Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Terrae motus

terrae_motusQuella notte stessa ricevetti le prime telefonate. Gli artisti chiedevano: possiamo fare qualcosa? Subito ebbi l’idea che l’arte c’entrava in qualche modo. Si doveva rispondere all’evento catastrofico. C’era dell’energia nell’arte, tanta energia da potersi contrapporre a quella scatenata dalla Terra.

(Lucio AmelioTerrae motus)


[Forse perché la mia storia personale ha una familiarità irrisolta con i terremoti e con le emozioni laceranti che questi eventi portano con sé. Forse perché tra il 1976 e il 1977 – al seguito del lavoro di mio padre – ero in Friuli e nel 1980 tra Irpinia e Basilicata a toccare con mano le macerie, le cose deprivate del loro nome e la vita che se n’era andata. Forse perché ricordo nei polmoni l’odore di polvere, briciole e silenzio che non ha uguali, lo stesso che emanano le centinaia di immagini che scorrono davanti agli occhi da ore. Forse. Ma è da stamane all’alba che la medesima emozione mi preme nuovamente addosso, e non solo per la consuetudine e l’affetto che mi legano alle terre d’Abruzzo. Forse perché ogni terrae motus non solo interrompe bruscamente storie ed esistenze ma costringe a guardare senza filtri le nostre barchette fragili, i gusci di noce inadeguati con cui affrontiamo il mare aperto. Ci sfolla tutti, ci rimette raminghi a transitare sotto il cielo, senzatetto. Ospiti, cittadini aggiunti, ultimi inquilini]

Dov’è quella stanza, ragazza di autunno dell’80?
Ogni vento portava la polvere di tufo
scossa dal terremoto e strofinata in faccia.
Dov’è la tua schiena al soffitto, arrossata
per le carezze di carta vetrata del giovane amaro?
Dopo di te cent’anni di pazienza.
Ora tra noi si recita l’età,
per disgusto di essere attraenti.
Qualunque destino è stato minore, perduto il migliore con te.

(Erri De Luca, ivi)

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2 commenti su “Terrae motus

  1. ababarbra
    8 aprile 2009

    bellissimo il tuo post…per me ogni notte è un problema… vivo in un’altra città ma le scosse si avvertono e non ne avevo sentite mai di così intense…le mura sembra che scricchiolino…e la paura è tanta…ma come fanno quelli che sono proprio dei posti più colpiti a non impazzire?

  2. Stefania Mola
    8 aprile 2009

    Molti pensano che di fronte alle tragedie come questa l’emozione sia troppo facile e scontata. Ma non è così. Non siamo tutti cani o sciacalli. Non tutti crediamo alla semplice fatalità (non è mica la Natura ad aver costruito alveari a più piani fatti di materiali scadenti e non a norma). Si potranno raccogliere soldi, viveri, beni di conforto, un giorno si riuscirà a ricostruire le case, le strade, i negozi. Ma le persone? Le loro storie? La loro paura (e la nostra)?

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Questa voce è stata pubblicata il 6 aprile 2009 da in Erri De Luca, Lucio Amelio con tag , , .

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