Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Explicit

1985 – 2010

Il gioco, e poi anche l’adesione all’Oulipo, sono stati capi d’accusa mossi a Calvino dalla critica, in abbinata e in realtà in piena corrispondenza con l’accusa di intellettualismo, freddezza, mancanza di passione. Non è però il «gioco» ciò che caratterizza in grado massimo il secondo periodo di Calvino. Tutto l’arco della sua carriera si svolge sotto il segno di una progressiva incapacità a scrivere letteratura senza metterne in questione, in quello stesso momento, i fondamenti. Tra il lettore e l’azione si frappone costantemente una cornice; Dantès che vuole uscire dal labirinto della fortezza e Dumas che vuole uscire dal labirinto dei suoi manoscritti convivono nello stesso racconto; il racconto può diventare una congettura sul racconto (Ti con zero), la versione animata e figurata di una teoria scientifica o di un fenomeno naturale (Cosmicomiche, Meiosi, Mitosi), l’avventura di un lettore ignaro in un universo letterario e editoriale malato.
[…]
Se oggi Calvino, contro la sua stessa profezia, non è ricordato solo per le «favole non sue» è perché nelle «favole sue» si è interrogato sulla condizione in cui narrare è possibile e perché contro il caso ha giocato una battaglia ancora più dura di quella che ha implicitamente condotto contro la narrazione inconsapevole e falsamente naturale e ispirata.
La questione del gioco, l’adesione di Calvino all’Oulipo, i rapporti che la sua scrittura intrattiene con la figura e con il diagramma sembrano tutti parti di una più generale considerazione sulla dimensione progettuale dell’opera. La conciliazione dell’anima di scrittore con quella di pensatore produce anche forme di gioco nevrotico e compulsivo, che estraggono la scrittura dalla figura e il diagramma dalla scrittura, con l’idea che non è possibile rinunciare alla ricerca di un ordine del mondo, anche se questo ordine non potrà che risultare convenzionale, arbitrario, insensato, precario: un diagramma convenzionale che rielabora una quantità di figure del mondo; uno schema di gioco che risulta da un puntiglio, i cui motivi sono remoti nel tempo e sproporzionati alle sue stesse conseguenze. È lo stesso puntiglio che manteneva il Barone rampante sul proprio albero: distaccato dalla superficie del mondo e, distaccatamente, a lei sempre fedele.

(Stefano Bartezzaghi, Italo Calvino e il gioco sulla pelle propria, in Scrittori giocatori, Torino 2010)

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13 commenti su “Explicit

  1. giulia
    19 settembre 2010

    Volevo ringraziarti per le belle e interessanti pagine che ho letto nel tuo blog in cui volevo approdare solo quando avevo un po’ di tempo.
    E volevo anche salutarti con affetto
    Giulia

  2. ange
    19 settembre 2010

    Olà!
    Ero sicura di trovare una condivisione (passione), per questo anniversario.
    Un amore recente (anzi, mi stava antipatico) ii mio, iniziato con le città invisibili e continuato con le lezioni; l’unico autore condiviso da tutta la famiglia, compreso il figlio che legge (ahimè) poco

  3. ange
    19 settembre 2010

    ah… un abbraccio 🙂

  4. Stefania Mola
    20 settembre 2010

    Che bello trovare queste tracce di passaggio domenicale! 😀

    @ Giulia
    Ti ringrazio e ricambio l’affetto 🙂
    Anch’io, nei giorni più frenetici, metto da parte le blog/letture su cui voglio fermarmi con calma riservandomi di approdarci solo al momento opportuno. Se devo “sacrificare” qualcosa rinuncio al dibattito e al confronto offerto dai commenti (mio malgrado, ma è una “scelta” forzata); ma alla lettura no.

