Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Di libri e di cucchiai

I profeti del settore ci hanno avvertiti: il libro è destinato a morire. Solo che la sciagura tarda ad arrivare, lasciandoci fortunatamente il tempo di riflettere. E nonostante ci sia anche chi promette di regalare al “nemico” il profumo che non ha…

Come se bastasse. Perché pare che l’e-book non ucciderà il libro. Che la celebre formula di Frollo non avrà seguito, come in realtà non l’ha avuta neanche con le Bibbie di pietra. Che le cose cambieranno, ma sopravvivremo. Accettando di non considerare più libro e lettura la stessa cosa: perché il libro elettronico è un’opera aperta destinata a trasformare lo statuto del testo e dell’autore. Del libro si salverà l’idea, ciò che il libro non ha mai smesso di essere, cioè non semplicemente il supporto della lettura.

Che poi,  è davvero lo stesso campo di battaglia quello che si contendono libri ed e-books? Lo spauracchio dei cambiamenti non deve far dimenticare che ogni testo già cambia in relazione al lettore, alle circostanze e ai luoghi. Che la tecnologia ha già operato almeno tre rivoluzioni (codex, volumen, libro a stampa). Che la paura del cambiamento ha radici profonde e in gran parte simboliche. Certo, cambierà l’idea di libro come “proprietà”… Più comprensibile è il timore che il lettore diventi consumatore e spettatore passivo. Infedele, insomma. Di certo cambierà il rapporto tra editore e autori e – soprattutto – lettori.

Scriveva Italo Calvino in tempi non sospetti che i libri sono fatti per essere in tanti, stratificati come nelle biblioteche, allineati come negli scaffali; perché il libro singolo abbia un senso, esso deve precedere e seguire un suo simile. La nostra civiltà, basata sulla molteplicità dei libri, diffida del libro assoluto, della tentazione diabolica di un libro magico che li comprenda tutti. A contenere il mondo potrebbe già bastare l’alfabeto, il libro minimo che promette – grazie alle sue infinite possibilità combinatorie – di restituire la multiforme ricchezza dell’universo. Solo la fedeltà al libro garantirà la sua sopravvivenza, qualunque sia la forma che esso avrà – forma peraltro già mutata tante volte nel corso dei secoli.

Al momento è necessario capire la natura del cambiamento, fiduciosi nella straordinaria resistenza del libro nonostante secoli di mutazioni e rivoluzioni. Il libro e il cucchiaio ci ricordano che – in barba ad ogni rapidità di trasformazione – ci sono invenzioni destinate nei secoli a restare fedeli a sé stesse. Stavolta la rivoluzione è tecnologica, certo, allettante per certe comodità, perché ciò che cambia è il supporto, il modo di veicolare la sostanza.

Una rivoluzione che mira a coinvolgere il modo individuale di leggere, e ricorda la svolta epocale che sant’Agostino avvertì nella lettura silenziosa praticata da Ambrogio, quel modo inconcepibile (per noi abituale) di usare solo occhi e mente, in silenzio, invece che la lettura ad alta voce.

È difficile – tuttavia – pronosticare una futura rivoluzione del modo di leggere: perché il lettore non ama sentirsi ingranaggio di qualsivoglia strategia di marketing; perché «la lettura non è paragonabile con nessun altro mezzo di apprendimento e di comunicazione, perché ha un suo ritmo che è governato dalla volontà del lettore […] è un rapporto con noi stessi e non solo col libro, col nostro mondo interiore attraverso il mondo che il libro ci apre».
Insomma, tra tante profezie di sventura, una buona notizia: dove ci sarà il bisogno e il piacere di leggere, dove i lettori diventeranno il vero motore della distribuzione,  i libri – passati e futuri – continueranno ad esistere.

P.s.: C’è solo una cosa che non mi convince


Gino Roncaglia
La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro
Laterza, Roma-Bari 2010

Jean-Claude Carrière – Umberto Eco
Non sperate di liberarvi dei libri
Bompiani, Milano 2009

Francesco M. Cataluccio
Che fine faranno i libri?
Nottetempo, Roma 2010

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4 commenti su “Di libri e di cucchiai

  1. giulia
    6 ottobre 2010

    Sono molto d’accordo con te. Credo che sarebbe meglio indagare su come nasce un libro, su come viene propagandato, su come arriva o non arriva alle librerie. Su come si educa alla lettura o non si educa più e non parlo solo di scuola, ma di giornali, di televisione e quant’altro. Su quali autori rischiano di essere dimenticati.
    Un abbraccio

  2. stefania
    9 ottobre 2010

    Voglio poter scegliere, quando ,come ,dove cosa e chi leggere.
    Voglio annusare la carta,ascoltare il suono delle pagine che stanno scolpendo il mio cuore.

  3. 11 ottobre 2010

    Carissima Stefania, oggi è un giorno speciale per te!! Auguri con bacio.

  4. Stefania Mola
    12 ottobre 2010

    Grazie Giulia, grazie Stefania.

    Io credo, associandomi a Roncaglia, che la sostanza avrà sempre bisogno di essere presentata “come in un libro”, il più possibile prossima all’idea di libro, «anche se i contenuti saranno fortemente interattivi». Se pure è stato creato “il libro magico” (che può contenere tutti i libri) «l’uso che ne faremo, il modo in cui concretamente popoleremo di testi e di contenuti lo spazio di possibilità aperto dai nuovi dispositivi, dipenderanno in gran parte da scelte non solo tecnologiche ma innanzitutto sociali e culturali. Per fare le scelte giuste sarà importante, su pagine di carta o di bit, continuare a leggere».

    @Lù
    Sì. 🙂
    E mi hai fatto venire in mente ciò che ho letto a tale proposito (tempo fa) in un libretto di Gilles Lapouge (che raccontava di tutt’altro). Ne ho fatto un post con valore retroattivo. 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 6 ottobre 2010 da in Alberto Manguel, Gino Roncaglia, Italo Calvino, Jean-Claude Carrière, Umberto Eco con tag .

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