Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Doppio riflesso

Bianco come un ricordo, un desiderio, un sogno che s’affaccia nel cuore della notte, e al mattino dopo è ormai del tutto evaporato.

Il mio pollice rimane a mezz’aria, stordito da quel senso di sazietà che una volta chiuso il libro scivola verso il desiderio di digiunare per qualche giorno. Alla puntuale recensione di Sololibri aggiungo solo una parola: troppo. Mi perdonerà l’insigne autore, ma troppo di tutto, dalle allusioni alle citazioni, dalla quantità di parole alla densità di senso e significato, dalla dispersione allo spaesamento. Troppo anche per chi sia allenato all’immaginazione, alla suggestione e alla qualità iper-letteraria di certe atmosfere. Per chi ami Borges o il Necronomicon fantasticato da Lovecraft, i libri, i doppi e gli specchi, i relitti e i naufragi, i labirinti esistenziali non meno di quelli reali. E al tutto ben si addice quanto attribuito ora ad Anaïs Nin ora al Talmud: non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo.

Ancor più perché questa storia di identità erranti ruota attorno ad un diario, iniziato nella speranza di «dipanare dubbi e inquietudini, esorcizzarli nel momento in cui si affacciano alla mente», riempito «a tentoni, senza un progetto, senza un’intenzione. Nient’altro che frammenti» e fatto di «una selva di locuzioni dai percorsi tortuosi, o altrimenti arrembanti come il moto della ruota d’un vasaio, e sempre con un che di falso e di greve».

Con raffinata nonchalance, questo libro affida la migliore definizione di sé proprio alle sue pagine: «Il guadagno è implicito se disponi d’una gran copia di perifrasi e sineddochi e metafore e soluzioni descrittive, anche perché puoi sbizzarrirti a invertirle, puoi giocarci come se fossero coriandoli o bolle di sapone, puoi combinarle in mille modi; oppure puoi decidere di lasciarle andare senz’esami, e allora butti sulla pagina l’intera babilonia che ti frulla in capo, sperando di cavarne idee ed opere filanti, facili da mandar giù per il lettore così come per l’autore. Sennonché in agguato v’è pur sempre il rischio che il pensiero corra più veloce della penna, e che quando poi rileggi t’impantani in una selva d’aggettivi accozzati alla rinfusa, come del sargasso, o della malta, insomma fai un po’ tu, come vedi pure adesso l’orlo sta per traboccare».

Storie intrecciate ad ogni costo insomma, che vorrebbero rendere «piuttosto uno sfogliar di pagine, il senso del trascorrere del libro come della vita» ma sfiniscono – a mio parere – anche il lettore più ben disposto a «tessere una trama collegando episodi accidentali». Chapeau per quel cerchio che infine si chiude, liberando l’autore – ma non il lettore – dall’equilibrio scivoloso e instabile di una scrittura espulsa da sé dopo aver a lungo premuto dentro.
Troppo. Un mare di parole capace di divorare memoria e sogni contro le migliori intenzioni.


Michele Ainis
Doppio riflesso
BUR, Milano 2012

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 3 settembre 2012 da in Howard Phillips Lovecraft, Michele Ainis con tag , .

Sto leggendo (o rispolverando)

I libri che ho appena letto:
Stefania's book list (read shelf)

Inserire il proprio indirizzo email per iscriversi a questo blog ed essere avvisati via mail della pubblicazione di nuovi articoli.

Segui assieme ad altri 116 follower

Pagine sfogliate da

  • 145,587 lettori squilibrati

Tanto per contare…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: