Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Tre volte all’alba

Accade talvolta che in un libro siano citati altri libri, spesso ben noti, altre volte inesistenti. Libri immaginati, mai o non ancora scritti, in ogni caso talmente “necessari” che se mai l’autore decidesse di scriverli davvero sarebbe un successo. Sicché la migliore presentazione per l’ultima uscita firmata da Alessandro Baricco sta nelle pagine del suo recentissimo Mr Gwyn, nel momento cruciale in cui la coprotagonista Rebecca tenta di capire dove mai possa nascondersi Jasper Gwyn, scrittore di ritratti, dopo la sua uscita di scena. E dove altro, se non nel «ritratto che qualsiasi pittore prima o poi prova a fare – quello a se stesso»?

Si intitola Tre volte all’alba. Un bel libro, breve, in tre parti. Che io mi ricordi la prima è molto simile a questo ritratto. E la scena è quella, i due nell’albergo, non c’è dubbio. Perlopiù erano dialoghi, e i protagonisti erano due, sempre loro – ma in un modo che aveva qualcosa di paradossale e sorprendente. […] L’aveva stampato una piccola casa editrice, in poche copie, era una specie di rarità. […] L’avevano trovato tra le carte di un vecchio maestro di musica, un indiano che era morto qualche anno prima. A nessuno risultava che avesse mai scritto alcunché, ma spuntò fuori quella specie di racconto. Lo trovarono bello e lo pubblicarono, sarà un paio di anni fa. […] Sul risvolto di copertina c’era la nota biografica di Akash Narayan. Diceva che era nato a Birmingham e che lì era morto a novantadue anni, dopo aver speso la sua vita a insegnare musica. Non specificava quale. Poi diceva che Tre volte all’alba era il suo unico libro e che era stato pubblicato postumo. Nient’altro. Anche la quarta di copertina non diceva un granché. Svelava che la storia si svolgeva in una non precisata città inglese e che era tutta raccolta in un paio d’ore. Ma in due ore molto paradossali, aggiungeva, in tono volutamente enigmatico. Dando un’occhiata al frontespizio scoprì che il libro era stato scritto in lingua hindi, e solo in un secondo momento tradotto in inglese. Il nome del traduttore non le disse niente. Ma invece lesse con molta soddisfazione la dedica, curiosa, che compariva in testa al primo capitolo.
A Caterina de’ Medici e al maestro di Camden Town.
– Ben ritrovato, Mr Gwyn.

Chi ricordi Mr Gwyn non potrà che fiutare con grande soddisfazione un suggestivo “dietro le quinte” (o “dietro le righe”) e cadere consapevolmente nella seducente trappola di Baricco, perché Tre volte all’alba – libro immaginario citato in quelle pagine e tassello chiave negli sviluppi della vicenda narrata – adesso esiste davvero e (come lo stesso autore spiega nella sinossi) gioca con il lettore a illuminare il mistero del protagonista, nel modo magico di cui solo la scrittura è capace. Illuminare – è il caso di dirlo – a cominciare dalla dedica in esergo e chiave di lettura: ricorderanno i lettori di Mr Gwyn che Caterina de’ Medici è il tipo di lampadina da lui scelto per ottenere la luce “infantile” vicina a quella dell’alba, e che il maestro di Camden Town è l’artigiano che amorevolmente le confeziona una per una.

