Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

L’isola sconosciuta

saramago_isola_sconosciutaYou are innocent when you dream.

C’è un tempo in cui credi che il sogno dell’isola riguardi un approdo, e un altro in cui scopri che è invece partenza. Giorni di attesa paziente all’uscio delle petizioni e poi quello in cui varcare la soglia delle decisioni (porta «usata di rado, ma quando viene usata lo è per davvero»).

Le mappe sono inutili, il destino ti segue come un’ombra tanto vicino da poter allungare la sua mano sulla tua spalla e a navigare serve solo una barca che abbia familiarità con gli oceani e le isole sconosciute.

Una barca. E il mare. «E il cielo, state dimenticando il cielo, Sì, chiaro il cielo, I venti, Le nuvole, Il cielo, Sì, il cielo». Che poi, per arrivare si arriva sempre, nonostante talvolta si naufraghi strada facendo (o forse anche per questo). Perché il mare non ha mai smesso di essere tenebroso né il viaggio di ostacolare il ritorno.

Esiste per ognuno un viaggio – pericoloso ma possibile, specie se un’altra ombra e un altro destino camminano accanto al tuo, un viaggio che il sogno sospende e manipola, insieme agli amori, ai bisogni, alle proporzioni, alle distanze. E un’isola sconosciuta capace – all’occorrenza – di mollare gli ormeggi da sé e non c’è mare d’incognite che tenga, non per sapere chi sei, ché «bisogna allontanarsi dall’isola per vedere l’isola, e che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi».

I migliori scrittori dell’antichità erano geografi. Chi non aveva il coraggio di viaggiare non aveva il coraggio di scrivere.


Datemi una barca, disse

E voi a che scopo volete una barca, si può sapere

Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo, Che isola sconosciuta, domandò il re con un sorriso malcelato, quasi avesse davanti a sé un matto da legare, di quelli che hanno la mania delle navigazioni, e che non è bene contrariare fin da subito, L’isola sconosciuta, ripeté l’uomo, Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più. Chi ve l’ha detto, re, che isole sconosciute non ce ne sono più, Sono tutte sulle carte, Sulle carte geografiche ci sono soltanto le isole conosciute, E qual è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca, Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta, Da chi ne avete sentito parlare, domandò il re, ora più serio, Da nessuno, In tal caso, perchè vi ostinate ad affermare che esiste, Semplicemente perché è impossibile che non esista un’isola sconosciuta, E siete venuto qui a chiedermi una barca, Sì, sono venuto qui a chiedervi una barca, E chi siete voi, perché io ve la dia, E chi siete voi, per non darmela, Sono il re di questo regno, e le barche del regno mi appartengono tutte, Piuttosto appartenete voi a loro e non loro a voi, Che volete dire, senza le barche, non siete nulla, e che loro senza di voi, potranno sempre navigare…


Grazie a te ho una barca da scrivere, ho un treno da perdere
Oggi.


José Saramago
Il racconto dell’isola sconosciuta
Einaudi, Torino 1998 (2003) – ripubblicato da Feltrinelli, Milano 2015

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9 commenti su “L’isola sconosciuta

  1. fulmini
    12 ottobre 2008

    Hai scritto un pezzo peregrinante intorno al viaggio, Stefania. E quando il contenuto e la forma sono una sola cosa…

    Non basta: hai scritto con le tue parole, parole altrui, musiche, disegni, enciclopedie, video. E quando l’idealista e il / la materialista sono una sola cosa…

    Abbracci

    Pasquale

  2. Stefania Mola
    13 ottobre 2008

    Non lo so, caro Pasquale. Era solo il mio compleanno, ho trovato una caletta riparata dai venti e mi sono sottratta un attimo…

    Abbraccio a te, a prestissimo.

  3. ange
    13 ottobre 2008

    Lo sai che passo e spesso resto “muta”. Stringo davvero le labbra con la consapevolezza che non vuole farsi parola. Anche una sola parola potrebbe distrarmi, invece mi piace rimanere immersa, completamente.
    Ti abbraccio, ottobre è un bel mese, per nascere.

  4. Stefania Mola
    13 ottobre 2008

    Ottobre ha una luce speciale, da sempre mi mette addosso euforia. Credo che il tempo in cui nasci scriva istruzioni precise, dentro.

    È un bel mese, qui, di fronte al mare e sotto il quarantunesimo parallelo (lo sai). 😀

    Un abbraccio ricambiato di cuore.

  5. giulia
    20 ottobre 2008

    Cara Stefania, questo libro mi è piaciuto molto e anch’io a suo tempo l’avevo citato in un mio post. Dovremmo tutti avere questa umiltà e non credere che già tutto è noto, che non c’e nulla più da scoprire e da sapevere, dovremmo tutti avere il coraggio di avventurarci nel mare della vita alla ricerca di cosa ancora è sconosciuto e che ci può regalare tante emozioni. Mai stato così attuale… Ma Saramago sa sempre esserlo…
    Un abbraccio, Giulia

  6. Stefania Mola
    26 ottobre 2008

    Carissima Giulia,
    credo che l’ammiccare di Saramago a quel salpare da sé che permette di osservarsi dall’esterno faccia di quest’isola sconosciuta un obiettivo irrinunciabile, rovesciando persino quel nec te quaesiveris extra che chiede il viaggio dentro.
    Credo anch’io che quelle mappe siano destinate a rimanere approssimative per difetto, e mutevoli, come le geografie e i paesaggi dal finestrino di un treno.

    Un abbraccio a te.

  7. ange
    8 novembre 2008

    Devi stare proprio bene su quell’isola 😉
    Abbraccio forte

  8. cochina
    9 novembre 2008

    m’innamoro sempre quando passo qui…

  9. Stefania Mola
    12 novembre 2008

    Ange,
    come ho scritto qualche giorno fa a un amico e lettore di questo mio blog trascurato, in realtà mi piacerebbe sedermi di fronte a un caffè e due chiacchiere. Con ognuno di voi, ma anche tutti insieme. 😀
    [Sull’isola ci starei anche bene, ma in questo periodo la vedo solo da lontano, sigh 🙄 ]
    Ricambio l’abbraccio e resisto. A presto 🙂

    Cinzia,
    per così poco? Non sono di buona compagnia, ma passerà. Un bacio. 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2008 da in Fabrizio De André, José Saramago, Osip Mandel'štam, Tom Waits con tag , , .

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