Squilibri

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Naufragi

Il naufragio è uno degli esiti possibili della navigazione, che può a sua volta essere conseguenza di una passione che spinge l’uomo ad ampliare i limiti del quotidiano. […] Durante il Settecento e l’Ottocento la navigazione marittima vive un’epoca di straordinario splendore. Ai progressi tecnologici delle imbarcazioni bisogna aggiungere un enorme perfezionamento della strumentazione nautica e l’approfondimento delle conoscenze astronomiche e cartografiche; tuttavia, crescendo il numero di navi che solcano le acque, i naufragi finiscono per trasformarsi i eventi frequenti, capaci di eccitare la curiosità, l’interesse morboso e la pietà del grande pubblico. Eppure, le ragioni dell’interesse per i disastri nel mare in tempesta non si devono attribuire all’aumento di questo genere di disgrazie e neppure alla maggiore diffusione di queste notizie a mezzo stampa, bensì a motivazioni di natura estetica, o se vogliamo filosofica. Come scrive Blumenberg, «l’uomo conduce la sua vita ed erige le sue istituzioni sulla terraferma. Ma il movimento della propria esistenza cerca di comprenderlo, nella sua totalità, specialmente con la metafora del temerario navigare». […]

D’altra parte i progressi della tecnologia e delle comunicazioni hanno rimpicciolito il mondo: o almeno, ci danno l’illusione di poterlo dominare. Oggi, le navi di una certa portata non sono mai affidate a se stesse: utilizzano radar, sonde elettroniche, sono seguite via satellite e in caso di naufragio hanno notevoli possibilità di essere soccorse. In più, nella maggior parte dei casi, a meno che non si tratti di barche piccole, i possibili problemi saranno dovuti a guasti tecnici, ossia umani, più che alla furia del mare.

Le navi del passato, invece, si trovavano in una condizione di fragilità assoluta nei confronti del mare, e questa fragilità, con il senso di indipendenza e di libertà che comportava, riusciva a scuotere l’immaginazione degli uomini, soprattutto dei romantici. Di certo, ancora agli inizi del XXI secolo, la possibilità di immaginare questa libertà continua ad affascinarci. Possiamo perciò pensare che il Romanticismo, proprio come le onde, si protenda in avanti bel oltre il suo tempo naturale, anche se magari Jung aveva ragione: forse è vero che esistono le immagini primordiali, e forse proprio per questo, ancora oggi, di fronte ai naufragi che occupano gran parte della riflessione filosofica, della letteratura e dell’arte del Settecento e dell’Ottocento, qualcosa si commuove in qualche luogo della memoria dell’umanità, che è anche la nostra.

(Esperanza Guillén, da Naufragi. Immagini romantiche della disperazione, Bollati Boringhieri, Torino 2009)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 gennaio 2012 da in Esperanza Guillén con tag , .

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