Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Sette note musicali

Credo di essermi già espressa a proposito di Živković, ma ci ritorno volentieri, soprattutto perché le opposte fazioni sono sempre lì a cantarsele, invece di leggerlo, sostenendo da un lato la genialità del novello Borges e dall’altro “machevistadandodivoltailcervello?”.

Credo di essermi già espressa, ma adesso ne sono ancor più convinta. Živković non aspira ad essere il novello Borges né un suo dignitoso erede, dedicandosi – al contrario – alle cose che gli interessano davvero, e che non manca di affidare anche a queste sette storie impossibili percorse dal filo rosso della musica.

Sette come le note sul pentagramma (e al pari di quanto accade nelle Sei biblioteche l’ultimo racconto contiene idealmente tutti quelli precedenti), ma anche note in quanto tali, ovvero semplicemente segni, appunti a margine di quel che accade. Le situazioni, questa volta, non coinvolgono libri o biblioteche, bensì vari universi ordinari abitati da protagonisti talora oltremodo bizzarri. Un maestro di bimbi autistici; una bibliotecaria di mezza età; un vedovo con un gatto; una zitella insofferente; un pensionato iperattivo; un professore malato; un liutaio suicida: tutti personaggi macchiati da una sorta di incomunicabilità cui la musica viene in soccorso prospettando una diversa possibilità.

La musica è una sorta di innesco che apre porte segrete verso livelli più alti di realtà. Queste visioni, però, sono rapidissime e riservate soltanto a persone molto speciali. Il vero fattore unificante del libro sono proprio i sette individui che, in apparenza, sono marginali e ordinari, ma che all’improvviso, grazie all’influenza divina o demoniaca della musica, diventano dei privilegiati grazie a una conoscenza non accessibile ai comuni mortali.

Quando la musica irrompe, in queste storie, qualcosa cambia: che si tratti di un carillon rinvenuto da un rigattiere, di un vecchio e prezioso strumento, di un organetto che suona in una stazione, della campanella di una biblioteca, si apre un pertugio affacciato su altre pieghe della realtà.  E i personaggi di Živković si trovano a vivere strane  esperienze – sogni, ricordi, premonizioni – non necessariamente avviate ad una soluzione narrativa.

È questo che continua a infastidire i “detrattori” di Živković: il finale mancato, o sospeso. Ma è questo che continua a renderlo interessante ai cultori di certa surrealtà creativa e stimolante, del ruolo “parlante” del non detto e dei risvolti – spesso fonte di profonda inquietudine – di quella realtà parallela che accompagna le nostre vite al di là dell’esperienza dei cinque sensi.


Zoran Živković
Sette note musicali
TEA, Milano 2011

3 commenti su “Sette note musicali

  1. giacinta
    19 gennaio 2012

    Soggetto che non mi lascia indifferente. Non so suonare ( ahimè!) ma davvero penso che la musica sia la chiave d’accesso ad una dimensione meno soffocante di quella dei rumori…
    Grazie per la segnalazione:)

  2. Stefania Mola
    19 gennaio 2012

    Cara Giacinta,
    non è questo il caso in cui la lacuna tecnica impedisca la comprensione.😀 La sensibilità alla musica – come non solo queste storie dimostrano – cammina con le proprie gambe e può portare lontano. E qui è solo un espediente narrativo (come l’autore confessa nella sua intervista, quando scrive preferisce il silenzio…).

    Un saluto affettuoso:)

  3. 20 gennaio 2012

    Sette note da cui partono e si dipanano dimensioni infinite: corollario il silenzio…
    Un caro saluto:-)

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Questa voce è stata pubblicata il 19 gennaio 2012 da in Zoran Živković con tag .

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