Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Le chant des sables

Elle était partie de là-bas, du fin fond des terres calcinées de la montagne, en amont du désert d’Anabar.

Questo di Angéle Paoli è un dono in ogni senso. Se è vero che le parole, nel momento in cui incontrano dapprima la carta e poi lo sguardo altrui, cessano di appartenere alla penna da cui sono fluite e diventano di chi le legge; e se è vero, ancor di più, che esistono tanti possibili libri quanti sono i lettori; allora è un dono esclusivo, in cui ognuno si sente pensato con l’attenzione che si riserva a ciò che ci sta a cuore.

Ricevo questo dono almeno due volte, per posta e mentre gli chiedo di lasciarmi entrare. Nelle pagine percorse dalla scrittura sonora e materica di Angéle, che leggo a voce alta perché rilasci lentamente la consistenza d’acqua e di terra dei suoni, il respiro delle singole parole ma anche il moto che le gonfia tutte insieme dilagando in chi legge, come un’onda.

Nelle pagine in cui Sarah si mette in cammino senza incertezze, lasciandosi alle spalle insieme al suo nome. Lei spezza un filo, procedendo dritta insieme alla linea d’orizzonte, guardando avanti, portando con sé lo stretto necessario. Lei risponde alla chiamata e al desiderio del deserto, parte alla volta di sé e non incontra che se stessa persino nel viandante occasionale. Socchiudendo gli occhi, lei rivede un passato che già si è fatto distanza.

Quali territori ci sono oltre il limite di un inizio e di una fine, di una partenza e di una meta? Territori nuovi, certo, un endroit vierge, un sol que nul jamais n’aurait foulé avant elle, e tuttavia così ancestrali da essere radicati nelle regioni più profonde dell’essere, sconosciute a noi stessi, quelle che pur non sapendo dove ci spingono ad andare. Rendendo urgente e irrevocabile il cammino che si intraprende ogni volta che – come lei – si lascia il proprio nome sulla soglia della casa abitata per tanto tempo, insieme a tutte le presenze quotidiane e familiari, i pensieri, i crucci, finanche le proprie impronte.

Lei avverte la propria appartenenza agli elementi piuttosto che ai luoghi (fino all’etendue désertique de son corps) ma imparerà ad appartenere a sé e al nuovo nome che intanto compare tra le righe: Lalla. Un nome che non conosce, benché conosca i nomi e la lingua delle stelle. Un nome che il pastore (che già sa del sortilegio del canto che nasce sotto le dita, al mattino) non le domanda – né lei chiede il suo – mentre la guida al pozzo. Con la levità del silenzio tra i loro passi e le loro rispettive appartenenze (sans parler, conscients l’un et l’autre de l’inutilité de la parole), ché il cammino basta a sé. Un cammino cullato da un improvviso canto, come se chaque grain de sable expulsait un soupir, cui lei unisce il suo.

Elle…  elle… elle… l’inizio del suo cammino è una successione di passi reiterati e scanditi senza nome. Poi improvvisamente Lalla. Che suona come le lallazioni della prima infanzia che lei stessa ricrea, il momento in cui il linguaggio s’apprende attraverso i maldestri tentativi di articolazione e imitazione. Lalla che arriverà alle sonorità sottili di un canto cosmico, la chiave per accedere alla parte sconosciuta di sé, proche de se fondre dans l’univers infini des sables.


Angèle Paoli
Lalla ou le chant des sables
Editions Terres de femmes, 2008

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6 commenti su “Le chant des sables

  1. Angèle Paoli
    22 gennaio 2009

    Cara Stefania,

    Scopro con grande emozione e piacere il tuo articolo sul mio racconto. Ti ringrazio mille e una volte. E’ bellissimo. Ti scrivo nel pomeriggio su carta.

    Sto ascoltando su Terres de femmes, nello stesso tempo di te, “Monday”.

    Complice malinconia.

    Ti abbraccio,

    Angèle

  2. Stefania Mola
    22 gennaio 2009

    Angèle cara,

    per ringraziarti ancora. Sono pagine davvero bellissime, ed ho solo questo modo per dirlo.

    Un abbraccio affettuosissimo a te, con la stessa musica.

  3. aangie
    27 gennaio 2009

    Belle queste “terre”, non le conoscevo. Grazie
    Un abbraccio

  4. Stefania Mola
    27 gennaio 2009

    Meritano, cara Ange,
    sono certa che apprezzerai. 🙂

    Buonissima giornata a te.

  5. Pingback: Le lieu était immobile, la parole sombre « myfavoritethings

  6. zeneize
    10 febbraio 2009

    insisti. Z.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 gennaio 2009 da in Angèle Paoli con tag , .

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