Squilibri

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La febbre dei libri

matthias_stom_young_man_reading_by_candlelightSe le umane cose non sono che sogni, la vita di Alberto Vigevani – di cui ricorre oggi il decimo anniversario della scomparsa – dev’essere stata un sogno straordinario.

Scrittore, poeta («anzi: un poeta che ha scritto romanzi», secondo Lalla Romano), ma soprattutto editore e libraio antiquario, tra tutti i libri che ebbe la fortuna e la capacità di avere tra le mani amò proprio quell’Hypnerotomachia Poliphili ubi humana omnia non nisi somnium esse docet stampata da Aldo Manuzio nel 1499, e all’insegna del Polifilo consacrò tanto la sua libreria quanto la casa editrice da lui fondata.

Di quel sogno straordinario (e avventuroso), intriso del sapore delle cose perdute, ancor oggi colpiscono la densità e la trama fittissima di luoghi, circostanze, accidenti, incontri, viaggi, di relazioni e amicizie con intellettuali, imprenditori, pittori affermati (come Morandi, l’artista italiano da lui più ammirato per la cultura e l’incredibile modestia, che gli ricorda l’«alta figura di un monaco di Masaccio negli affreschi del Carmine»).

E i libri, naturalmente, a partire dall’iniziazione di rito grazie alla lettura di Verne e soprattutto Salgari («duratura e divorante passione» più che primo amore) e al rapporto quasi “fisico” delegato ai sensi che ogni appassionato conosce bene. L’attrazione nei confronti degli apparati illustrativi che facilmente lo avrebbe condotto a diventare mercante d’arte più che il raffinato libraio antiquario che fu, nato «annusando i libri che gli capitavano tra le mani» e consapevole che «le migliori occasioni sono spesso risultato delle distrazioni o incompetenza di noti librai». O i ricordi delle bancarelle, vera «scuola di cultura» e passaggio «furtivo e irregolare» al «vasto anfiteatro» della civiltà delle lettere.

Il percorso di un cacciatore di rarità – di quei libri «di mezza età» apparentemente tristi, «spesso amici della polvere, una polvere quasi solida» – fatto di aneddoti divertiti, isole del tesoro e relative mappe, elogi e critiche, successi e occasioni mancate da lui stesso raccontato con franchezza, garbo e stile d’altri tempi. Un cacciatore di successo se Joseph, un libraio di Londra «che portava l’abito blu e la bombetta dei finanzieri della City», di fronte al fiuto e alla rapidità nel concludere un buon affare, lo soprannominò «Veni, vidi, vici».

Un outsider della letteratura italiana, ma soprattutto amante e profondo conoscitore dei libri («i libri più affascinanti o più importanti non amano frequentare i cataloghi, sfuggono a occhi troppo indiscreti»),  che le parole di Geno Pampaloni – suo leale amico e critico severo – ci restituiscono intatto: «nel nostro panorama letterario spicca proprio per la sua caratteristica di “inappartenenza”, una sorta di aristocratica solitudine, un’incapacità di sgomitare. Era libraio antiquario nelle stanze del Polifilo di via Borgonuovo, ma amando i libri di un amore assoluto si rifaceva del necessario dolore di venderli trasformandosi in editore sotto la stessa insegna del Polifilo e, rischiando il portafoglio ad ogni titolo, ristampava libri rari, introvabili».

Perché, come amava ripetere, «tutto per me torna ai libri o da essi parte».


Alberto Vigevani
La febbre dei libri. Memorie di un libraio bibliofilo
Sellerio, Palermo 2000

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2 commenti su “La febbre dei libri

  1. Simona
    23 aprile 2009

    Cara Stefania,
    ho letto questo delizioso volumetto qualche tempo fa e come sempre mi fa piacere ritrovarlo qui. Che bella veste ha il tuo blog adesso… e la tua presentazione è delicata e simpatica!

    Un caro saluto,
    Simona C.

  2. Stefania Mola
    23 aprile 2009

    Carissima,
    ogni tanto faccio le pulizie di stagione per alleggerire il senso di prolungato abbandono. Il tempo e la mente (più o meno ingolfata da altre cose) sono quelli che sono, e talvolta l’abito nuovo (anche al blog) regala l’illusione di una nuova energia. Propositi volenterosi, insomma.

    Ho rispolverato il volumetto di Vigevani con grande piacere (una di quelle vite libresche avventurose che mi sarebbe piaciuto vivere).

    Un abbraccio affettuoso. Perdona i miei passaggi silenziosi, la stima e la fedeltà sono immutate. 😀

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