Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Una cosa piena di mistero

«Noi partiamo da zero, e le parole no; che è la cosa importante, la più importante, sempre. Giacché, sebbene si cresca nella lingua, quando si iniziano a usare le parole per creare una narrazione la cosa è ovviamente tanto diversa dall’usare anche le stesse parole per dire “Pronto” al telefono, quanto lo è mettere la pittura sulla tela. Tentare questo salto nel buio è il motivo preciso per cui gli autori di narrativa scrivono. E di certo hanno scoperto quell’audacia, e concepito quel desiderio, dalla lettura […].

In effetti, imparare a scrivere potrebbe essere parte dell’imparare a leggere. Per quanto ne so io, la scrittura scaturisce da un’altissima devozione alla lettura. […] Lettura e scrittura sono esperienze – di tutta una vita – nel corso delle quali noi, che incontriamo parole usate in certi modi, ci lasciamo convincere da loro a penetrare la presenza, il potere della fantasia. Il quale, scopriamo, è soprattutto il potere di rivelare, senza limite alcuno.

Ma naturalmente la scrittura narrativa, che viene dalla vita e ha lo scopo di mostrarla, non si può imparare copiando dai libri. L’imitazione, e ogni cosa che sia in qualche misura di seconda mano, è esattamente ciò che la scrittura non è. […] Leggere l’opera di altri scrittori e leggere in generale, e quindi ripensarvi a lungo, può dirci tutto ciò che possiamo imparare, e di prima mano, sulla narrativa, ma qui si sta parlando della lettura […].

C’è stata l’esperienza dello scrittore nello scrivere il romanzo, e ora c’è l’esperienza del lettore nel leggerlo; la questione non riguarda un solo cuore e una sola mente. Possiamo addirittura sperare di avanzare in una sorta di futuro, con un romanzo che ci sembra bello, sospinti da quel che il suo lungo dipanarsi ci promette e ha finora rivelato. Cedendo a ciò che è stato, a ciò che l’autore con ogni mezzo ha suggerito, siamo in grado di percepire da noi una certa distanza rispetto a quel che è semplicemente riuscito a dire. Quindi, anche se nessuno dovrebbe permettersi di affermarlo, il romanziere ha effettivamente detto: “In altre parole…” […].

Quando Čechov dice che il mondo era illuminato da stelle “così gremite, che non ci sarebbe stato posto da ficcarci un dito”, ci regala più che la notte: ci regala quella notte. Perché i simboli possono divenire identici quando le identiche esperienze, su cui la narrativa si fonda, sono sempre più condivise da noi tutti. Ma le stelle di Čechov, certune grandi come uova d’anatra e certe altre piccine come semi di canapa, sono ancora esattamente dove stavano, nel cielo del suo racconto Notte di Pasqua. E da loro a noi quella notte ancora viaggia… perché sono molto più che simboli, sono Čechov che scruta il cielo».

(Eudora Welty, Una cosa piena di mistero. Saggi sulla scrittura, Roma 2009)

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2 commenti su “Una cosa piena di mistero

  1. eventounico
    9 agosto 2009

    Grazie. Ho trovato questo brano molto utile e preferisco scriverlo piuttosto che usare solo un pollice anonimo.

  2. Stefania Mola
    10 agosto 2009

    Ti ringrazio del tempo dedicato a questa attenzione (in più).
    🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 5 agosto 2009 da in Eudora Welty con tag , .

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