Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Lontananze perdute

Quando il sole fa rosseggiare i nuvoli dell’orizzonte, le cose che per la distanza si vestivano d’azzurro saranno partecipanti di tal rossore, onde si farà una mistione infra azzurro e rosso, la quale renderà la campagna molto allegra e gioconda; e tutte le cose che saranno illuminate da tal rossore, che sono dense, saranno molto evidenti e rosseggieranno; e l’aria per esser trasparente avrà in sé per tutto infuso tal rosseggiamento, onde si dimostrerà del colore de’ fiori de’ gigli.

Oggi la lontananza non è più lontana. È prossima, transitabile, persino domestica. È infatti nelle case, sul monitor del computer, sul display dei cellulari, nel suono che giunge agli auricolari. La tecnica del nostro tempo è infatti la tecnica del lontano. L’avverbio greco tēle – lontano – che compare già nei primi poeti greci, va a comporre gli elementi e gli strumenti della tecnica contemporanea. Telefono, televisione, telematica. Tutto quel che è lontano – isole, deserti, città, avvenimenti, paesaggi, costumi di ignote popolazioni – viene oggi verso di noi, bruciando il tempo e lo spazio della lontananza.
[…]
Non sopprimere la lontananza, non ridurne lo spessore, la ricchezza delle sue varianti, la profondità delle sue figure, i territori incommensurabili del suo spazio. Un proposito all’altezza della nostra epoca. E la narrazione, la poesia, le arti tengono aperto lo spazio della lontananza, perché la rappresentano come tale. Perché esigono la collaborazione immaginativa e meditativa di colui che legge, di colui che osserva.

Nasce dalle suggestioni di questo bellissimo Trattato della lontananza il piccolo punto di fuga di settembre, come sempre sulle pagine di Fulmini e Saette.

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7 commenti su “Lontananze perdute

  1. ange
    1 settembre 2008

    Ho sempre immaginato quella linea, che – nella rappresentazione, come nella realtà – coincide (?) con l’orizzonte, come “limite” che esalta l’al di qua.
    angela

    OT se devo paragonare la tua scrittura a una sensazione di appagamento, prendo in prestito termini ed immagini enogastronomiche. Mi pare di bere un ottimo Gewürztraminer o di gustare un morbido Crème caramel.
    abbraccio

  2. Stefania Mola
    2 settembre 2008

    Troppo buona, Ange… Io per una sola settimana di enogastronomia in Südtirol mi sento piuttosto un canederlo (l’appagamento dev’essere merito del burro fuso e del parmigiano)…
    Ho cercato di rifarmi con la dieta delle arti (Firenze, Mantova, Ravenna, ecc.) o del Mediterraneo (mare), ma devo nuotarci e annegarci ancora un bel po’.
    😀

  3. Oyrad
    2 settembre 2008

    La lontananza riconquistata, per me, è essere ora in una casa nuova dalla quale finalmente vedere le montagne – che danno un po’ di misura alle altre cose attorno, infinitamente più piccole.

    Bellissimo… e molto bello anche quel “Fulmini e Saette”… 🙂

  4. antonio prete
    2 settembre 2008

    Come autore del Trattato della lontananza trovo molto appropriata la scelta del frammento di apertura (il passo dal Trattato della pittura di Leonardo).
    Auguro ai lettori una buona lettura (dei frammenti leonardeschi, intendo, e anche, al margine, di alcune pagine del mio libro, almeno dal capitolo che si intitola Come dipingere la lontananza).

  5. Stefania Mola
    3 settembre 2008

    Oyrad,
    bentornato! Ho letto del tuo trasloco e provo ad immaginare la nuova visuale… ma devi capirmi: io sono di una terra piana, con il mare negli occhi – e dentro, e per quanto ami in modo sconsiderato le cime (tant’è che sempre lì ritorno, soprattutto da quando ho scoperto la passione del “volo” – con il parapendio, eh), insomma… per quanto io faccia è la linea che separa il cielo dal mare, e quella profondità non misurabile che da lei mi separa che mi dà vertigine. Dicevo ad Ange, altrove, che mi emoziona ogni volta la sua curvatura impercettibile. Se le montagne danno alle cose intorno la loro misura infinitamente piccola, credo che di fronte al mare sia quell’orizzonte a dilatarsi (sfuggendo alla misura).

    Grazie anche a nome di “Fulmini e Saette”, sito di amici e sodali. 😀

    Gentile professor Prete,
    è un vero piacere per me trovarLa qui, ma anche l’occasione per ricordare che Leonardo, il suo Trattato e i suoi saperi sono il pilastro di quel capitolo che Lei giustamente menziona (Come dipingere la lontananza). La citazione iniziale, in questo post, è una semplice coincidenza di pensieri (e di incipit) funzionale a indirizzare a quel sito-rivista che mensilmente ospita i miei piccoli “punti di fuga”. Questa volta, complice il Suo libro (leggerlo, gustarlo lentamente pagina dopo pagina, è un piacere a cui mi sento di invitare tutti coloro che si trovassero a passare di qui), si plana proprio su quel capitolo, sull’azzurro dei pittori, su Friedrich e sulle sue lontananze.

    Grazie ancora.

  6. antonio prete
    9 settembre 2008

    Grazie, gentile Stefania, della lettura del Trattato. Così, dai margini di un libro sulla lontananza è possibile dialogare (da lontano!). In questo nostro deporre parole su un monitor non c’è il tentativo di dare una raffigurazione -un orizzonte, una profondità – alla lontananza?
    Tanti auguri per i “punti di fuga”, che cercherò, come posso, di seguire.
    Antonio Prete

  7. Stefania Mola
    10 settembre 2008

    Trovo molto suggestiva l’immagine delle parole che si depositano su questi supporti (incerti e “virtuali”) disegnando una profondità magari tendendo il filo di questo orizzonte fatto di pixel. Parole che diventano figure della lontananza, a loro volta, ma anche di un inatteso approssimarsi.

    Grazie, Professore.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 settembre 2008 da in Antonio Prete, Caspar David Friedrich, Giacomo Leopardi, Leonardo da Vinci, Novalis con tag , .

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