Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Bastardo posto: note a margine

“Vivi in un bastardo posto”, pensa Limara, “e non riuscirai mai a fuggire”.

Non poteva esserci che il manichino, sulla copertina.
Protagonista sin dalle prime righe, testimone silente delle notti insonni di Marina Castori, che davanti a lui, in auto, sotto i portici, sfidava con la sua sola presenza il malavitoso Tuddia; delle notti di Viola Rodesi, ex proprietaria del negozio rovinatasi con i videopoker di Tuddia a cui ha dovuto cedere l’attività; di quelle di Paolo Limara, il giornalista fragile in balia degli eventi che sceglie di perdere tutte le persone che davvero contano nella sua vita e di non muovere un dito per aggrapparsi alla vita quando questa lo travolge; ed anche di Filippo Tuddia, il boss mafioso che veste elegante, ha fatto l’università e sorveglia ogni angolo della scena attraverso un sofisticato “grande fratello” monitorato da casa sua.

Il manichino, insieme ai portici e al bar, perimetra la scena di quest’angolo di provincia oscura, teatro dentro il quale tutto si apre e si chiude, in cinque notti. Fino a quando non deflagra insieme alla verità. Verità scomoda, per un posto di gente perbene. In cui si mescolano peccati, veleni e umanità calpestata, trasferiti di peso dalla peggior cronaca nera dei nostri tempi: un male che fa male a chi scrive e a chi legge, complice – non ultimo – l’uso da parte dell’Autore di una punteggiatura ora serrata ora diluita, capace di imporre il fiato corto, o di allentare la tensione.

Un male che serpeggia anche attraverso le voci, che si muovono muovendo la storia. Giunto al suo quinto romanzo, Remo Bassini ritorna sull’attualità più sporca – pane quotidiano per un giornalista di razza – e su temi che gli sono cari (la fuga, il passato, la vita che preme addosso trovandoci impreparati), compreso quello delle “voci rubate”, anche se non finiscono nel quaderno di un simpatico Baldelli bensì nella memoria elettronica del malavitoso Tuddia. Brandelli di verità destinati a non ricomporre mai il quadro completo, intorno alle quali sono costruiti gli equivoci, i fatti, i sospetti, gli indizi. Voci rubate, confidate o fuori dal coro, che nutrono la rabbia e il senso d’impotenza che i morti portano con sé, insieme ai ricordi.

E come nell’esperienza delle voci rubate anche qui i personaggi femminili guadagnano la scena e la preferenza. Nella maggior parte dei casi resistendo a oltranza alle vessazioni senza abbandonare il posto di combattimento. Assai meno piace Paolo Limara, uomo in fuga da un’esistenza deragliata negli affetti e sul lavoro, che parla con i manichini e sceglie di fissare le crepe, la materia che cede, non il muro robusto che bene o male si tiene in piedi, non la luce che da esse può filtrare. E che inconsapevolmente la dà vinta a tutta quella varia umanità corrotta e insospettabile che non si sporca le mani e risarcisce ogni giorno un nauseante perbenismo di facciata.

Bastardo è il posto, certo, ma anche il ricordo di Marina, che “a Paolo Limara ha corroso anima e cervello”. La vita è un discorso interrotto, scrive spogliandosi degli abiti del giornalista per indossare quelli più assurdi di “poeta di paese” senza pace. Quasi un presagio: della sua incapacità di contenere – da solo – l’abbraccio di sua moglie, il fantasma della sua amante, il ricordo di sé dietro un sorriso.

Ma il problema per Paolo Limara, sono i ricordi: morendo, ce li portiamo appresso?


Remo Bassini
Bastardo posto
Perdisa Pop, Ozzano dell’Emilia 2010

Presente l’autore, Bastardo posto sarà presentato sabato 15 gennaio a Martina Franca (Ta), presso l’Università Popolare Agorà, piazza San Francesco da Paola, alle ore 18.00.
E domenica 16 gennaio a Bari, alla Taverna del Maltese di via Nicolai, alle ore 19.00.

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2 commenti su “Bastardo posto: note a margine

  1. Nela San
    17 gennaio 2011

    Siccome le tue “cronache squilibrate” mi piacciono molto, ho deciso di darti un premio, il Sunshine Award.
    Eccolo qua, non è il Leone di Venezia o l’Oscar, però fra noi blogger vale tanto:
    http://gialli-e-geografie.blogspot.com/2011/01/sunshine-award.html
    Ciao, Nela San

  2. Stefania Mola
    17 gennaio 2011

    @Nela San
    Quando si dice “coincidenze sincroniche”! 😀
    Tu scrivevi di qua ed io ti ringraziavo di là, da te.
    Il Sunshine Award, qualunque nome tu voglia dargli, resta un segno di attenzione. Di cui, naturalmente, ti sono grata. 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 13 gennaio 2011 da in Remo Bassini con tag , .

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