Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La fine dei libri

Arcimboldo_Librarian_StokholmI libri hanno gli stessi nemici dell’uomo: il fuoco, l’umido, le bestie, il tempo e il loro stesso contenuto.

Se i libri potessero parlare – e Richard de Bury lo immagina senza troppe difficoltà – aggiungerebbero ai loro nemici la donna, il peggiore di tutti. Vecchia tradizione, d’altronde,  quella della bestia bipede […] che ci fa a pezzi e ci deride con discorsi volgari dimostrando così che in casa siamo solo delle suppellettili superflue, ripresa in modo accattivante poco più di un secolo fa da Octave Uzanne, bibliografo e poligrafo amico di Proust, che attraverso una scrittura divertita e ironica nei confronti di bibliomani e bibliofolli costruisce tre racconti per un unico tema: la morte dei libri.

Libri colpevoli di invadere spazi vitali e quotidiani ma, soprattutto, di istigare al pensiero critico e indipendente. Movente perfetto per fare di una donna trascurata per una vita dal suo amato a causa di un’incurabile bibliofilia la responsabile di una feroce strage in biblioteca, associandola ad altri “nemici” più scontati (la tecnologia, l’incuria e l’indifferenza) e ad alcune sorprese. «Mio caro bibliofilo, non volete dirci cosa succederà alle lettere, ai letterati e ai libri di qui a un centinaio d’anni?». Ecco allora una parata di nuovi media (nuovi nel 1894) per noi ampiamente superati ma paragonabili – per impatto e possibilità – alla tecnologia che mette in subbuglio i nostri tempi con la promessa di diventare concorrente temibile per libri e affini cartacei.

Fanno quasi sorridere e rispondono al nome di telefono, fonografo, kinetografo, e come se non bastasse – profetizzando un futuro di audiolibri piuttosto che di volumi cartacei, nonché di scrittori sostituiti da narratori e di lettori rimpiazzati da ascoltatori – risultano essere decisamente più accattivanti di quella lettura che «induce subito una grande stanchezza, perché non solo esige dal nostro cervello una viva concentrazione che consuma una parte notevole dei fosfati cerebrali, ma in più obbliga il nostro corpo ad assumere varie posizioni defatiganti». La prospettiva, sorprendentemente attuale, arriva fino all’ipotesi di distributori letterari per le strade, di biblioteche automatiche in cui i libri da ascoltare siano un po’ come le bibite e le merendine, di moltiplicatori di parole che promettono la definitiva scomparsa della stampa e il compimento del destino dei libri.

Ultimo capitolo l’incuria, dopo la donna e la tecnologia ritenuta passaggio obbligato per la fine dei libri nella sua accezione squisitamente fisica di distruzione e annientamento, che il racconto immagina protagonista in una Parigi infiammata dai furori rivoluzionari. Lì verrà ridotta in cenere l’abbazia di Saint-Germain-des-Près nonostante la quotidiana dedizione di un frate bibliofilo nei confronti della inestimabile biblioteca di cui si salvò «solo quello che era stato sottratto dai ladri per essere venduto a vil prezzo». Un’incuria quotidiana e amara che è parente stretta dell’indifferenza, dell’ignoranza e del fanatismo, per i quali i libri non fanno che morire e rinascere continuamente, in altre forme, come la storia e la lett[erat]ura ci insegnano.


Octave Uzanne
La fine dei libri
a cura di P. Branco, testo francese a fronte
La Vita Felice, Milano 2009

Advertisements

4 commenti su “La fine dei libri

  1. Nino
    8 novembre 2009

    Immagino spesso il contrario: uomini che girano con valigette ventiquattrore attorniati da guardie del corpo. Nelle valigette le bozze di racconti e poesie: quello che gli esseri umani non sanno più fare.

  2. Stefania Mola
    8 novembre 2009

    Certo che c’è bisogno della scorta armata: soprattutto quando ormai la platea e le luci della ribalta sono tutte per esseri umani così (il video da far visionare alle guardie del corpo è questo).
    😀

  3. gabriella
    16 novembre 2009

    La prima parte del post mi hanno fatto subito venire in mente il Kien del canettiano “Autodafe” e la sua governante dalla bizzarra gonnella.

    Capolavoro il libro, divorato in due giorni anni fa (a proposito, sarebbe da rileggere), uno dei mie libri più amati nonostante gli odiosissimi (ma, misteriosamente anche simpaticissimi) due protagonisti (il bibliomane e la sua perfidissima ignorantissima femmina).

    Ammettiamolo: quando finalmente nell’immensa biblioteca dell’assatanato bibliomane Kien si scatena l’inferno, è una vera e propria goduriosissima catarsi 🙂

    Sulla seconda parte del post ho sorriso compiaciuta, perchè non credo proprio (almeno, non ancora. Però, millenni di storia ci hanno insegnato a “mai dire mai”) che “ceci” ( = la tecnologia degli audiolibri) “tuera cela” (= il libro di carta).

    Però, che ne possiamo sapere, noi?

  4. Stefania Mola
    17 novembre 2009

    Anch’io non lo credo 😀
    Almeno, non credo possa accadere così a breve da farci soffrire ancora nel pieno dell’esercizio delle nostre funzioni di lettrici. Uso la tecnologia in ogni sua forma e piacevolezza, ma l’audiolibro mi annoia e mi rende distratta, né mi sognerei di rimpiazzare il libro che porto in borsa quotidianamente con un Kindle. È indebita invasione di spazi e modi impropri, comprensiva di rinuncia all’intimità di una particolarissima reciprocità. No, i lettori sono una razza esigente ma soprattutto diffidente.

    Quanto a libri da recuperare, sono mesi che ho tirato fuori dallo scaffale il libro di Canetti per rileggerlo. Quest’estate pareva l’occasione buona e invece mi sono fatta traviare da tutt’altri tomi… Ma non dispero. 🙂
    Però devo dirti che quando nel primo racconto di Uzanne l’odiosa signorina Eleonora illustra compiaciuta le perfidie messe in atto contro la biblioteca Sigismond… mi sentivo rimescolare lo stomaco: lei diceva quanto fosse brava a lasciar infiltrare l’acqua e l’umido dal tetto rotto o – orrore! – a lasciar pasteggiare i topi tra gli scaffali e io stavo male. Sorridevo invece di fronte alle trovate bizzarre del bibliofilo: dal tentativo di accasarsi (con la perfida e con la biblioteca) al lancio dei gatti giustizieri a dozzine, all’accensione del camino nella casa attigua notte e giorno, anche d’estate, per contrastare l’umidità e tentare di salvare il salvabile.
    Il colpo di scena finale mi ha dato il colpo di grazia: in effetti non poteva che finire così: con la grandezza di una tragedia (tragedia alla quale mi capita di pensare spesso: che accadrà se un domani ai miei figli non dovesse importare nulla dei miei libri?) 😕

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 5 novembre 2009 da in Octave Uzanne, Paul Valéry, Richard de Bury con tag .

Sto leggendo (o rispolverando)

I libri che ho appena letto:
Stefania's book list (read shelf)

Inserire il proprio indirizzo email per iscriversi a questo blog ed essere avvisati via mail della pubblicazione di nuovi articoli.

Segui assieme ad altri 116 follower

Pagine sfogliate da

  • 145,588 lettori squilibrati

Tanto per contare…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: