Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

How many roads

Guillaume Apollinaire, Ludovico Ariosto, Charles Baudelaire, Piero Bigongiari, Ives Bonnefoy, Josif Brodskij, George Gordon Byron, Dino Campana, Blaise Cendrars, Samuel Taylor Coleridge, Hart Crane, Gabriele D’Annunzio, Dante Alighieri, Emily Dickinson, Ugo Foscolo, André Frénaud, Johann Wolfgang Goethe, Jorge Guillén, Victor Hugo, Juan Ramon Jiménez, John Keats, Rudyard Kipling, Mario Luzi, Christopher Marlowe, Herman Melville, Pablo Neruda, Gérard de Nerval, Omero, Orazio, Ovidio, Giovanni Pascoli, Octavio Paz, Edgar Allan Poe, Aleksandr Puškin, Percy Bysshe Shelley, Robert Louis Stevenson, Rabindranath Tagore, Torquato Tasso, Charles Tomlinson, Giuseppe Ungaretti, Derek Walcott, Walt Whitman, Carmen Yáñez, William Butler Yeats.

Confesso: ognuno degli autori e dei passi raccolti – comprensivi di testo originale a fronte – mi era già noto, in alcuni casi familiare. Ma non ho saputo resistere al modo in cui le innumerevoli strade del viaggio sono state riunite in questo volume, disegnando non una mappa qualunque bensì nodi, intrecci e [s]confini al di sopra di ogni cronologia e di ogni rotta.

È il motivo per cui dire “poesie di viaggio” non fa il paio con “poesie d’amore”; anche nei limiti di una selezione (necessaria) e di uno sguardo (parziale) non si tratta di una “categoria” ma del viaggio stesso della poesia sulle rotte degli aneliti umani d’ogni tempo e d’ogni luogo.

Un’intuizione – quella che l’esperienza letteraria stessa sia viaggio – nata con l’Odissea e proseguita con il mettersi di Ulisse in mare aperto per un ritorno definitivo, oltre Itaca, l’esperienza storica e il tempo. Dal nodo del navigatore omerico e dantesco nascono viaggi che prendono corpo nel momento del racconto, che sono – per coloro che scrivono – uscita da sé con ritorno, accesso al luogo di immaginazione e memoria d’altri.

Dei mille fascinosi paesaggi che incantano l’uomo d’ogni tempo il poeta cerca dunque il segreto e la cifra, la chiave dello stupore e dell’orizzonte. Sicché il viaggio coincide con l’esperienza cardine della poesia, e la poesia – ubiqua, in movimento perpetuo e al di sopra d’ogni distanza geografica – diventa viaggio assoluto senza che esista tradizione di “poesie di viaggio”, non genere ma ispirazione, “motore” per la ricca tradizione narrativa dei mondi e dei mari di Stevenson, Melville, Conrad.

E filo rosso che attraversa un’umanità peregrinante per amore o inquietudine ovvero le innumerevoli forme in cui il viaggio si manifesta, che si tratti di richiamo del mare, del cielo o dell’oblio, di Grand Tour o tormento esistenziale, di viaggio cosmico o da profugo, di esperienza visionaria o di sogno.

Da Ulisse a Ulisse, passando per la poesia di viaggio moderna inaugurata da Coleridge, Mussapi suggerisce che il senso ultimo sia il ritorno, l’origine, la ragione profonda che muove l’impulso a seguir virtute e canoscenza. Lì dove – ben lungi dal chiedere a Itaca la meta, ché già ha dato il viaggio – si cerca un approdo forse mai disegnato sulle mappe, ma non per questo meno reale.


Poesie di viaggio
a cura di Roberto Mussapi
EDT, Torino 2009

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Questa voce è stata pubblicata il 10 luglio 2009 da in Dante Alighieri, Kostantinos Kavafis, Omero, Roberto Mussapi, Samuel T. Coleridge con tag , .

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