Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Nostoi

Passeggiai per il quartiere di Beyazit, al mercato dei polli, nella piazza deserta del mercato degli schiavi, in mezzo ai piacevoli profumi delle botteghe che vendevano zuppe e dolci come se fossi in cerca di qualcosa. Passai davanti ai barbieri con le porte chiuse, agli stiratori, a un anziano fornaio che mi guardò meravigliato mentre contava i soldi, una drogheria che odorava di sottaceti e pesce salato ed entrai in un negozio di spezie dove stavano pesando qualcosa solo perché rimasi attratto dai colori e, come se osservassi la gente con passione, alla luce di un lume guardai ammirato i sacchi di caffè, zenzero e cannella, le scatole di resina di tutti i colori, i mucchi di anice, di cumino bianco e nero, e di zafferano di cui avevo sentito il profumo già dal bancone. A volte vorrei mettere tutto questo in bocca, altre volte disegnare qualsiasi cosa su un foglio bianco.

Guardo i due cezve in rame di mia madre con altri occhi. Da quando hanno cominciato ad avere l’odore del mio viaggio non sono più, semplicemente, i pentolini che fin da bambina ricordo allineati sulla cappa della cucina. Più degli echi e dei vuoti intrecciati nei tappeti e sui muri delle moschee, più degli umori indossati insieme ai piedi scalzi e al richiamo ipnotico nell’ora che volge alla preghiera, più del tè, dei lokum e degli halva – nonostante il sesamo, i pistacchi, l’acqua di rose – mi resterà il retrogusto di caffè, il tempo necessario a decantare, l’invasione della materia densa e della polvere nella lentezza dei sorsi.

E il profumo dolce dell’aria, di zafferano e cardamomo, capace di sfidare l’oppio, le candele, il pesce secco e le pietre che sudano.

Ma soprattutto le sue molte geografie e nessun confine, la sua ubiquità fatta di luce e di ombra, Europa ed Asia, Mediterraneo e Marmara, modernità e volto senza tempo. Anzi, di un tempo che li contiene tutti. Come dice Elif Şafak, Istanbul è un libro aperto con scarabocchiati dieci milioni di storie. Ci si porta via ciò che si può, sapendo che non basta una vita a leggerle tutte.

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio nulla mi resta se non quella nostalgia.

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Questa voce è stata pubblicata il 30 agosto 2010 da in Elif Şafak, Giulia Valsecchi, Nâzım Hikmet, Orhan Pamuk con tag , , .

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I libri che ho appena letto:
Stefania's book list (read shelf)

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