Tornano, in questo libro, tutte le parole chiave di quella storia. Prima fra tutte la luce, quella “infantile” necessaria ai ritratti di Mr Gwyn, quella di tre albe che segnano una rinascita e una scelta. È sotto quella luce (quella dell’infanzia del giorno) che affiora l’identità e si ritrova la strada percorsa a tentoni nel buio, è quella la luce del vero ritratto, profondamente ambigua e capace di terremotare le certezze di un’intera esistenza, una luce che riaccende le cose e rimette in movimento il tempo, riportandoci a casa. Casa, altra chiave di lettura, luogo reale ma soprattutto simbolico da ricostruire, a cui riportare e/o ritornare lasciandosi alle spalle l’hotel che fa da sfondo ai tre atti della storia con duplice allusione: è immagine di Mr Gwyn (come da sua diretta ammissione nel libro precedente) ma anche non luogo per eccellenza e crocevia di destini. Alla lista si aggiunge il tempo, sia il buio appena prima dell’alba – il tempo esistenziale messo in subbuglio dalle circostanze, sia quello anomalo in cui le cose raccontate nel libro accadono; un tempo che l’esperienza quotidiana non conosce, così ricco di possibilità da far insorgere in chi legge una strana nostalgia. Una trama di parole che include per consequenzialità anche la fuga e il ricominciare: Mr Gwyn esce di scena fuggendo e racconta se stesso nella fuga di Malcolm Webster o di Mary Jo Pearson, sotto la luce di tre albe e di tre inizi. Una fuga con cui non si distrugge ciò che è stato, semplicemente lo si guarda con occhi e consapevolezza nuovi: “Si ricomincia da capo per cambiare tavolo. Si ha sempre questa idea di essere capitati nella partita sbagliata, e che con le nostre carte chissà cosa saremmo riusciti a fare se solo ci sedevamo a un altro tavolo da gioco”.

Chi, invece, nei mesi scorsi non abbia letto Mr Gwyn avrà il piacere di imbattersi in una bella storia spiazzante, da leggersi tutta d’un fiato per cogliere immediatamente quegli elementi che – pur distribuiti in tre atti – appartengono ad un unico racconto movimentato dal gioco di piani temporali sfasati e abitato dai medesimi protagonisti – un uomo e una donna – che giocano le stesse carte su tre tavoli diversi, incontrandosi in età, ruoli e momenti differenti della propria vita, per la prima, ultima e unica volta. Sotto quella luce in limine carica di possibilità che ognuno di noi vorrebbe abitare per sempre.

Di cosa siamo capaci, pensò. Crescere, amare, fare figli, invecchiare – e tutto questo mentre anche siamo altrove, nel tempo lungo di una risposta non arrivata, o di un gesto non finito. Quanti sentieri, e a che passo differente li risaliamo, in quello che sembra un unico viaggio.


Alessandro Baricco
Tre volte all’alba
Feltrinelli, Milano 2012

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4 commenti su “Tre volte all’alba

  1. Maria Rita
    3 aprile 2012

    Grazie.
    Non avendo letto il primo, magari sarà un buon motivo per leggerli entrambi. Baricco è un gran narratore, ricordo quando finii di leggere Seta, a tratti crudo a tratti lirico e visionario. Breve ma intenso, per certi versi lo ritenni, con quello, irraggiungibile in tecnica narrativa per ‘immagini’. Anche in questo, mi sa, sarà affascinante l’espediente narrativo. Ti saluto: Maria Rita

  2. Stefania Mola
    4 aprile 2012

    Grazie a te, Maria Rita.
    Baricco o lo apprezzi o lo snobbi (e non tutta la sua produzione mi ha ammaliata) ma in tutta onestà per me rappresenta una boccata di ossigeno in un panorama a volte sconfortante quanto a padronanza della lingua, della scrittura e degli strumenti narrativi. Nei blog, nei forum o in calce agli articoli dei quotidiani online si leggono spesso contro di lui invettive e anatemi che – per essere credibili – dovrebbero almeno rispettare grammatica, ortografia e sintassi. 😀

  3. S.
    10 maggio 2012

    Ho letto mr Gwyn, ma per colpa della mia terribile memoria mi stavano sfuggendo dei particolari che in questa BELLISSIMA recensione torni ad illuminare.
    Grazie S.M.

    S.C.

  4. Stefania Mola
    16 maggio 2012

    Grazie a te, S., per aver condiviso questi miei appunti di lettura (e scusa l’intempestività del mio riscontro). 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 2 aprile 2012 da in Alessandro Baricco con tag .

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