Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Il grande Ingannatore

Oggi, più che mai, mi sono cari quei suoi racconti di solitudini, malinconie, resistenza all’oblio. Le sue voci di vite stanche o – forse – vinte. Echi di vite perse nei labirinti in cui ci si affanna a cercare la propria identità al prezzo di gioie e dolori a dismisura. Nelle oscurità esistenziali più profonde, quelle che solo un evento imprevedibile sa talora illuminare. Racconti complici delle nostre paure che, quando possono, viaggiano in dimensioni parallele – quelle che hanno a che fare con il Tempo, il grande Ingannatore.

In vita sua aveva sempre cercato il mezzogiorno, e ora che era arrivato in quella città del sud gli pareva giusto continuare nella stessa direzione. Però, dentro, sentiva una brezza di tramontana. Pensò ai venti della vita, perché ci sono venti che accompagnano la vita: lo zefiro soave, il vento caldo della gioventù che poi il maestrale si incarica di rinfrescare, certi libecci, lo scirocco che accascia, il vento gelido di tramontana. Aria, pensò, la vita è fatta d’aria, un soffio e via, e del resto anche noi non siamo nient’altro che un soffio, respiro, poi un giorno la macchina si ferma e il respiro finisce.

(Antonio Tabucchi, Yo me enamoré del aire, in Il tempo invecchia in fretta)

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2 commenti su “Il grande Ingannatore

  1. Maria Rita
    26 marzo 2012

    Un altro pezzo d’anima che se ne va. Ma rimangono le parole che, lievi, faranno compagnia al mondo… e a noi!

  2. Stefania Mola
    26 marzo 2012

    Ciao Maria Rita, è vero, le parole restano. Sopravvivono agli artisti e agli scrittori che stiamo perdendo – tutti insieme – in questi ultimi tempi, in qualche modo continueranno a farci compagnia. Però non si può fare a meno di pensare che, insieme alla perdita di certi personaggi che ci sono cari nelle letture o nella musica, con loro se ne va davvero un pezzo della nostra vita. O almeno di quella vita che si nutre di parole, musica, sogni, scorrendo parallela a tante cose più prosaiche. Restano le parole nei libri o le note su uno spartito, ma in qualche modo si arresta un certo cammino aperto alla possibilità e all’attesa di parole nuove e di nuovi sogni. 😦

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Questa voce è stata pubblicata il 25 marzo 2012 da in Antonio Tabucchi con tag .

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