Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La coperta del tempo

Tempo, memoria, nostalgia. Càpita di ripensare le cose cogliendo le tracce del passaggio dei giorni, quella mortalità che è il prezzo della conoscenza e del desiderio dopo aver esperito i quali nulla è come prima. A cominciare dallo sguardo, cui viene inflitto un perenne voltarsi indietro istigato dal doloroso desiderio del ritorno. La nostalgia si appropria degli oggetti, degli esseri e dei luoghi ridisegnando quel mondo perduto i cui fili si intrecciano continuamente con la trama della nostra vita.

Nel nostro immaginario il futuro non conosce polvere: asettico e tirato a lucido, dimentica (con la nostra complicità) che la polvere è destino ineluttabile per gli oggetti e i luoghi, incantesimo inflitto alle cose che si addormentano sulla cui superficie il tempo si stratifica insieme all’accumulo di tutte le dimensioni del vissuto.

C’è un tempo che sottrae e uno che somma materia sopra materia. Un tempo che lavora da scultore per via di lente abrasioni o di repentine fratture e uno che modella, aggiungendo all’opera patine e concrezioni (Massimo Pulini, Deposizioni. La polvere e il tempo sull’opera). Senza distinzioni, senza poter evitare che il trascorrere sulle cose le consumi e le modifichi quanto più crediamo nella loro immutabilità a margine della nostra vita.

«Non c’è statua senza polvere» si legge nel suo libro. Cos’è per lei la polvere?
«La concretizzazione del tempo. L’ infinitesimale corrosione delle cose che il tempo produce e che permane nel mondo stesso, creando un velo su tutto. Ma, come scrivo, la polvere è impastata col polline, con la vita. E con le opere d’arte. Su di esse è come una coperta che, depositandosi, crea cambi di visione. La patina dell’ingiallimento su un quadro, il logoramento di una statua rimasta in mare: questa addizione e sottrazione di qualcosa all’opera crea una lettura semantica sempre diversa. O un totale disinteresse della critica».
Così come non si guarda una persona che dorme, a meno di non esserne innamorati…
«Esatto. “Il cuore un quadro caduto dietro l’armadio” è un verso di Francesca Serragnoli che rende questa idea di un’opera celata. Un evento tellurico, un addio sentimentale, o chissà cos’altro: ci sono accadimenti che mettono davvero in letargo i dipinti, che finiscono in depositi di musei, caveau di antiquari, soffitte di privati, diventando simili a crisalidi mai schiuse. Modificandosi nel tempo quasi da soli, come nel Ritratto di Dorian Gray, essi diventano anche frammenti della storia di un luogo. Vi è in loro una certa malinconia».

Càpita, infine, che grazie a certe sculture d’ombra le cose perdute lascino traccia di sé. Per sottrazione, certo, dopo che un fumo denso di felicità possibili ha invaso la stanza e una pioggia grigia di polveri e fuliggini ha coperto con uniformità struggente ogni presenza. Aria, polvere, impronte, fantasmi, fino a «sentire l’ombra come carne appesa al tempo». Con la fine delle cose, con il loro andar via lasciandoci soli con la fragilità della nostra esistenza, la nostalgia si mette sulle tracce di un sogno, assumendo la forma bianca dell’assenza nel luogo che esse occupavano e su cui la polvere non si è posata.

Vediamo qualcosa e già non è più. Un raggio di luce che illumina la colonna di un tempio a Selinunte, ultimo, mentre scende la sera, lo sguardo di chi ti ama, colto nella sua sorpresa, il riflesso in una pozza d’acqua delle linee di una casa, prima che la pioggia ricominci a incresparne la superficie. Sono attimi fuggevoli. Non torneranno più. Continuano però a riempire la nostra esistenza. Nel ricordo, la luce di quel momento è diffusa sopra di noi. Il tempo a ondate ce la riporta, come nelle mareggiate d’inverno la risacca sui ciottoli.

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4 commenti su “La coperta del tempo

  1. Nino
    24 aprile 2010

    Quasi sempre, ogni volta che si parla di tempo il mio pensiero corre (bergsonianamente?)a Proust.
    La polvere che qui nobilita l’opera, dandole il “valore” del tempo e della Storia, per Proust poteva essere (azzardo) il velo che si frappone all’oggetto, al “tempo passato” (nel suo caso), impedendone la piena comprensione.
    Quella stessa patina di polvere, però, diventa, metaforicamente, una sorta di “sedimento del quotidiano” che, se appena rimosso, accende o accentua la nostalgia del passato e la voglia di comprenderlo (e rimpiangerlo) pienamente.
    Naturalmente, ipotizzare cosa avrebbe pensato uno scrittore significa spostarsi dalle parti di Borges…
    Saluti
    Nino

  2. Stefania Mola
    29 aprile 2010

    @Nino
    …dalle parti di Borges e dei suoi temi preferiti…
    Dove la polvere della polvere delle cose è ciò che resta e serve alla sua poesia (perché quella polvere appartiene a cose che sono state).
    Dove il tempo riduce in polvere i giocatori di scacchi, e tempo e polvere sono la trama del gioco: l’uomo dura assai meno di una partita e del tango, neanche il tempo di decifrare gli indizi nel labirinto.

    Grazie per avermi riportato da quelle parti… 🙂

  3. kolonistuga
    5 maggio 2010

    …e della clessidra! 🙂

  4. Stefania Mola
    5 maggio 2010

    @kolonistuga
    Ops, imperdonabile dimenticanza! 😆

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Questa voce è stata pubblicata il 16 aprile 2010 da in Claudio Parmiggiani, Georges Didi-Huberman, Massimo Pulini, Roberto Peregalli con tag .

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