    [Non riesco a riconquistare quel “fisico bestiale” e multitasking – di cui spesso ho detto – necessario ad una brava blogger] 🙄

    @ Ange
    Eh, avrei voluto fare di meglio, invece che limitarmi a prendere i prestito parole altrui.
    Calvino è uno di quegli scrittori che non finisci mai di leggere… Il mio amore è di vecchia data, cova e sonnecchia subissato da mille altre infatuazioni ma resiste! Anche se non sono riuscita a farlo amare precocemente a mia figlia (cui poi la prof di Lettere in seconda media ha inflitto lo stesso Marcovaldo che da me aveva rifiutato, per “punirla” di aver affermato con leggerezza che “Calvino non sa mica scrivere poi così bene” :shock:), ho coinvolto allegramente il piccolo, che è approdato in quinta elementare decantando meraviglie del Barone, del Cavaliere e del Visconte, da me somministratigli con abbondanza di illustrazioni ad hoc.
    Aspetto, prima di fare salti di gioia… ché comunque alle librerie di casa (a loro disposizione) devono arrivarci da soli.

    Abbraccio ricambiato, of course (nel maccheronico senso di “di corsa”) 😀

  5. giacinta
    20 settembre 2010

    “Andare da un punto ad un altro superando numerose difficoltà”. Quanto Calvino osserva nell’intervista è quanto normalmente fa con le sue opere, itinerari veri e propri, tesi alla analisi e risoluzione di una questione. Tutto con la apparente leggerezza del gioco che rende la storia fantastica ma non l’intento che la genera. L’opera di Calvino che conosco meglio è la trilogia ” I nostri antenati “. Mi sembra che lì le storie, i percorsi vengano intesi come una maniera per analizzare e rivelare diversi modi d’essere. Mi è rimasto nel cuore Cosimo di Rondò, per questo ho apprezzato in modo particolare la scelta che hai fatto di riportare il finale del racconto che lo riguarda. Ho trovato ne “Il Barone rampante” una definizione del concetto di autorità che, quando posso, rivendo : “ …So che quando ho più idee degli altri , do agli altri queste idee, se le accettano, e questo è comandare…. . Rivoluzionario, no ?
    Grazie per il tuo bel post!
    Giacinta

  6. Stefania Mola
    28 settembre 2010

    @giacinta
    Carissima, perdona la mia latitanza, intanto.
    E grazie per il tuo contributo, denso di spunti che meriterebbero d’essere approfonditi. Tra tutti, l’ultimo: sai che quel concetto di autorità che citi mi ha fatto pensare – piuttosto – all’autorevolezza? Non lo so, dev’essere un segno dei tempi (dei nostri sciagurati tempi) e dei bisogni. Un’irradiazione di Calvino? Considerando quanto sia stato profeta su una quantità spropositata di temi, forse sì. 😀

    Grazie per esserti affacciata qui. E un saluto caro.

  7. gabrilu
    29 settembre 2010

    Grandissimo rispetto per Calvino e per Bartezzaghi.
    Ci mancherebbe.
    Il Calvino dei saggi (Lezioni americane in primis), il Calvino degli elzeviri, dei brevi articoli, il Calvino critico, il Calvino dell’Oulipo… reverenza.

    Ma il Calvino narratore… beh.

    Questa è davvero per me — ed ahimè — altra storia.

    Se uno vuol giocare a come stare dentro una trappola (per topi?) e riuscire a uscirne — teoria princeps e manifesto fondativo dell’Oulipo, mica mi sto inventando niente — , Calvino è il massimo.

    Non è un caso che venga incensato da Bartezzaghi (ha ragione Bartezzaghi).

    …Però forse per alcuni (tra i quali alcuni ci sono anch’io) l’arte del narrare è altra cosa.

    E chissà non abbia ragione tua figlia, cara Stefania, quando dice: “Calvino non sa scrivere mica così bene” 🙂

    Ciò detto, rinnovo le mie riverenze a Calvino e Bartezzaghi, che stimo entrambi enormemente.

