dirò dunque, che credo che il Correggio venisse a Roma; che vedesse e studiasse le opere di Raffaello, ma molto più quelle di Michelangelo: essendo però un genio modesto, indagatore della perfezione dell’arte, non cercasse né le compagnie, né di farsi conoscere fra gli altri pittori, né di soggettarsi ad un solo stile; e che cavasse piuttosto il bello da ognuno, che farsi imitatore di uno solo. Mi si risponderà, che non si sa, che il Correggio mai sia stato a Roma: ma ciò non giova per dimostrare che egli effettivamente non ci venisse”.

(Roberto Longhi, Le fasi del Correggio giovine e l’esigenza del suo viaggio romano, 1956, oggi qui)

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2 commenti su “Correggio e l’antico

  1. giulia
    27 maggio 2008

    I tuoi post sono perle imperdibili… Adesso mi leggo quelli che ho perso, grazie. Giulia

  2. Stefania Mola
    27 maggio 2008

    Giulia, grazie. 😳
    Sei affettuosissima come sempre.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 maggio 2008 da in Alberto Arbasino, Correggio, Giorgio Vasari, Roberto Longhi con tag , .

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