Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Per altri versi

Der arme Poet«Poesia è singolarità, evidenza, precisione. Poesia è flusso ritmico. È amore del mondo fisico. Dà corpo a pure idee. Poesia è verità, è gioco, allucinazione, puro suono. Induce sogni, guarisce dai sogni. È invenzione di forme. O riprende forme tramandate da decenni e da secoli. È condensazione di significati. È rarefazione del significato. È associazione fonica. È densità semantica. Sospende la comunicazione, rende più efficace la comunicazione. Spezza le convenzioni, preserva le convenzioni. Innova e sorprende. Echeggia e ripete… […]

La poesia non ha quasi in nessun Paese un solido e vasto pubblico di lettori. La si ascolta a teatro e nei festival. Leggerla in solitudine e stampata in volume sembra che attiri soltanto un numero ristretto di conoscitori o di aspiranti poeti. Questi ultimi cercano soprattutto di essere rassicurati circa il fatto che l’accesso alla poesia (arte dalle regole incerte) è facile, è possibile a tutti, con poco sforzo e qualche piccola astuzia. Penso che un buon deterrente contro la moltiplicazione all’infinito di coloro che si sentono poeti potrebbe essere questo: quando si ascolta o si legge una poesia, il pubblico, anche quello colto, non dovrebbe pensare: “Qualcosa di simile posso scriverla anch’io”, dovrebbe pensare invece: “Un testo così, non sarei mai capace né di concepirlo né di scriverlo”. Perciò, amici poeti, cercate di scrivere meglio che si può, se non volete incoraggiare la “poesia scritta da tutti” e vedervi circondati da colleghi imbarazzanti. Dopotutto un poeta sorprende con la sua originalità mentale e la sua abilità verbale: trasmette immediatamente l’idea che in poesia, come in qualunque arte, sport e artigianato, si richiede una spiccata attitudine, una speciale vocazione, un’audacia e una perizia tecnica molto al di sopra di ciò che riuscirebbe a fare un volenteroso dilettante. […]

Nonostante varie eccezioni la poesia resta soprattutto caratterizzata dalla sua duttilità e maneggevolezza. È fatta di testi brevi, leggibili in poco tempo, veloci nelle associazioni e nelle analogie, condensati in immagini e sentenze, emotivamente intensi, o stranamente astratti e sintetici. Sembrano nascere da qualche improvvisa illuminazione conoscitiva o da giochi di parole al limite del nonsense. Si tratta sempre di trovare una forma passando attraverso l’informe. Gli spunti e la materia vengono dal presente personale o dall’attualità pubblica. Le tecniche possono essere del più vario tipo. Uno dei poeti oggi più letti, Wislawa Szymborska, ci mette di continuo sotto gli occhi i vantaggi offerti dall’umiltà di fare poesie riflettendo e guardandosi intorno, circondando ogni evidenza e singolarità con un’intera, folta famiglia di parentele associative, razionali o un po’ assurde, nate dalla voglia di divertirsi, di capire, di sorprendere sé stessi con i miracoli dell’ovvietà.

A chi comincia oggi a scrivere poesia italiana si preparano prospettive eccitanti: fare pace con quello che davvero si è, parlare di quello che c’è, imparare da culture poetiche diverse, imitare e rifare quanto serve, ma soprattutto non tradire la vitalità della propria lingua. Perché senza incremento della vitalità linguistica non si fa poesia. Questo lo sa chiunque».


[Alfonso Berardinelli, autore di Poesia non poesia, a proposito di «Che cos’è la poesia» – anticipazione della lectio magistralis di oggi qui ]

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Questa voce è stata pubblicata il 20 giugno 2008 da in Alfonso Berardinelli con tag , .

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