Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Cinque libri e una catena

5libriIncatenata da Guido, dovrei riuscire a indicare due libri che mi piacerebbe leggere, nonché avere la faccia tosta di consigliarne altri tre.

Ammetto che la mia lista dei desideri è sempre desolatamente vuota; semplicemente perché i percorsi che portano ai libri sono misteriosi, imprevedibili e inattesi; il desiderio insorge all’improvviso e viene soddisfatto praticamente “in tempo reale”, prima ancora che io possa cadere nella tentazione di archiviarlo…

Quanto ai consigli per gli acquisti, mi è già capitato di esprimermi in proposito: impossibile. I lettori sono mondi a sé, sospettosi e diffidenti, navigatori solitari e strenui difensori del privilegio della scoperta. Esistono tanti libri quanti sono i lettori, persino tra i simpatizzanti degli stessi autori. Che fare?

Provo ad onorare la sfida e la catena, ma declino ogni responsabilità sventolando il decimo diritto di Pennac*.

Desideri:

guscioIl guscio della tartaruga, di Silvia Ronchey.
Perché promette piccole ma veridiche biografie di 65 personaggi illustri. O meglio: autobiografie per interposta persona. Ritratti dipinti da se stessi. Da Agostino raccontato con le parole delle Confessioni, a Francis Scott Fitzgerald ammalato di «febbre delle frasi», disperato nei giorni in cui non riusciva a buttar giù neppure una parola, ma ancor più in quelli in cui si domandava «se scrivere vale la pena». Al lettore curioso viene chiesto di mettersi alla prova per saperne di più…

raccontoRacconto delle nove città, di Nina Berberova.
Dopo Il giunco mormorante mi ero ripromessa da lungo tempo di ritornare su di lei e sulla sua scrittura. Lo vorrei fare con questo racconto di fantapolitica, ambientato – come quello di Orwell – in un 1984 immaginato in modo forse peggiore di quanto i tempi ci hanno poi riservato – ma non abbastanza da lasciarci dormire tranquilli.

Inviti:

spiaggiaLa spiaggia, di Cesare Pavese.
Non certo la sua prova migliore, eppure intonato alla stagione e alla sua pausa riflessiva. C’è tutto: l’amicizia, il ritorno alle radici, il pensiero rivolto alla giovinezza. Un albero di ulivo dallo spiccato valore simbolico, perché «nulla è più inabitabile di un luogo dove si è stati felici». E il mare, “luogo” da Pavese  avvertito come «estraneo», dove «non si è mai soli» e dove «i giorni non contano».

magrisL’infinito viaggiare, di Claudio Magris.
Quale stagione migliore per quel desiderio inesauribile di sperimentare vite, incontri e luoghi altri, per sentirsi Nessuno e «poco più di uno sguardo, una forma cava nella quale si imprime la forma della realtà»? Un libro di infinite storie a cielo aperto, di passi reali e metaforici nel segno della specialissima trinità vivere-viaggiare-scrivere.

versiVersi del senso perso, di Toti Scialoja.
Perché è tempo di parole ma anche di gioco lieve, di lingua bambina e «incantesimi sonori». Le apparenze, l’istinto ritmico e musicale, la vena infantile, il suo bestiario poetico e un po’ stralunato non ingannino: sono gli odori e i suoni – intatti – di una «infanzia priva di morte», della capacità di tenere vivi i sogni. Non prendiamoci in giro: ne abbiamo ancora bisogno.

* L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui. Piccolissime, segrete connivenze che dicono la paradossale felicità di vivere, nel momento stesso in cui illuminano la tragica assurdità della vita. Cosicché le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.

(Daniel Pennac, Il diritto di tacere, decimo tra i diritti imprescrittibili del lettore illustrati in Come un romanzo)

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7 commenti su “Cinque libri e una catena

  1. Anna Maria
    25 luglio 2009

    Sempre all’insegna del decimo diritto di Pennac, ringrazio incuriosita e provo a formulare desideri e inviti:
    Desideri:
    Proseguire nella lettura e nella traduzione di Felicitas Hoppe, Johanna. La cifra di Giovanna d’Arco attraverso la ricerca, la passione, il tormento di una giovane ricercatrice contemporanea. Felicitas Hoppe (1960) vive a Berlino, conosce bene l’italiano, è apprezzata in Germania, inspiegabilmente mai tradotta nel nostro paese.

    Roberto Torti, Settore 4C Fila 72 Posto 35. Il titolo di libro, ma anche del blog dell’autore, altro non è che il biglietto di quel fatidico 5 maggio che rappresenta il condensato dei peggiori incubi, ma anche l’emblema dell’interitudine. Il sottotitolo è “ovvero quando non vincevamo mai”. Ne propongo un altro ancora “ovvero quando la passione sportiva si trasforma in letteratura di tutto rispetto.

    Inviti:

    Christoph Ransmayr, Il mondo estremo. Torna a essere reperibile la traduzione italiana di questo romanzo del 1988. Cotta, amico di Ovidio, si reca a Tomi alla ricerca dell’autore delle Metamorfosi, in esilio.

    ‘O munaciello. Storia e storie di uno spiritello napoletano (aggiungo io: non solo napoletano, ma almeno anche pugliese e lucano) svelate da Carmine Allocca e Giuseppe Errico.

