Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Essenziale amicizia

Scrivere è difendere la solitudine in cui ci si trova; è un’azione che nasce solo da un isolamento effettivo, ma comunicabile, in cui proprio per la lontananza di tutte le cose concrete è possibile scoprire relazioni tra loro.

María Zambrano e Cristina Campo, due solitudini e due scritture. Due diverse declinazioni di esilio e di distanza dal mondo. Del loro incontro attraverso le parole e della profonda intesa nata nonostante vent’anni di differenza anagrafica ci è concessa la lettura di una voce sola – quella di Vittoria Guerrini/Cristina Campo – scampata al naufragio che sembra il destino d’ogni suo carteggio.

E tuttavia un relitto così prezioso (22 testi brevi e discontinui nei quali con familiarità, affetto e dedizione estremi Cristina si rivolge a María definendola «mia Custode», «dolcissima», «vicina sempre») non impedisce all’«essenziale amicizia» instauratasi tra le due corrispondenti di mostrarsi nella sua purezza di «dono da solitudine a solitudine», concordando con quanto suggerito dalla curatrice Maria Pertile nella nota che apre il volumetto: «Dato che una lettera vera proviene dallo spazio incalcolabile dell’amicizia, ciò che resta non è (mai) poco».

Un dono svincolato da calcoli e convenzioni che rende possibile – pur in assenza della voce della grande pensatrice spagnola – unirci idealmente alla Campo nel ringraziarla d’essere in ogni modo “presente” in quello spazio per nulla illusorio animato da parola, vita, amore e tempo che hanno saputo costruire al di là delle distanze. Un’amicizia capace di riverberare le gioie, le riflessioni, le nostalgie e le preghiere condivise, resistendo oltre l’ultima pagina, come ininterrotta e fiduciosa attesa, senza un epilogo.

Carissima, tu scrivi che ti sembra io sia andata molto lontana. È vero – ma non da te.
(Cristina Campo, 16 settembre 1966)


Cristina Campo
Se tu fossi qui. Lettere a María Zambrano 1961-1975
Archinto, Milano 2009

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8 commenti su “Essenziale amicizia

  1. AlfaZita
    15 luglio 2009

    Ritorni tu, con Cristina Campo, Marìa Zambrano, ritorno anch’io.
    Prendo il sottile ma solido filo dell’amicizia che le legava.
    La loro dolorosa nostalgia di dialogo- circolarità di comuni esperienze e di comuni emozioni-.
    L’amicizia che rende la nostra vita emozionale più aperta e palpitante, la sua tenerezza ottima via di comunicazione flebile e silenziosa.

    Parli dell’Amicizia, Stefania, quella che ha trasformato il mio corpo, in corpo vissuto, che mi ha insegnato che la fedeltà all’amico è una virtù.

    Scriveva Kundera*: “ Quel che più mi ha sconvolto dei grandi processi staliniani è la fredda approvazione con cui gli uomini si Stato comunisti accettavano la condanna a morte dei loro amici”.

    Un lancio di pietre nel fiume, il tuo cercare, Stefania. Tutte segnate da numeri blu per non smarrire la rotta verso l’amicizia, perduta oramai nei rivoli sfondati di Facebook e in tutto l’anonimato che passeggia impettito nelle vie virtuali, senza patos, senza amore e trasporto, senza un vero interesse per l’altro.

    E la signora Maria, portiera del mio stabile, avrebbe di proposito aggiunto:
    – Ci sarebbe tanto da dì…signora Alexandra!

    Con affetto
    Alexandra
    *Milan Kundera: Un incontro (Adelphi)

  2. Stefania Mola
    16 luglio 2009

    Ci sarebbe tanto da dire, concordo con la signora Maria, cara Alexandra. Prima cosa tra tutte che ho tenuto (e continuerò a tenere) Facebook lontano da me, perché il tempo è prezioso e non ammette distrazioni e disattenzioni (inevitabili) come quelle prodotte da un’anonima piazza virtuale. In cui si muovono tutti ad eccezione delle emozioni.
    Non ricordo chi diceva che per considerarsi amici fosse necessario aver pianto ed essere stati felici insieme, almeno una vita. E non ci vuole una vita anche a farsi segnare dalle rughe, e a diventare fieri d’essere scritti e vissuti agli occhi degli altri?

    L’affetto [mio] è ricambiato, corre sul filo di queste distanze non misurabili che ogni giorno tentiamo di erodere, anche scrivendo.

  3. Anna Maria
    22 luglio 2009

    Approdata per caso in questo luogo di S qui libri, trovo con la gioia del riconoscimento e la sorpresa della scoperta una terra familiare eppure ancora ricca di segreti da svelare. Grazie!

