Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Di quella pira l’orrendo foco

Con tutto il rispetto per le Sementi Elette o per il Tesoro di San Gennaro. Ma decidere – in maniera indiscriminata e demenziale – di tagliare (dalla scuola agli enti) tutto ciò che fa respirare la cultura, le arti e la ricerca, vuol dire rinunciare a investire in qualsiasi tipo di futuro, ciliegina sulla torta di una ventennale strategia di ottundimento delle coscienze e degli intelletti italiani. Con esiti che possono far comodo solo alle stanze dei bottoni.

Anche il Petruzzelli, unica tra le quattordici Fondazioni lirico sinfoniche in Italia, rientra tra le 232 zavorre di cui sbarazzarsi a Finanziaria approvata. Semplici inutilità, pericolose fucine di arti, cervelli liberi, pensieri spesso non allineati. Mentre noi tutti si continua a foraggiare lussi, vizi privati e benefit d’ogni tipo di caste, cricche e clan.

Per il Petruzzelli è una morte per decreto e un secondo rogo, senza neppure aver avuto il tempo di ramazzare le ceneri del primo. Che coincide con la profezia e l’ossimoro di una storia interrotta che continua.

La stagione lirica 2009, la prima del nuovo Petruzzelli, avrebbe dovuto iniziare il 21 marzo con la Turandot di Roberto De Simone. Ma il teatro è rimasto chiuso; a ricostruzione ultimata, il Ministero ha colto ogni occasione per ritardare il momento della consegna. Verosimilmente se ne parlerà dopo l’estate, con le elezioni alle spalle e tutti i giochi oramai fatti. Intanto il Piccinni tiene duro e cerca di andare avanti almeno fino all’apertura del Petruzzelli, prima di chiudere le porte a sua volta per necessari e urgenti lavori di ristrutturazione e adeguamento alle normative di sicurezza. Forse si ripeterà quanto accadde nel 1903, allorché l’inaugurazione del politeama fu seguita da una decennale chiusura del Comunale. Torna alla memoria anche il clima del dopo-incendio, quando l’Auditorium Nino Rota fu costretto nel giro di pochi mesi a chiudere le porte al pubblico e la vita culturale si trovò espulsa dal centro della città, verso i capannoni della periferia; mentre la Regione Puglia smise per oltre dieci anni di erogare finanziamenti alle attività culturali per la fuga in avanti di un assessore alla Cultura che aveva deciso di legare il suo nome a una nuova legge di riforma organica del settore, e nell’attesa – vana – che il progetto andasse in porto, definanziò tutto il settore cultura…

Oggi è reale il pericolo di assistere a un remake di quello stesso film, con attori diversi ma con la stessa cupio dissolvi, vista anche la grave crisi finanziaria dello Stato che proietta la sua ombra sulle amministrazioni locali provocando, al centro come in periferia, feroci tagli alle spese per la cultura. Per il Petruzzelli sarebbe l’ennesimo appuntamento mancato di una storia continuamente interrotta.

(Fabrizio Versienti, Comanda la politica, in Teatro Petruzzelli. La storia interrotta)

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4 commenti su “Di quella pira l’orrendo foco

  1. ange
    2 giugno 2010

    mi vengono solo riflessioni “populiste” 😦

  2. Stefania Mola
    2 giugno 2010

    @ange
    Lo so. È il rischio che corriamo [per sfinimento] 😐

  3. Pim
    8 giugno 2010

    Tanto valeva neppure ramazzarle, le ceneri del Petruzzelli. E forse neppure quelle più antiche del Teatro Regio di Torino… 😦

  4. Stefania Mola
    21 giugno 2010

    @Pim
    Un’intera generazione è cresciuta senza il teatro, qui, ed ora – timidamente – vi si affaccia portata in visita guidata mordi e fuggi. Con un po’ di pazienza e qualche altro taglio di fondi, tra qualche anno non vi saranno più neppure quelli che reclamano e protestano in nome e per conto della qualità della cultura. Semplicemente perché sarà più facile, fattibile e alla portata di tutti accontentarsi di un “benessere” fatto di panem et circenses. Le ceneri volant, Isole e Grandifratelli manent 😦

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Questa voce è stata pubblicata il 30 maggio 2010 da in Fabrizio Versienti con tag .

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