Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Su Correggio

Correggio

Parma
Galleria Nazionale, Camera di San Paolo, Chiesa di S. Giovanni, Cattedrale

20 settembre 2008 – 25 gennaio 2009

 

Dalla parte del pubblico (cioè, i fedeli) il volo del Cristo appare effettivamente come un’Ascensione: e infatti il giovane e assai grazioso Giacomo Minore (“un Cherubino con voce di bariton léger” dicevano gli esteti d’antan), avendo già salutato e preso congedo e augurato buon viaggio ed esauriti i convenevoli, si sta volgendo altrove, già distratto, senza attardarsi a fare ciao ciao con la manina come alla stazione finché il treno è scomparso dietro la curva. Invece, dalla parte del coro (“du côté de chez qui?”, per i proustiani fra il ristorante e il romanico in Emilia), i monaci potevano scorgere il rovescio ottico della frittata, e una situazione opposta: questo vecchio d’aspetto molto malvissuto – Giovanni Evangelista a Patmos – già immerso e schiacciato in chissà cosa fino alla cintola (per punizione? per anamorfosi?), come un Atlante di William Blake o di Samuel Beckett, ormai muto e avvilito e Fin de partie e Oh les beaux jours dopo aver ripetuto le mille volte: “tutto il peso di questa roba deve gravare sulle mie spalle, mentre voi andate in giro notte e giorno a divertirvi…” E l’infelice vegliardo vede questa cosa abbastanza tremenda: un Gesù ormai anziano e depresso e stempiatissimo gli casca addosso a testa in giù scomposto e smarrito, non come quegli aviatori o aviatrici della Paramount che nei film degli anni trenta planavano ridenti su un mucchio di fieno lì pronto, senza guardar su o giù e senza badare alla direzione…

(Alberto Arbasino, Su Correggio)

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12 commenti su “Su Correggio

  1. Oy
    21 settembre 2008

    Grazie cara, questo assaggio di Correggio “all’ Arbasino” è d-e-l-i-z-i-o-s-o! 🙂

  2. Stefania Mola
    21 settembre 2008

    Grazie, carissimo. So che puoi apprezzare quella che ai più parrebbe “irriverenza” (sono venti pagine che vale la pena leggere, tenendo stretto il filo senza temere le gustosissime divagazioni dal tema). 😀

  3. giulia
    22 settembre 2008

    torno a leggerti, non riesco a essere assidua come sempre, ma vengo quando a tempo, perchè qui ho sempre da imparare qualcosa. Un abbraccio, Giulia

  4. Stefania Mola
    22 settembre 2008

    Cara Giulia,
    non mi stancherò mai di dire che non ho nulla da insegnare. Da scambiare e condividere però sì. 😀

    p.s. Facciamo tutti quel che possiamo, non crucciarti. Il tempo è quello che è… Un abbraccio affettuoso.

  5. ange
    28 settembre 2008

    Un saluto e un pensiero , per te e ospiti 🙂

  6. Stefania Mola
    29 settembre 2008

    Grazie, cara! Ma quanto tempo è passato da questa canzone? Sembra ieri, e invece no. 😆

    [Ho un arretrato pazzesco in tutto, vorrei tornare a scrivere almeno su qualcuno tra i libri divorati in questi ultimi mesi, o prendere un appunto al volo su qualsiasi cosa… invece, alla fine faccio (molto) altro. 🙄

    Temo di essere nel pieno della fase di rigetto del blog, e mi dispiace, perché non ho neppure terminato di trasferire tutti i post da Splinder. Uff. 😦 ]

  7. ange
    29 settembre 2008

    E’ una fase comune. 😉

  8. Stefania Mola
    30 settembre 2008

    Ed è grave, secondo te ❓

  9. ange
    30 settembre 2008

    No.
    Reputo il blog allo stesso modo delle altre attività “personali”.
    Non ho aspettative, ma mi piace quella comunanza improvvisa che esplode, le ciacole, i silenzi e l’entusiasmo. Infatti, personalmente, non ho mai avuto problemi o meglio, non ne sollevo. Però, considero che il medium specifico non è cosa di poco conto. Proprio per questo non “mi costringo”. Sono più attratta dalle possibilità di espressione, vorrei applicazioni più ricche. Per i contenuti, sinora sono riuscita a fiutare bene l’aria.
    Come dice la figlia, è tutta una questione di “attenzione” (ihhh come l’ho fatta lunga 😛 )

  10. Stefania Mola
    7 ottobre 2008

    Sottoscrivo tutto.
    La parola attenzione è parola straordinaria. Una tra le più coccolate, dalla sottoscritta. 😀

    p.s. Mia figlia è ancora nell’età disattenta. Sarà per questo che le mamme – per fare le bloggers – dovrebbero avere un fisico bestiale, sigh? 😉

  11. Solimano
    24 dicembre 2008

    Leggere Alberto Arbasino per me è sempre stata una esperienza strana: lo apprezzo parola per parole, riga per riga, frase per frase. Apprezzo la sua ironia distaccata, la sua cultura piena di sorprese, soprattutto i nessi credibili che sa stabilire fra le varie arti: lettaratura e cinema, opera lirica e pittura… e alla fine avverto un senso di vuoto e dopo mezz’ora mi sono dimenticato tutto.
    Il contrario di quello che mi succede con Gadda, a volto faticoso ai primi approcci, persino nell’Adalgisa, un libro incantevole. Ma poi… di Gadda mi ricordo tutto, certe cose le so quasi a memoria, mi sento spronato a rileggere, e l’apprezzamento cresce con la rilettura.

    Della mostra del Correggio a Parma, tutto bene, tranne l’inserimento di Vittorio Sgarbi (machine à écrire, roba sua e di altri) nella home page della mostra. E tranne la consueta parmigianitudine che ben conosco, visto che ci ho vissuto per ventisei anni. Una città bravissima a farsi pubblicità, ma da decenni culturalmente e musicalmente più povera di Reggio Emilia, in cui si lavora a testa bassa, e si spende pro capite per la cultura una delle cifre maggiori d’ Italia. L’ultima delle conseguenze è gastronomica: il parmigiano-reggiano è prodotto per il 70% in provincia di Reggio Emilia , solo che tutti lo chiamano parmigiano…

    grazie Stefania e saludos
    Solimano

  12. Stefania Mola
    26 dicembre 2008

    Carissimo Solimano,
    mi piacerebbe raccontarti cosa è Parma per me, ma ci vogliono un lungo pomeriggio, un tavolino e diversi caffè. Negli ultimi anni è un continuo tornarci (il lavoro del consorte unito al dilettevole – mio – fanno miscela esplosiva). Pensa però che la mia insegnante di lettere del liceo, responsabile della mia formazione in italiano, linguistica, latino, storia, storia dell’arte, ecc. ecc. nonché del mio successivo amore per questo o quello, sempre in tema, era/è di Parma. Indimenticabile.
    ——–
    Grazie a te.

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