  4. Stefania Mola
    22 luglio 2009

    Non finisco di stupirmi della Rete e delle sue possibilità, dei sentieri che il caso o l’occasione aprono all’incontro inaspettato con anime affini. Benvenuta, Anna Maria, se permetti vorrei fare di te uno dei miei segnalibri. 😀

  5. Anna Maria
    22 luglio 2009

    Volentieri, Stefania, nel frattempo ho scoperto molte altre affinità: vivi nella terra di metà delle mie origini, hai curato su “Stupor mundi” (dedicato a chi, in perenne bilico tra due mondi, finisce per essere straniero in tutti, condizione che non mi è estranea), tra le tante, due voci a me molto care, perché relative a due castelli fridericiani posti nell’altra metà delle mie radici, quella materna. L’agnizione telematica comincia a diventare una madeleine irrinunciabile.
    Una chicca su Federico II, che non mi stanco di raccontare quando parlo di storia letta attraverso la lente dell’orgoglio nazionale. In un manuale di storia tuttora in uso nelle secondarie in Germania, viene presentato così: “Ehrgeizig, habsüchtig, eher Sizilianer als Deutscher”, ovvero “ambizioso, avido, più siciliano che tedesco”. In altre parole, dal microcosmo di una frase su un libro di scuola al macrocosmo di una reciproca diffidenza atavica.
    A presto e grazie per la fucina di idee di questo blog!

  6. Stefania Mola
    22 luglio 2009

    Mi confermi qualcosa che sospettavo: sono i pugliesi ad amare incondizionatamente lo Svevo, è una “follia” tutta nostra. 😀

    Perché se è vero che sulla sua tomba, a Palermo, i fiori freschi avvolti nei colori della Germania non mancano mai, è altrettanto vero che solo da queste parti ne abbiamo fatto un mito inossidabile, in barba all’oggettività storica. O meglio, gli storici da tempo cercano di restituire le cose così come stanno, ma devono vedersela con muri ardui da abbattere: da una parte il filone “esoterico” (che vede ad ogni costo misteri e cabale anche dove non ce ne sono, infischiandosene dei documenti e delle evidenze), dall’altra gli strenui difensori di un certo turismo “mordi e fuggi”, che “senza” Federico (ovvero con un Federico più “storico” e “umano” e meno mitico) temono possa cadere ogni interesse verso queste lande già così ricche d’ogni ben di Dio.

    Sospettavo che l’era dei teutonici nostalgici a caccia di memorie degli Hohenstaufen fosse tramontata da tempo, ma addirittura tu mi confermi la buona salute delle frecciate e delle diffidenze verso il Sud “adottato” e amato da quello strano tedesco, al quale – dopo Cortenuova – nessun leghista o aspirante tale potrà perdonare alcunché. 🙂

    Di aggettivi se ne sono sprecati, per lui: a me continua a piacere quel che scrisse Abulafia vent’anni fa e che riportai io stessa in un contesto in cui si diceva della sostanziale ambiguità del personaggio: «Non fu un siciliano, né un romano, né un tedesco, né un mélange di teutonico e latino, ancor meno un quasi-musulmano: fu un Hohenstaufen e un Altavilla».

    Grazie a te di questi incontri e di questi spunti.

  7. Anna Maria
    22 luglio 2009

    Sottoscrivo in questo caso ogni tua parola, non solo la citazione di Abulafia, geniale sintesi. Quella del filone esoterico è l’ennesima tentazione modaiola, quando non serve per riscrivere la storia a proprio uso e consumo. Ultimamente sento odore di fumo esoterico sollevato a coprire – malamente – la puzza dei sempiterni cambiamenti di giubba e bandiera. Eppure lo stesso Meyrink, scrittore culto dell’esoterismo, tirato per la giacchetta qui e là dagli epigoni di ogni parte, aveva un gran fiuto per le bufale loggimassoniche.
    Chiedo scusa per la divagazione, ma i tuoi spunti mi mandano letteralmente a nozze e dalle nostre parti, si sa, i festeggiamenti per le nozze durano fino a notte inoltrata con brindisi, balli e danze.

  8. Stefania Mola
    24 luglio 2009

    Arrivo tardi, dove eravamo rimaste?
    Alle divagazioni. Festeggiamenti che si protraggono tirandosi l’un l’altro come le ciliegie. 😀
    Credo che Cristina Campo non ce ne vorrà per aver divagato: in fondo rimanendo fedeli a quel caloroso corrispondere sul filo della distanza che lei ha sperimentato così bene.

    A presto, cara Anna Maria, buonissima notte. 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 13 luglio 2009 da in Cristina Campo, María Zambrano con tag , .

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