Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Sangue luminoso

Giorgione

Castelfranco Veneto, Museo Casa di Giorgione
12 dicembre 2009 – 11 aprile 2010

[…] il gran Vecellio sembra aver ricevuto da lui il segreto d’infondere nelle vene delle sue creature un sangue luminoso.
(Gabriele D’Annunzio, da Il fuoco)

A cinquecento anni dalla morte i protagonisti assoluti delle opere di Giorgione restano gli enigmi e i paesaggi, entrambi avvolti dal colore e dalla luce: valli, radure, boschetti, fiumi, colline, filari d’alberi, orizzonti sospesi, lontananze grigio-azzurre e significati sfuggenti al cui cospetto la presenza umana si adegua alle proporzioni ridotte di figurina di secondo piano.

Il tramonto proveniente dalla National Gallery di Londra, restituito a Giorgione già da Longhi ma conteso – per quel che riguarda le due figure in primo piano – dalle più svariate interpretazioni (san Rocco; il buon samaritano; Enea e Anchise…), ha trovato – se non una datazione – una nuova e intrigante spiegazione. Che coincide con le frequentazioni del pittore, con i circoli umanistici della città lagunare e con la conoscenza delle novità messe in circolazione da Aldo Manuzio. Che aveva appena pubblicato le opere di Sofocle in traduzione italiana. Tanto che la critica più recente si domanda se Giorgione abbia potuto mutuare dal Filottete il tema rappresentato nel Tramonto, per quanto esso possa sembrare letteralmente fagocitato dallo scenario naturale.

Insieme alla celebre Tempesta (protagonista di un affascinante romanzo di De Prada e dell’ultima eccellente prova di Maurensig) quest’opera per lungo tempo considerata “dubbia” è chiamata a rappresentare (insieme alla possibile citazione da una tragedia greca) il paesaggio giorgionesco e la relazione vitale che si instaura tra due misteri (l’uomo e la natura) all’interno della mostra che riporta il pittore nella sua Castelfranco. Con 18 dipinti (più della metà dei lavori attribuitigli con certezza) e poco più di un centinaio di opere di contemporanei e sodali in rappresentanza del contesto artistico e culturale in cui si è mossa la sua breve vita.

Zorzon, ti è stà el primo, che ‘l se sa,
a far maravegie in la Pitura;
e, fin che ‘l Mondo, e le persone dura,
sempre del fato too se parlerà.
Fina ai to zorni tuti quei Pitori
ha fato de le statue, respetive
a ti, che ti ha formà figure vive;
l’anima ti gh’ha infuso coi colori.

[…]
No digo che Lunardo no sia stà
(per cusì dir) el Dio de la Toscana:
ma anche Zorzon la strada veneziana
con eterna sua gloria ha caminà.

(Marco Boschini, La carta del navegar pitoresco, 1660)

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2 commenti su “Sangue luminoso

  1. giulia
    23 dicembre 2009

    Oltre ai miei apprezzamenti, ti lascio i miei più cari auguri

  2. Stefania Mola
    24 dicembre 2009

    Ricambiati, carissima, di cuore. 😀

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