Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Sei biblioteche

Sei brevi racconti per sei biblioteche e sei lettori/non lettori. Il primo sa che il mondo è pieno di cose prodigiose che non si possono spiegare. Il secondo ne ha la prova ma stenta a crederci. Il terzo lettore entra in biblioteca fuori orario e scopre che il libro della sua vita lo stava aspettando. Il quarto – smentendo Borges – scopre che l’inferno è una biblioteca e che la pena che attende i dannati è un’eternità di letture. Al quinto lettore dicono che gli scrittori hanno un odore – tanto più marcato quanto più le fortune sono alterne – mentre al sesto affidano lo stesso libro di cui stiamo parlando in questo istante.

Sei esperienze surreali e al di fuori di ogni logica in cui i libri sono protagonisti assoluti: la biblioteca di casa, dove si accatastano libri improvvisamente e inspiegabilmente comparsi nella cassetta della posta; la biblioteca virtuale, che promette di contenere persino libri che mai saranno scritti; la biblioteca notturna, dove il libro che nessuno vorrebbe leggere attende il suo unico lettore; la biblioteca infernale, dove espiare leggendo; la biblioteca minima, buona per sanare la mancanza d’ispirazione; la biblioteca raffinata, oscuramente turbata dalla presenza di un tascabile intruso che ne spezza l’armonia e fa impazzire il suo proprietario.

Come da lunga tradizione – quando il libro è protagonista vivo, vegeto e spaventosamente simile all’essere umano – si tratta di storie di libri capitati per caso nella propria vita. Libri prepotenti, ostinati, invadenti, quando non maleducati e irragionevoli. Libri come l’araba fenice, capaci di resuscitare dopo la morte inflitta nei modi più atroci e destinati a “soccombere” solo dopo essere stati materialmente divorati, digeriti e assimilati fino a diventare tutt’uno con il sangue che scorre nelle vene. Libri che si fanno espiazione, persecuzione, condanna, e magari ti illudi semplicemente di sceglierli o possederli. Libri che accampano diritto di cittadinanza non richiesto, imponendo un’espansione a dismisura e occupando senza pietà tutti gli spazi vitali. Libri che non sono stati ancora scritti, o completamente nuovi ogni volta che li riapri, che non puoi conservare, riprodurre, fotocopiare, trattenere contro la loro volontà, che esistono finché non li chiudi. Libri profetici e beffardi che ti sopravvivranno comunque, che tu finga di scendere a patti con loro o ti arrenda stremato. Nonostante i finali (e qualche dispersione all’interno della narrazione) non siano sempre all’altezza delle premesse.

A conferma del topos secondo il quale la follia inizia in biblioteca e l’amore con un’irruzione.


Zoran Živković
Sei biblioteche
TEA, Milano 2011

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2 commenti su “Sei biblioteche

  1. angie
    26 febbraio 2011

    Certi libri scattano come trappole, puoi uscirne solo leggendoli. Devo comprarlo
    Ciao cara, un abbraccio

  2. Stefania Mola
    28 febbraio 2011

    @angie
    È stata una trappola casuale ma efficace, tant’è che al più presto voglio leggere anche il libro precedente di questo autore, che mi è sfuggito (le trappole sono disseminate su una superficie troppo vasta per farsi beccare al primo colpo…).

    Un abbraccio a te, carissima.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 febbraio 2011 da in Zoran Živković con tag .

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