Squilibri

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[Poesia] tra l’origine e l’approdo

L’ascolto, l’esercizio assiduo dell’ascolto, può essere il primo movimento verso l’atto del tradurre. L’ascolto dei suoni, dei pensieri, della voce – una voce che rinasce sotto il silenzio delle lettere – è come un’invasione dolce del nostro pensare: è una prima presenza che chiede di essere accolta.
[…]
La traduzione è un ponte che mette in rapporto le differenze: passaggio, dialogo, incontro. Antitetica, in questo, alla guerra. Sua negazione: o suo esorcismo, sua sospensione?

(Antonio Prete, All’ombra dell’altra lingua, Bollati Boringhieri 2011)

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2 commenti su “[Poesia] tra l’origine e l’approdo

  1. Pim
    2 aprile 2011

    Penso che, come diceva qualcuno, tradurre è un po’ tradire. E’ un venire a patti con ciò che è altro-da-noi, ridurlo a fonemi e grafemi domestici, di convenienza. Che spesso vengono meno alla funzione di collegamento, anzi travisano il senso profondo dei concetti, esprimibili pienamente soltanto nella lingua d’origine.

  2. Stefania Mola
    6 aprile 2011

    @ Pim

    È proprio questo dubbio che consente a Prete di tornare sull’argomento e sul suo fascino. Si muove con cautela, e con quel garbo speciale che contraddistingue la profondità della sua conoscenza in tema. Ricordando più volte come ogni traduzione sia inevitabilmente interpretazione, e nel contempo trasmutazione; sottolineando il suo carattere provvisorio e di passaggio; invitando a situarsi tra le lingue, restando – per quanto possibile – all’ombra del primo testo. Traducendo sempre dopo. Rispondendo e corrispondendo all’ospitalità di ogni lingua riconoscendone la parzialità e singolarità. Salvando quel nesso forte che lega il tradere al traducere – ovvero l’atto del trasmettere un sapere, una cultura, un rituale e l’atto del trasferire la sapienza di un testo nella vita di un’altra lingua – grazie al quale il tradimento (se c’è) diventa almeno preterintenzionale.

    La traduzione porta la parola dell’altro, per quanto antica e lontana sia la sua esperienza, nel cuore della propria esperienza. Tradurre è anche trasportare un pensiero e un’esperienza, nel paese della propria condizione interiore, della propria esperienza.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2011 da in Antonio Prete con tag .

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