Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

La manomissione delle parole

Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.

(I. Calvino, Lezioni americane)

Mi piace che sia un libro “necessario”, nato sugli scaffali di una libreria immaginaria ma riflesso del bisogno reale (politico, letterario, etico) «di trovare dei modi per dare senso alle parole, e dunque per cercare di dare senso alle cose». Con un espediente che a Calvino sarebbe assai piaciuto, La manomissione delle parole irrompe direttamente dal capitolo diciotto di Ragionevoli dubbi con la necessità di smontare le parole e «controllare cosa non funziona, cosa si è rotto, cosa ha trasformato meccanismi delicati e vitali in materiali inerti». Cosa impedisce loro di incidere con esattezza e dignità sul presente e generare crescita e trasformazione.

L’analisi e la riflessione critica sul linguaggio dell’attuale classe politica sono condotte con l’aiuto della Costituzione italiana e di grandi autori tra i quali Calvino, Tucidide, Dante, Klemperer, Gramsci, Levi, Camus, Carroll, Orwell, Kavafis, Toni Morrison, Wittgenstein, Paul Auster, Goethe, Nadine Gordimer. Ma anche con la semplicità e la chiarezza di una conversazione (tra autore e lettore) che sono la risposta migliore all’opacità, alla sciatteria, alla fumosa complessità che mirano a smarrire il rapporto esistente tra ricchezza delle parole e ricchezza di possibilità.

È una vera e propria proposta di “restauro lessicale”, quella di Carofiglio, consapevole della deriva prodotta dal “non avere le parole per dirlo”. Che chiede di rispondere alla manomissione politica e mediatica con la manomissione di chi sappia dire un “no” propositivo, che crei l’alternativa, perché «in nessun altro sistema di governo le parole sono importanti come in democrazia».

Parole come vergogna, giustizia, ribellione, bellezza e – soprattutto – scelta, pericolosamente impoverite dal punto di vista semantico e continuamente manomesse dagli abusi dell’ideologia dominante: parole dai più assorbite inconsapevolmente giorno per giorno fino a rivelarsi tossiche e quanto mai lontane dal loro ruolo sociale e civile, mistificate da un reiterato ladrocinio, decomposte, saccheggiate e occupate dal potere fino a slittare verso modelli linguistici, sensi e significati degni della Neolingua orwelliana.

«Combattere contro il cattivo linguaggio significa, anche, opporsi al declino della civiltà». Insomma, ricominciare a chiamare le cose con il loro nome: un gesto rivoluzionario – per dirla con Rosa Luxemburg – di questi tempi quasi sovversivo. Ricordando che scegliere, leggere ed eleggere sono parole legate alla medesima comune radice.

La ripetizione continua, ossessiva, è uno degli stilemi principali di una lingua totalitaria, lingua gonfia di odio e di isterismo, che si appropria delle parole e le usurpa, nutrendo con esse le minacce, le allusioni a complotti, i tentativi di creare e seminare tensione; una lingua che dice per poi negare di aver detto; che disprezza i cittadini allo stesso modo degli avversari politici. [Scriveva Primo Levi che] nella lingua del Terzo Reich, tronfia e urlata, “lo stile obbligatorio per tutti era quello dell’imbonitore”.
Forse non solo in quella lingua, non solo allora.


Gianrico Carofiglio
La manomissione delle parole
Rizzoli, Milano 2010

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2 commenti su “La manomissione delle parole

  1. Nela San
    18 novembre 2010

    Non ho ancora avuto modo di leggerlo, ma dopo aver visto l’intervento di Carofiglio durante la trasmissione L’Infedele, l’ho messo nei libri da acquistare perché sia dalle recensioni che da quella trasmissione ne è scaturito un solo giudizio: UN LIBRO DA COMPRARE, UN LIBRO DA LEGGERE E DA FAR LEGGERE, SU CUI DISQUISIRE, come si faceva al liceo sui testi di storia e di filosofia. Un libro, che, pur non avendolo ancora letto, credo che, per i suoi contenuti, potrebbe essere suggerito come testo scolastico.

  2. Stefania Mola
    18 novembre 2010

    @Nela San
    Concordo. I miei appunti in vista di questo post iniziavano proprio con: Un libro da far adottare e leggere nelle scuole. 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 17 novembre 2010 da in Gianrico Carofiglio, Italo Calvino con tag , , .

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