    Leo Meter, Lettere a Barbara. Inspiegabilmente (perché inspiegabilmente? Dimenticavo che nostalgia e speranza, amore e tenacia non fanno né ‘fine’ nè cassetta) sul sito IBS; esiste un’edizione cartacea del 1993, nella collana Einaudi ragazzi. Le lettere dello scrittore, che nel 1943 scrive dal fronte orientale alla figlioletta, sono riportate nella versione originale manoscritta e corredata di disegni e accompagnate dalla traduzione del testo a fronte. Realtà della guerra e incanto delle fiabe in questo carteggio che riporta anche le lettere di Barbara a “Papaleo”, dettate alla mamma.
    Aggiungo la nota biografica di Leo Meter (1911-1944): nato a Colonia, scenografo, illustratore, progettò e diffuse manifesti antifascisti. Fu arruolato a forza dalla Gestapo e forse giustiziato perché quando doveva sparare, sparava in aria.

  2. Stefania Mola
    26 luglio 2009

    E grazie di questa vetrina scintillante, di fronte alla quale taccio per evidenti lacune. Avrei dovuto – secondo le regole della catena – passare ufficialmente il testimone e indicare a mia volta alcuni bloggers volenterosi, ma non l’ho fatto. Quindi le tue proposte mi salvano in corner. 😀

    Quanto allo spiritello hai ragione: il munaciello di Napoli è parente strettissimo dell’omonimo pugliese, nel Barese detto anche monacidd, ma anche del monachiello/monachidd calabrese e del monachicchio lucano. Insomma, la concorrenza è agguerrita… 🙂

  3. melania
    29 luglio 2009

    grazie sai..voglio dire che i lettori sono sì diffidenti ma a volte si chiedono: come faccio a scegliere il prossimo libro da leggere? certo..se qualcuno di cui mi fidassi..mi suggerisse…mi invitasse… ecco, io penso ci si possa fidare di te!

  4. paolozardi
    29 luglio 2009

    Dici bene: “i lettori sono mondi a sé, sospettosi e diffidenti, navigatori solitari e strenui difensori del privilegio della scoperta”. I consigli possono illuminare porte che già si era deciso di oltrepassare, senza sapere dove si trovassero, ma difficilmente possono indicare nuove strade.
    Si arriva ad un libro tramite una sorta di corteggiamento – un appostamento, un primo timido tentativo di trovare confidenza, un’occhiata da lontano. E non è un caso, poi, che i libri migliori sono quelli che si finisce per leggere a letto!

  5. Stefania Mola
    30 luglio 2009

    Benvenuta, Melania.
    Fidarsi è un verbo sovversivo, in questi tempi diffidenti ed autoreferenziali. Ma è un verbo straordinario, di cui son la prima – e irragionevole – sostenitrice. Magari continuamente smentita dai fatti, ma bisogna pur provarci… Grazie per questa tua fiducia [faccio sempre – e solo – quel che posso e che so (o credo di sapere)]. 😀

    @ Paolozardi:
    questa cosa del corteggiamento è proprio vera. 🙂 Quelle mosse felpate e un po’ goffe nei primi contatti, che fanno sorridere con lo sguardo e il senno del “poi”; quell’impazienza… (i libri sono specialisti dell’attesa, e lo fanno con una dignità esemplare, ma noi lettori… no).
    Non è un caso – no – che il momento delle letture migliori sia consumato previa scelta accurata di ambiente, atmosfera, confort collaterali ed accessori in tema. Previo distacco di cavi telefonici e apposizione sull’uscio di un cartello in bella evidenza: Si prega di non disturbare. E che – come nella fase acuta di ogni innamoramento – immersi in un libro non siamo mai dove gli altri ci vedono (o credono di vederci), bensì sempre altrove.
    [Dalla qual cosa si capisce come l’innamorato e il lettore siano accomunati da una sorta di “bene incurabile” che non li salva dal loro destino ma salva certa dolcezza di cui si è vivi].
    Benvenuto anche a te. 🙂

  6. Cesca
    1 ottobre 2009

    Lasci perdere. Mia madre leggendo Magris è caduta in depressione: non basta l’abilità linguistica a fare un libro. In questo mondo c’è troppa politica e niente sostanza. Cesca

  7. Stefania Mola
    1 ottobre 2009

    Per Sua madre mi spiace davvero, Cesca, ma se è vero che la buona scrittura non basta è vero anche che non esiste libro che sia univocamente fatto per ognuno di noi, né esiste un momento “giusto” che sia uguale per tutti i lettori. Libri che in passato sono stati abbandonati o rifiutati possono tornare inaspettatamente, magari solo perché la propria vita è cambiata, nel bene o nel male. E viceversa. Spesso ciò da cui fuggiamo, nei libri, è qualcosa da cui fuggiamo nella vita e dentro di noi; così come quello che troviamo (e ci appassiona) in qualche modo ci appartiene.

    Chi scrive ha grosse responsabilità, certo, ma – soprattutto quando scrive bene – condivide meriti e “colpe” con chi legge. Sta a noi – finché possiamo scegliere – stare alla larga dalla troppa politica e, doverosamente, fare spazio alla sostanza.

    Grazie, Cesca, del Suo punto di vista.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 luglio 2009 da in Cesare Pavese, Claudio Magris, Daniel Pennac, Nina Berberova, Silvia Ronchey, Toti Scialoja con tag , .

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