Brave ragazze

Jamais fille chaste n’a lu de romans, et j’ai mis à celui-ci un titre assez décidé pour qu’en l’ouvrant on sût à quoi s’en tenir. Celle qui, malgré ce titre, en osera lire une seule page est une fille perdue.
(Jean-Jacques Rousseau, Julie ou La nouvelle Héloïse)

Tornano le donne che leggono, sempre più pericolose. Tornano a sfilare più fiere e audaci che mai, grazie al museo immaginario allestito anche questa volta dal medesimo curatore, ed anche questa volta – nell’edizione italiana – corredato da un’inutile prefazione nostrana. Mentre sono sufficienti le pagine firmate da Stefan Bollmann (evidentemente lettore “scafato” senza la necessità di proclamarlo) con un titolo accattivante preso in prestito da Menandro – chi sa leggere ci vede due volte – a catapultarci fascinosamente dietro le quinte di quel che accade nel libro.

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Tre volte all’alba

Accade talvolta che in un libro siano citati altri libri, spesso ben noti, altre volte inesistenti. Libri immaginati, mai o non ancora scritti, in ogni caso talmente “necessari” che se mai l’autore decidesse di scriverli davvero sarebbe un successo. Sicché la migliore presentazione per l’ultima uscita firmata da Alessandro Baricco sta nelle pagine del suo recentissimo Mr Gwyn, nel momento cruciale in cui la coprotagonista Rebecca tenta di capire dove mai possa nascondersi Jasper Gwyn, scrittore di ritratti, dopo la sua uscita di scena. E dove altro, se non nel «ritratto che qualsiasi pittore prima o poi prova a fare – quello a se stesso»?

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