Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Un giardino per Borges

Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini;
la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine.

(J.L. Borges, L’immortale)

Il labirinto Borges

Venezia, Isola di San Giorgio Maggiore
14 giugno 2011

A venticinque anni dalla morte del grande scrittore argentino (14 giugno 1986 – 14 giugno 2011) la Fundación Internacional Jorge Luis Borges e la Fondazione Giorgio Cini presentano la realizzazione a Venezia, uno dei luoghi prediletti da Borges, del giardino labirinto che l’architetto britannico Randoll Coate disegnò in suo onore e donò alla Fondazione che ne porta il nome. Il Labirinto sarà collocato nello spazio retrostante il Chiostro del Palladio e il Chiostro dei Cipressi, così da costituire una sorta di ‘terzo chiostro’ di dimensioni all’incirca uguali a quelle degli altri due. Lo scopo del progetto è quello di creare un giardino in memoria dello scrittore realizzando uno spazio pieno di significati spirituali, per avvicinare il pubblico al mondo di Borges.
Questo spazio costituirà lo sfondo e la giustificazione per la programmazione di eventi culturali di varia natura ispirati all’opera dello scrittore argentino e alle problematiche storico culturali dell’immaginario borgesiano, quali il rapporto tra la narrativa e le altre arti, figurative e performative, e il rapporto tra narrativa e scienze naturali.

Sono cieco e ignorante, ma intuisco
che sono molte le strade.
(La rosa infinita, in La rosa profonda, 1975)

Dici Borges e le prime cose che ti vengono in mente sono Libro, Biblioteca, Labirinto, Sogno. Letteratura. Poi, subito un universo semantico fatto di cose prettamente sue: specchi, mappe, clessidre, sabbie, tigri, bastoni da passeggio. Occhi che non vedono. Una cecità che confina con il visionario, l’onirico, una visione che è più profonda quanto più sa scrutare ciò che non si dà immediatamente agli occhi. Tutto, nella vita di Borges, nella letteratura di Borges – chi, più di lui, ha intrecciato, “incarnato” le due cose? – gioca con la nozione profetica di finzione vs o & realtà. E se qualcuno ti soggiunge la parolina «Giardino» è naturale completare: dei sentieri che si biforcano.

(Stefano Salis sulla Domenica del Sole24Ore, 8-5-2011, p. 36 >>continua a leggere)

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Un commento su “Un giardino per Borges

  1. kolonistuga
    26 novembre 2011

    Zeus non potrebbe sciogliere le reti
    di pietra che mi stringono. Ho scordato
    gli uomini che fui; seguo l’odiato
    sentiero di monotone pareti
    ch’è il mio destino. Dritte gallerie
    che si curvano in circoli segreti,
    passati che sian gli anni. Parapetti
    in cui l’uso dei giorni ha aperto crepe.
    Nella pallida polvere decifro
    orme temute. L’aria m’ha recato
    nei concavi crepuscoli un bramito
    o l’eco d’un bramito desolato.
    Nell’ombra un Altro so, di cui la sorte
    è stancare le lunghe solitudini
    che intessono e disfano questo Ade
    e bramare il mio sangue, la mia morte.
    Ciascuno cerca l’altro. Fosse almeno
    questo ultimo giorno dell’attesa.

    Non ci sarà sortita. Tu sei dentro.
    e la fortezza è pari all’universo
    dove non è diritto né rovescio
    né muro esterno né segreto centro.
    non sperare che l’aspro tuo cammino
    che ciecamente si biforca in due,
    che ciecamente si biforca in due,
    abbia fine. E’ di ferro il tuo destino,
    così il giudice. Non attender l’urto
    del toro umano la cui strana forma
    plurima colma d’orrore il groviglio
    dell’infinita pietra che si intreccia.
    Non esiste. Non aspettarti nulla.
    Neanche nel nero annotare la fiera.

    Il Labirinto pag. 37, Il Labirinto pag. 39 da Elogio dell’Ombra 1971 Jorge Luis Borges …ad ogni contatto con il labirinto borgesiano, sentiamo l’imminenza di una rivelazione…per poi perderla e ritrovarla….

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Questa voce è stata pubblicata il 14 giugno 2011 da in Jorge Luis Borges, Stefano Salis con tag , .

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