Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Libri e inganni

Era un grande quadrato di venti piedi per venti, collocato al centro della stanza. La sua superficie era fatta di piccoli cubi di legno, di dimensioni variabili, ma grossi in media come un ditale, e legati per mezzo di un filo di ferro. Su ciascuna faccia di questi cubi era attaccato un pezzo di carta con su scritta una parola in laputiano. C’erano tutte le parole della lingua, nei loro differenti tempi, modi o casi, ma senza alcun ordine. Il professore mi pregò di fare attenzione, perché stava per far funzionare la macchina. A un ordine, ciascun allievo prese una delle quaranta manovelle di ferro disposte ai lati del telaio e le fece fare un giro brusco, in modo che la disposizione delle parole si trovò completamente cambiata; poi trentasei di loro furono incaricati di leggere a bassa voce le differenti righe che apparivano sul quadro, e quando trovavano tre o quattro parole che, messe l’una di seguito all’altra, costituivano un elemento di frase, le dettavano ai quattro altri giovani che servivano come segretari. Questa operazione fu ripetuta tre o quattro volte, e l’apparecchio era concepito in modo che, a ogni giro di manovella, le parole formassero combinazioni diverse, col girare dei cubi su se stessi […]

Nel corso del suo terzo viaggio Gulliver si imbatte nell’isola volante di Laputa e nella città di Lagado, sede di una Grande Accademia stravagante almeno quanto gli scienziati che vi operano. È lì che trova la macchina per fare libri, un mostruoso congegno che può produrre fior di volumi grazie all’associazione di parole casualmente combinate dal moto di cubetti fatti girare con delle manovelle.

La letteratura è piena di macchine per scrivere ed altre bizzarre invenzioni ad uso e consumo di scrittori o aspiranti tali, più o meno funzionanti, stravaganti o mostruose, come quella di Raimond Queneau o come il versificatore di Primo Levi, fino al generatore di storie di Vasset. Parenti lontane di quella macchina per pensare – fatta di cerchi concentrici in legno che interagiscono secondo un meccanismo combinatorio di segni e simboli – che da Raimondo Lullo passa per Borges e arriva ai nostri computer.

A questo e a molto altro mi ha fatto pensare Lo scrittore automatico, un racconto di Roald Dahl “nascosto” dietro Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra: due brevi storie di libri e di inganni, due frecciate spiazzanti contro il mondo dei libri, divertenti, ciniche e perfette fino al punto di riservare solo all’ultima pagina il colpo da maestro, insieme ad una riflessione amara e impietosa sul mondo degli scrittori e dei lettori in anticipo sui tempi del best seller selvaggio e – perché no? – di molti blog.

Al giorno d’oggi, Mr Bohlen, l’articolo artigianale non ha speranze. Non può assolutamente competere coi prodotti fatti in serie, specie in questo paese… lo sa bene. Tappeti… sedie… scarpe… mattoni… terrecotte… qualunque cosa le venga in mente… ormai è tutto fatto a macchina. Forse la qualità sarà inferiore, ma non importa. Sono i costi di produzione che contano. E in quanto ai racconti… sono un prodotto come tutti gli altri, come tappeti e sedie, e di come vengono realizzati non gliene importa a nessuno, purché si consegni la merce. E noi li venderemo all’ingrosso, Mr Bohlen! Manderemo a gambe all’aria tutti gli scrittori del paese! Soffocheremo il mercato!


Roald Dahl
Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra
Guanda, Parma 2009

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2 commenti su “Libri e inganni

  1. Anna Maria
    9 agosto 2009

    Un tema, questo, in grado di esercitare un fascino sicuro. Quando ho letto, tempo fa, i racconti di Dahl, non ho potuto fare a meno di pensare al Poesie-Automat, il “versificatore elettronico” di Hans Magnus Enzensberger. Anche i poeti si divertono a ‘giocare’ con gli strumenti del mestiere, con esiti non sempre prevedibili.

  2. Stefania Mola
    10 agosto 2009

    Ecco, vedi… Ad ognuno fa venire in mente un illustre precedente (e in ogni caso richiamare questo tema nasconde sempre una ironia – più o meno velata – nei confronti della “saccenza” contemporanea). Solo che Dahl è davvero cattivissimo. :)))

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