    P.S. In quanto al calvinesco ‘ “Orlando Furioso”, meglio leggere direttamente l’Ariosto, a mio modestissimo avviso.
    So che non c’entra niente con il post, ma l’ariostesco calvinesco rospo è per me un rospo rospesco quasi quanto la baricchiana Iliade 😦

  8. Stefania Mola
    30 settembre 2010

    @gabrilu
    Hai perfettamente ragione.
    E i tuoi percorsi di lettrice rivelano senza ombra di dubbio esigenze che Calvino non potrà mai soddisfare.
    Il Calvino che io stessa non finisco mai di rileggere è naturalmente quello cui tu t’inchini: il “giocatore”, il saggista, il maestro d’incipit, il Calvino delle riflessioni sulla scrittura e – soprattutto – del lavoro editoriale.
    Ma confesso che ci sono stati vari momenti nella mia vita che mi hanno portato al Calvino narratore con soddisfazione e divertimento. Momenti di una levità che ricordo anche con nostalgia. Momenti nei quali l’impegno di altre narrazioni più “istituzionali” facilitava la divergenza verso l’outsider (che Calvino è stato): leggevo Silone, Vittorini o Svevo, e mi rifugiavo nelle pagine abitate dagli stralunati personaggi dei racconti di Calvino… Tenendo ben stretto in pugno quel filo che mi ha portato ad apprezzarne i mille volti: arrivando fino alle Lezioni americane (non lo avrei mai amato se avessi cominciato da lì…).
    Per questo credo che Ariosto vada letto come Ariosto, e il racconto di Calvino sul suo Orlando furioso come un percorso di lettura (per questo ricco – prima che di interpretazioni – di omissioni). Come l’Odissea di Tonino Guerra, mi viene in mente. Quanto a Baricco, invece, è fuori concorso, condivido. 🙂

    p.s. Scusa, ma non riferirò a mia figlia che hai le sue stesse perplessità: potrebbe impunemente approfittarne! Un abbraccio 😀

  9. giacinta
    3 ottobre 2010

    Carissima Stefania,
    a livello politico, così come nelle relazioni ordinarie, c’è sempre qualcuno che si arroga il diritto di mettersi in trono, in cattedra, sugli scalini, sui tacchi alti e qualcun altro che glielo lascia fare. L’autorevolezza è difficilmente riconosciuta, perchè si è abituati ai soliti stantii rapporti di forza, alla solita visione gerarchica che genera premier e sudditi, autorità e gregari in ogni ambito. La proposta di Calvino mi sembra rivoluzionaria perchè oggi, così come ieri, è riconosciuta solo l’autorità. Cosimo dà alla parola ” comandare ” e dunque al concetto di autorità, un significato nuovo, rivoluzionario. Solo per questo ho parlato di concetto di “autorità”e non, come opportunamente tu sottolinei, di autorevolezza. Ti ringrazio per l’attenzione e ti auguro una serena domenica.
    giacinta

  10. Stefania Mola
    5 ottobre 2010

    @giacinta
    Carissima,
    sono io che ringrazio te di queste riflessioni a margine di pagine condivise – da parte mia – con un pizzico di nostalgia. In tema di proposte “rivoluzionarie” (e incompiute): sorrido ripensando a quella Repubblica d’Arbòrea – Stato ideale fondato sopra gli alberi – immaginata da Cosimo come dimora di uomini giusti e poi finita in zibaldone d’avventure, duelli e storie erotiche. Hai perfettamente ragione: la realtà è spesso assai più scontata della finzione narrativa, che – al contrario – riserva volentieri un cantuccio al progetto, alla “rivoluzione”, all’illusione o al sogno.

