Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Il profumo della neve

Chiediamo alle nostre gioie di ieri e ai nostri dolori dell’altroieri di riempire il vuoto in cui ci troviamo. Sogniamo di ricucire ciò che il tempo ha strappato. Tra il ricordo e l’oblio allestiamo la fiera delle nostre ricorrenze. Chiamiamo all’appello i giorni scomparsi. Li tiriamo fuori dai loro limbi. Per ventiquattr’ore li festeggiamo. Essi fanno una scappata e poi se ne tornano nelle loro residenze d’ombra.

La funzione prima dell’anniversario è quella di rifornirci di buon tempo antico. Ci placa la fame di nostalgia e di infanzia. «La neve profuma di mele, come un tempo», diceva Mandel’stam. La celebrazione di ciò che è stato ci offre un’occasione per le lacrime, il rimpianto o la commozione. Stanchi di vivere senza tracce e senza ricordi, non accettiamo che la morte sia morta. Scoperchiamo le tombe. Disseppelliamo le stagioni passate. L’anniversario ci rassicura. Testimonia che i giorni trascorsi si aggirano sempre nei paraggi. Hanno solo perso i sensi. Il tempo riposa, come una bella addormentata nel bosco nella sua bara di cristallo, ed è capace, se lo si lusinga e lo si accarezza, di risvegliarsi.

[immagine: Erdal Buldun]
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4 commenti su “Il profumo della neve

  1. Nino
    14 ottobre 2010

    Come corollario a questo bel post, mi chiedo se più rivanghiamo il passato, più il presente non ci piace, o almeno nonriusciamo a viverlo e a goderci le sue rarissime “pause”. Lo riscopriremo poi, quando sarà diventato passato, ma sarà tardi.
    Nino

  2. Stefania Mola
    14 ottobre 2010

    @Nino
    Devi sapere che è stato il commento lasciatomi da un’amica due giorni fa a farmi postare (retrodatato di 24 ore) questo passo, tra l’altro appartenente ad un libro di cui costituisce una digressione. Tanto per ricordarmi perché l’appuntamento con la conta degli anni possa essere considerato “giorno speciale”.

    E la risposta è in quelle righe: ci rassicura. Credo che i continui “ritorni” alimentati da quella che comunemente indichiamo come nostalgia siano l’unica possibilità di “cercare” e “trovare”. Tornare fisicamente in un luogo del passato non ci restituisce i noi stessi che eravamo, sì da credere che siano i luoghi ad essere cambiati, e non noi. Ma nella ciclicità di una ricorrenza, nell’appuntamento con i nostri anni, nel ritorno di un giorno preciso in ogni calendario è come se fosse il tempo a muoversi verso di noi, per una volta, illusoriamente. Forse il presente non ci piace, ma il passato è l’unica cosa che davvero ci appartiene, quella che conosciamo meglio. Persino se fosse orribile resta rassicurante in quel suo incedere lontanando – “leopardianamente”, proprio come le cose che non vogliono spegnersi del tutto.

  3. Nino
    31 ottobre 2010

    Digressione per digressione, non mi è dispiaciuto nemmeno il titolo del post: mi fa ricordare “l’aria di neve”, fredda, rigida, col cielo grigio fra mura tristi e dignitose, quella che preannuncia la neve che spesso non cade, tipica dei nostri paesi e di come erano ai tempi della mia infanzia…neanche tanto lontano,poi…le “lucciole” pasoliniane erano già scomparse da tempo.
    E l’anniversario, allora, non è solo l’illusione del tempo che ci viene incontro, ma anche ciò che noi vi associamo e a cui non saremmo folli se rinunciassimo.

    @Stefania Mola

  4. Stefania Mola
    2 novembre 2010

    @Nino
    Nella mia storia personale “il profumo della neve” c’è davvero, ma è associato a latitudini diverse da quelle in cui pure ho cercato di ritrovarlo, senza riuscirci, per lungo tempo. Se ne va a spasso insieme a quell’altro – irripetibile – del cestino dell’asilo, mescolandosi a sentori buoni, caldi, familiari. Ed è di quelle cose che non vengono più incontro, perché ad averti voltato le spalle sono sia il tempo che i luoghi, insieme. 😕

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Questa voce è stata pubblicata il 11 ottobre 2010 da in Gilles Lapouge con tag , , .

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