Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Fantasmi e biblioteche

Fantasma: foglio o cartoncino che si mette al posto di un libro tolto da uno scaffale di biblioteca, prestato o perduto.

Metti due amici a cena a Parigi – Bonnet e Pontiggia – in comune la felicità e la maledizione di decine di migliaia di libri come passione e lavoro, e il fermo proposito – allietato dalla proposta di un club intitolato a questa «pacifica e innocente mania», e destinato a possessori di almeno 20.000 volumi – di dimostrare che il paradiso è una sterminata biblioteca (come sosteneva Borges) ma che qualche volta migliaia di titoli possono trasformarsi in un inferno.

Si parla di biblioteche e delle centinaia di migliaia di personaggi – reali e fittizi – che le abitano.
Di incanto e stupore da parte del resto del mondo – quanti libri?, li avete letti tutti?… – come se ciò fosse necessario, ignorando il «giusto equilibrio tra sapere e ignoranza, tra ricordo e oblio» (per dirla alla Manguel, ricalcando ancora Borges, e tenendo conto di tutti i libri letti e dimenticati – la maggior parte – a vantaggio di quelli rimasti artigliati alla nostra vita).

Ne nasce un appassionato libretto su vita e vizi degli amanti incalliti di libri, consacrati da La casa de papel (La casa di carta, di Carlos María Domínguez, di prossima pubblicazione anche in Italia per Sellerio), unico libro i cui personaggi sono quasi tutti bibliomani per lo più minacciati dalla proliferazione di tomi e pagine. Al punto, nel caso più disperato, da costruire una casa su una spiaggia soltanto con i propri libri, e poi finire per distruggerla per ritrovare – sollecitato dalla richiesta di un amico – La linea d’ombra di Conrad.

Già, perché qualunque sia il criterio o la regola nell’ordinamento di una biblioteca, l’importante è ritrovare un libro quando serve. Che la si ordini per alfabeto, lingua, colore, data di acquisto, genere o legge del buon vicinato alla Warburg (ovvero «secondo una trama invisibile di affinità oscure a tutti tranne che all’interessato»).
Dove la biblioteca, il cui criterio di classificazione finisce per «costituire un segno premonitore dei disturbi mentali del proprietario», ne diventa il riflesso, il doppio irrinunciabile che non somiglia ad alcuno, se non a lui.

Ragione per la quale i volumi della biblioteca ideale non sono codificabili: seguono le leggi del caso (quello che guida il lettore impenitente sui sentieri della scoperta di una mappa disegnata dalla sua stessa esistenza), passano da un autore all’altro seguendo il filo delle affinità, sbucano dalle conversazioni, dai passaparola o da certe liste infinite raccolte insieme ai buoni propositi accatastati in equilibrio precario sul comodino.

E la scoperta della lettura è dipinta come «raggio di luce nell’atmosfera tetra di un’infanzia in provincia», sofisticato mezzo di evasione dal proprio destino nonché strumento di decodifica della realtà, con il lettore compulsivo assimilato a un vero e proprio conquistatore e l’aprire un libro per la prima volta al forzare una cassaforte.

Mi piace, come sempre, il tono spiritoso e un po’ folle che racconta chi si è perso nella bibliofilia, con il cospicuo nucleo di aneddoti, personaggi e varie bibliomanie, tra biblioteche che muoiono – sempre in modo spettacolare – sotto le bombe o tra le fiamme, e “fantasmi”, strane presenze – tra ossessione e autosuggestione – che prendono corpo nella mente dei bibliofili e animano i loro silenziosi scaffali. Tra collezionisti incalliti e lettori insaziabili, irrequietezze, curiosità, tendenze all’accumulo e smodato senso del possesso. Che culminano nell’ode al martire della categoria, tale Charles-Valentin Alkan, pianista, sepolto nel 1888 dal crollo della sua biblioteca durante il sonno (morale della favola: mai mettere gli scaffali sopra il proprio letto).

Mentre il condannato a morte in regime di Terrore legge salendo alla ghigliottina. E chiude il libro mettendo il segno…


Jacques Bonnet
I fantasmi delle biblioteche
Sellerio, Palermo 2009

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