    È un grande piacere averti qui. Grazie 😀
    Stefania

  11. Nino
    27 ottobre 2010

    I posti di questo blog, come le pagine di un libro e di tutte le cose interessanti da leggere, chiedono che sia concessa loro una parte del nostro tempo.
    Ho sempre evitato, quindi, di leggerli velocemente.
    E quando ho avuto un po’ di tempo, come oggi, li ho letti con la dovuta calma.
    Mi accorgo di avere un arretrato di post (come di libri, del resto).
    Come sempre, ci sono spunti e riflessioni notevoli. Per ora vorrei solo fare qualche breve considerazione a proposito del pezzo di Bartzzaghi su Calvino, premettendo che molto di quello che èstato scritto nei commenti è condivisibile.
    Vorrei, allora, cominciare da qui. Marcovaldo continua a “funzionare” nella scuola media; unico handicap: il progresso tecnologico, comunicativo e mediatico è stato molto più veloce del linguaggio del linguaggio usato in quel libro, tanto da farlo apparire, a tratti, superato (potremmo dire “modernariato”?).
    Condivido in pieno quanto è stato scritto sull’Orlando Furioso di Calvino: meglio leggere l’originale.
    Ammetto, invece, che se avessi iniziato a leggere Calvino dalle Lezioni americane avrei senz’altro continuato. Purtroppo si parla a spron battuto (e a sproposito)di Calvino e della “leggerezza”, facendo passare il messaggio che un autore deve essere semplice, dilettevole e scorrevole, ignorando che la letteratura di quella “lezione” è “pesante” nel senso di letteratura d’autore, che oltre fa riferimento alla molteplicità della letteratura. Su questi temi, Arbasino ha scritto cose interessanti qualche tempo fa.
    Per inciso: il primo testo di I. Calvino che ho letto è La potenza della felce maschio (una delle fiabe italiane) alle scuole medie.
    Giungendo finalmente a Bartezzaghi, mi vien da dire che la sua operazione è la seguente: smontare alcuni luoghi comuni su Calvino, in primis quelli sul “gioco”, per affermare la “letterarietà”, profondità e “contemporaneità” dell’autore attraverso il “gioco” della letteratura.
    Aggiungerei che oltre al motivo della “fuga dal labrinto” vi è anche quello della ricerca del punto di vista “altro”, evidente, fra gli altri, ne Il Barone rampante, Se una notte d’inverno…, alcune Cosmicomiche. Aggiungo una forzatura. Questo punto di vista “altro” lo si può individuare anche nella raccolta fiabe italiane, pubblicate quando l’Italia stava per trasformarsi da paese agricolo, e quindi ricco di tradizioni popolari, a paese industriale, in attesa di nuove “tradizioni”.
    Credo, però, che per Calvino, prioritaria fosse la letteratura, in qualunque forma.
    Fosse solo per questo motivo, e per come lo ha perseguito, Calvino andrebbe inserito fra i classici della letteratura, e non come postqualcosa del Novecento.
    Saluti
    Nino
    Credo, insomma, che Calvino, possa confiugurasi per tutta la sua produzione molteplice e di alroduzione

  12. Nino
    27 ottobre 2010

    Scusate, ma in involontario stile Oulipo (o Dada) sotto i saluti sono finite parti del testo che ho cancellato e riscritto. Vi prego di ignorarle.
    Grazie
    Nino

  13. Stefania Mola
    2 novembre 2010

    @Nino
    Innanzitutto grazie per i tuoi passaggi “ponderati” tra queste pagine “lente” (di quella lentezza che non ha mete – come i viaggi – ma si nutre di percorsi). Scusandomi per la presenza incostante, ma… la vita quotidiana è quella che è. 😀
    Faccio tesoro delle riflessioni di tutti, però. Alle tue non posso che associarmi, soprattutto nella necessità di considerare Calvino un vero e proprio “classico”. Aggiungendo semplicemente che il fraintendimento a proposito della “leggerezza” fa dimenticare l’attenzione dello scrittore nei confronti della precisione e della determinazione che esaltano la molteplicità delle cose. Quel sottrarre peso, tutt’altro che lieve e dilettevole, proprio del suo raffinato “gioco”. Come se non bastasse, le sue Lezioni “pensano” con largo anticipo persino alla scrittura online: un promemoria impeccabile su quello che dovrebbe essere, almeno, annullando i confini tra carta e digitale. Il futuro seduto sulle spalle dei giganti della tradizione, ali e solide radici.

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